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Saturday, March 17, 2012

Season End: in the name of surprises!

Quando un ‘battito d’ali’ a Oklahoma City causa un fallout termonucleare su tutta la Nba. Gli ultimi giorni di regular season hanno creato situazioni imprevedibili e tutto nasce da quel battito d’ali in Louisiana; il nostro per la precisione. Ci riscaldiamo a Phoenix (vittoria di 13 punti) prima di andare a giocarci il match dell’anno alla Chesapeake Energy Arena, tana dei Thunder padroni dell’Ovest. La giochiamo alla grande, Durant scodella 17 punti sui primi 21 dei suoi, ma quando gli incollo addosso Kirilenko, progressivamente sparisce. AK47 è la chiave “On D” (Durant ne ha 25 all’intervallo, ma ne segnerà solo 10 nella ripresa), un mostruoso Gasol da 30 punti e 9/13 lo è in attacco e ci permette di saccheggiare la Louisiana 104-111. E il nostro battito d’ali crea un effetto domino che stravolge tutto.

Noi, nonostante le ultime tre vittorie consecutive (@PHX,  @OKC e l’ultima allo Staples contro Dallas) non riusciamo a schiodarci dal quinto posto (chiudiamo a 18-11), ma la nostra “double vu” contro i Thunder manda in crisi Durant & Co., che ne perdono un'altra e si fanno risucchiare all’ultimo sia dai Los Angeles Clippers in risalita dopo il ritorno di Blake Griffin (i Clips prima del crack della loro ala-pivot dominavano la Western Conference), sia dai Denver Nuggets che, terzi stabili per tutto l’anno, piazzano il clamoroso colpo di reni opportunista all’ultimo giorno. Morale: Thunder, Clippers e Nuggets con lo stesso record, ma per via della classifica avulsa che comprende scontri diretti e vette delle rispettive division, è clamorosamente Denver ad uscire fuori con il seeding numero uno dell’Ovest! ! ! Con i Velieri secondi e i Thunder clamorosamente beffati che scivolano al terzo posto dopo almeno quattro mesi in testa alla Western Conference. I N S A N F U L L !

E la stessa cosa si verifica a Est! Philly, in testa per tutto l’anno, ha un calo nell’ultima settimana, ma ad approfittarne non sono i Bulls (secondi), bensì gli eterni Boston Celtics che fanno proprio come i Denver Nuggets: terzi stabili per tutto l’anno, allungano il collo sul filo del traguardo e lo tagliano per primi, con i Sixers che, proprio come i Thunder, scivolano al terzo posto. Denver testa di serie numero uno a Ovest e Boston testa di serie numero uno all’Est, due upset che mischiano le carte nei playoff dove noi abbiamo la fortuna di finire nella parte di tabellone che non comprende i Thunder, che dunque incontreremo eventualmente solo in una Finale di Conference. Al first round comunque ci capitano i Dallas Mavericks, con il vantaggio del fattore campo a loro. Sono sempre cazzi.

Denver fa incetta di premi individuali, dove c’è un predominio clamoroso dei playmaker come mai prima d’ora: Derrick Rose (Bulls) è l’Mvp stagionale a 21.8 punti, 7.0 assist, Kyrie Irving (Cavs) è il Rookie of the Year (15.3 punti, 5.3 assist), Andrè Miller (Nuggets) è il Sixth Man e Ty Lawson (Nuggets) la Rivelazione. L’unico non play ad essere premiato è Dwight Howard (Magic) che si consola con il Defensive Player (18.6 punti, 12.1 rimbalzi, 2.0 stoppate), mentre Orlando sta fuori dai playoff. Il Coach of the Year è meritatamente Doug Collins nonostante il terzo posto dei suoi Sixers, anche se a questo punto una menzione di diritto va fatta anche per George Karl.

Friday, March 16, 2012

Arrivano i Philadelphia 76ers...

La prima delle tre grandi che dobbiamo affrontare nelle ultime cinque di regular season viene a farci visita allo Staples Center con in dote il miglior record della Lega: sono i Philadelphia 76ers e comandano la NBA con uno strabiliante 20-5. Li allena quello che è già il Coach of the Year, Doug Collins, ex allenatore di Michael Jordan ai Bulls prima dell'era Phil Jackson. Collins è un maestro quando ha a che fare con i giovani da far crescere, magari lo è un po' meno quando c'è da andare fino in fondo ("Doug è stato bravissimo a portarci dal punto A al punto B, ma crediamo che Phil sia la persona giusta per portarci al titolo" le parole di Jerry Reindorf su Collins alla presentazione di Jackson come nuovo coach di Chicago, estate 1989).
Collins ha inventato il "miracolo Sixers 2012" con un quintetto che ha un centro difensore con tiro da fuori (Spencer Hawes) e quattro guardie giovani, atletiche e rimbalziste: Jrue Holiday,  Jodie Meeks, Iguodala e Thaddeus Young da numero quattro. Con Evan Turner, Louis Williams e Nikola Vucevic che escono dalla panchina. Manca Elton Brand, fuori per infortunio per sei settimane.
Ci vanno subito via, ci infiocchettano un 32-16 in partenza che ci annichilisce. E' impossibile difendere a uomo contro di loro. E allora decido di buttarla sulla tattica feroce. Questi giovanotti energici inarrestabili, come se la cavano a difesa schierata? Gli sparo addosso 30 minuti di tutte le zone possibili e immaginabili, dalla 1-3-1, alla 2-3, compresa la "box and one". E infatti non sanno attaccarle. Rimontiamo, passiamo avanti, loro ci ricacciano indietro, noi risaliamo. A 41" dalla fine Kobe (31) fa poesia in movimento con il tiro del +3 che fa ferro-impennata-retina (101-98), Philly sbaglia da due e Gasol (22 punti, 12 rimbalzi, 9/17 al tiro) segna il libero della sicurezza a 5" dalla fine. Lakers 102, Philadelphia 98! E una è andata! #daicazzo!


A quattro gare dalla fine la situazione delle prime otto a Ovest è questa: 1. Oklaoma City Thunder (19-7, 72%), 2. Dallas Mavericks (16-9, 64%), 3. Denver Nuggets (17-10, 63%), 4. Los Angeles Clippers (15-9, 62.5%), 5. Los Angeles Lakers (15-10, 60%), 6. Minnesota T'Wolves (15-11,53.7%), 7. Portland Trailblazers (15-13, 53.6%), 8. Memphis Grizzlies (13-13, 50%).

Tuesday, March 13, 2012

Terza sconfitta in fila allo Staples


Dopo la terza sconfitta consecutiva entro negli spogliatoi dello Staples Center che Lou Ferrigno mi fa un baffo. Spacco tutto, sradico la tivù dal sostegno, demolisco i muri portanti della locker room, ribalto qualsiasi cosa mi capita a mano! ! ! Dopo il kappaò nel derby con i Clippers e il clamoroso -22 contro i Nets, arriva anche un 86-96 contro i Portland Trailblazers, settimi nella Western Conference, e così lo Staples crolla per la seconda volta consecutiva, la terza se consideriamo anche la stracittadina contro i Velieri (anche se era a casa loro...). I Blazers ci crivellano con 14 bombe, 5/7 di uno scatenato Jamal Crawford (27 punti), 3/3 di Wes Matthews (16), 2/3 di Batum (13). Siamo tornati improvvisamente in crisi persa: dal 10 vinte e 6 perse siamo passati al 10-9, sesti in bilico ad un nulla dal precipizio... F U U U U U U C K ! ! ! ! !

Friday, March 9, 2012

Лос-Анджелес Лейкерс


E ora la stagione “rischia” di dividersi in due. In un “a.K.” e un “d.K”. E la prima partita dell’anno I “dopo (l’arrivo di) Kirilenko” riconsegna al campionato una contender, anche se ‘one swallow doesn’t make a summer’, come dicono al di là dell’oceano sulla questione delle rondini. Comunque i nuovi Lakers di AK47 visti per la prima volta al Target Center di Minneapolis contro le rising stars dei Wolves, hanno impressionato. Bryant fonde l'atomo come un nocciolo radioattivo e nel gelido Minnesota denuclearizza 23 punti nel primo quarto (però 10 nei restanti tre); ma è Kirilenko a cambiare la composizione chimica difensiva dei Lakers. Contro gli atipici T’Wolves viene subito mandato in quintetto (e a sorpresa il Coach Zen fa partire tra i ‘fivers’ anche Goudelock, più veloce di ‘Fish’ per tenere Rubio) e nel secondo quarto siamo già a +24. P i u'   v e n t i q u a t t r o  ! ! ! Tutto scorre fluido, giocatori sempre al posto giusto al right moment, mentre AK47 cancella Love (limitato a 17 punti e 7 rebs) e Minnie è solo Rubio (già 18 pt all’intervallo) e Beasley (23 punti, 10/15, 9 rimbalzi alla fine). Quando AK47 va a rifiatare in panchina, Minnesota ritorna prepotentemente in gara fino a passare addirittura in vantaggio e questo spiega da solo l’impatto difensivo che il russo ha avuto sulla squadra. Con lui in campo, infatti, è un dominio yellowiola e alla fine ritorniamo ancora a +20 e non mi è mai capitato all'interno della stessa partita di andare per due volte sul +20 partendo per due volte da una situazione di pareggio (alla palla a due iniziale e poi quando i Wolves hanno impattato, rimontando dopo il nostro +24 nel secondo quarto)!
Chiudiamo sull’87-103 con Bryant 33, Kirilenko 17 (con 3/3 da tre), la sorpresa Goudelock e Barnes con 12 a testa, Fisher redivivo con 10 e 5 assist e Alec Burks 9. Bynum e Gasol 0 punti e 5 tiri in due. One swallow non farà primavera, ma a LA LA Land non si servono più Coca Cola e hamburger, da oggi solo solo vodka e kholodets. E le notti latine saranno sostituite dalle notti transiberiane. Sono già pronte le nuove canotte con Los Angeles Lakers scritto in cirillico...  Лос-Анджелес Лейкерс

Wednesday, March 7, 2012

Espugnato Forte Alamo!

Sbanchiamo San Antonio 95-85, terza vittoria consecutiva e per la prima volta in questo campionato superiamo il 50% di vittorie (6-5)! Ok, gli Spurs non se la passano benissimo (3-8), hanno ancora Ginobili injured, ma vincere in Texas così, dopo essere partiti sotto di 12-3 nei primi minuti, è un ulteriore passo in avanti nella formazione della fiducia all'interno della squadra. Per la seconda partita consecutiva, for example, il fattore è Troy Murphy, nuovo tweener-apriscatole che ora forma con Przybilla le "White Tower" from the bench che stanno acquisendo sicurezza partita dopo partita. Ma quella contro gli Spurs, anche senza Ginobili, è un'autentica guerra. A 3'14" dalla fine Kobe smaterializza gli Speroni con una insane dunk, sorvolando Duncan, la testa ad altezza ferro, il fallo subìto e il libero realizzato...


Vale l'80-74 Lakers, ma i texani non demordono, pareggiano a quota 82 e tutto l'AT&T Center si scatena in una bolgia assordante manco fossimo a garasette delle Finals. Ma a zittire tutto il Lone Star State ci pensa - ecchissennò? - il "Venerabile Maestro" Derek Fisher, anche se la sua tripla wide-open del +3 a 67" dalla fine la crea tutta Kobe, dribblando armonioso tre avversari con un palleggio tra le gambe e attirando tutta la difesa su di sè. Lo stesso Mamba, glaciale, fa il 2/2 che mantiene il +3 yellowiola a 42" dalla fine (84-87) e poi i falli sistematici (tra i quali un antisportivo da 2 liberi e rimessa a noi!) dilata il risultato fino all'85-95 finale.
Kobe 35 punti con 11/20 al tiro e 13/13 in lunetta, Lakers attualmente sesti e campionato dominato dalle uniche due squadre imbattute: Bulls (10-0) e Clippers (7-0).

Tuesday, March 6, 2012

5 domande 5 about: il 3-5

1.       Zen, due interviste nel giro di pochi giorni, non era mai accaduto prima
“Il momento è delicato, e comunque siete voi che mi venite a rompere le balle all’alba dopo ho che ho completato 12 Triple Post Offense con la biondazza e averle servito un dai e vai (e non farti più vedere)”.
2.       Tre vinte, cinque perse. Lo sa che tre bande di El Segundo hanno già emesso una taglia sulla sua testa?
“Dobbiamo rialzarci, con ogni mezzo. La squadra c’è, ne sono convinto. Non siamo da titolo, ma nemmeno da nono posto nella Western. Mettiamoci dentro tutto per spiegare questo 3-5: la difficoltà del Nuovo Mondo, l’assenza di Odom e Shannon Brown, sidecick non altezza. Ma abbiamo Bryant, abbiamo Gasol, abbiamo Bynum, abbiamo Metti Pace nel Mondo. Abbiamo i mezzi per risalire.”
3.       Qual è la ricetta?
“Dobbiamo tornare a fare le cose semplici all’interno del Triangolo e dobbiamo tornare a fidarci l’uno dell’altro. Kobe fa parte della nostra squadra, ma affidarci esclusivamente a lui, o a Gasol, non aiuta la crescita del gruppo. Più giocatori devono essere coinvolti nella manovra d’attacco e dobbiamo difendere.”
4.       Sì ma intanto la supremazia cittadina è andata: i Clippers sono 5 vinte e 0 perse…
“Sono partiti alla grande, meritano la vetta della Western Conference, ma i conti si fanno alla fine e in questo momento della stagione dobbiamo fare la corsa soltanto su noi stessi. Abbiamo davanti un calendario relativamente facile fino all’All Star Weekend, anche se adesso per noi nessuna partita può essere definita tale. Dobbiamo fare un filotto di 4-5 vittorie consecutive per riprendere fiducia. Poi dopo ne riparliamo sulla supremazia cittadina…”
5.       Obiettivi?
“Quelli dichiarati a inizio stagione. Dobbiamo essere non più in giù del quinto posto alla pausa per l’All Star Game, poi spingere al massimo nella seconda parte per tenere la posizione o addirittura migliorarla di qualche gradino.”

Thursday, February 16, 2012

NBA FINALS, GAME 2: BOSTON CELTICS - LA LAKERS



I 18.000 del TD Garden si devono inchinare a Sua Magnificenza Kobe Bryant che con 45 punti mette in scena uno show storico alla Jordan, trascinando i Lakers al 94-82 che pareggia la serie sull’1-1. Queste Finals non sono più una semplice battaglia. Sono una guerra, senza esclusioni di colpi, e Boston stava per farla sua once again, controllando la scena per tre quarti e forte di un +7 a 9’ dalla fine che non sembrava lasciare speranze ai Lakers il cui composto chimico, perfetto fino alle Western Conference Finals, veniva nuovamente separato in singole molecole inefficaci dalla disaggregante difesa biancoverde. Sfortuna per Boston, una di queste molecole è Kobe Bryant.
Ma c’è anche un altro eroe, inatteso, che ha improvvisamente immesso una gara persa sulla highway diretta a Los Angeles: Matt Barnes. Dopo una spettacolare tripla “catch and shot” di Kobe Bryant in uscita da un blocco che ci vale il sorpasso a 7’ dalla fine (73-74), l’ipertattoed ex Orlando Magic intercetta dal nulla quattro palloni consecutivi in 59” netti lanciando altrettanti contropiedi. Solo uno di questi non va a buon fine, gli altri tre producono 7 punti inseriti in un parziale letale di 13-4 Lakers che mette improvvisamente in silenzio tutto il palazzo. A 3’21” dalla fine, dopo aver "controllato emotivamente" la gara per tre quarti, i Celtics dal +7 si trovano in soli cinque minuti a -10 (77-87) incassando un devastante break lungo di 21-4... Ma non si arrendono ancora, sono durissimi, riescono a riprendersi e a risalire fino al -5 (82-87). Poi ci pensa lui…


Il Mamba Nero sfrutta una disattenzione difensiva di Ray Allen (zero punti nel secondo tempo dopo i 15 dei primi due quarti...) e affonda i denti veleniferi nel fianco dei Celtics segnando la tripla del +8 a 2’ dalla fine (82-90). E’ la sentenza, come in garauno, ma a protagonisti invertiti. Che Kobe fosse in serata di grazia lo si intuiva subito dai suoi 14 punti nel primo quarto, mentre Bynum a 80” dalla palla a due iniziale incappava subito in due falli condizionanti. Ma se da un lato Bryant martella, dall’altro Ray Allen risponde, con i Celtics che trovano anche 7 punti insperati nel secondo quarto dall’ex Cremona Von Wafer... Boston arriva così anche a +8 (43-35), anche se all’intervallo dimezziamo lo scarto (49-45). Alla ripresa dopo la pausa lunga, Kevin Garnett commette il 4° fallo ed esce dalla partita. E’ l’occasione per spingere, ma il suo sostituto “Big Baby” Davis disputa un terzo quarto clamoroso, regge da solo l’impatto con un Bryant ultraterreno in un’inedita sfida a distanza e a 10’ dalla fine i Celtics sono avanti di cinque (71-66). Che diventano sette punti di vantaggio dopo 23” dall’inizio dell’ultimo quarto (73-66, 2/2 di Pierce): il 2-0 nella serie è in mano loro, per noi sembra la fine, torna l'incubo delle Finals 2012 perse contro gli Heat. Nessuno si sarebbe mai immaginato che da lì a pochi istanti sarebbe iniziato l’incredibile parziale di 21-4 che avrebbe sovvertito tutto...

Friday, February 3, 2012

Western Conference Semifinals, game 1: LA Lakers - Portland Trailblazers



Nevica di brutto a Los Angeles. Fuori dallo Staples Center un deserto di ghiaccio da Day After Tomorrow, ma dentro siamo caldissimi. Il columnist Alp, once again, ha avuto ragione: “Portland is a full-of-talents, but has the ability to win”? Lakers 95, Blazers 78 è solo la risposta di garauno delle Western Conference Semifinals '13. Ma è già un “messaggio”.
Dalle stats capisco subito che tipo è il temuto Droide dell’Anno Wilson Petersen, un play-guardia massiccio alla Russell Westbrook, devastante in uno contro uno, ma totalmente sprovvisto di tiro da fuori, dove ha un rilascio lentissimo e macchinoso. E’ giunto dunque il momento di rispolverare la famigerata difesa barbatrucchiana “One & Box”, mai usata prima d’ora in questo Universo nba2k12. E una Box & One al contrario, che prevede un giocatore a zona e gli altri quattro a uomo. Il battezzato è proprio la prima scelta 2012 al quale vengono lasciati 5-6 metri di spazio e viene praticamente “obbligato moralmente” a prendersi la conclusione da fuori. Morale: fa 6/22 al tiro, congela tutto l’attacco, influisce sulle non prestazioni di Roy (10 punti con 3/13) e Aldridge (3/12) e noi veleggiamo tranquilli, anche perché Kobe, libero dalla serie da terzino contro i Thunder, può finalmente tornare a scatenarsi. Il “Black Mamba” ne scodella 35 con 12/20 al tiro e 5 rimbalzi, Gasol lo spalleggia con 19 punti, Bynum con 16 rimbalzi. Ma quello che sta veramente facendo la differenza è Zydrunas Ilgauskas: qui in garauno i suoi aiuti difensivi sono ovunque, anche sul perimetro, e sono stati artefici anch’essi delle scarsissime percentuali al tiro di Roy e Aldridge, che davanti si sono spesso trovati le lunghe leve del 38enne lituano. Aiuti intelligentissimi, che arrivano sempre dove serve e mai dove non serve. “Z”, tesserato dai free agent in estate a soli 480 k l’anno, è la reale arma in più che last year non avevamo.
Sopresa intanto a Est dove i New Jersey Nets vincono garauno contro i Miami Heat che così si trovano sotto nei playoff per la prima volta in due anni. 1-0 anche per i Celtics sui Bulls e per gli intramontabili Spurs, primi a Ovest non dimentichiamolo, sui Memphis Grizzlies.

Thursday, February 2, 2012

5 domande 5 about: The First Round and other things

1.      Zen, palla solo sotto ai lunghi e 4-1 ai Thunder! Lei è un pazzo, lo sa?!?
“L’altro giorno ho visto uno speciale sull’NFL e ho tratto ispirazione. Per questa serie contro i Thunder ho suddiviso i Lakers in special team: attaccano in due (i lunghi), difendono in cinque. Tiri ad un centimetro dal canestro solo con i lunghi significa avere gli esterni pronti a coprire sui loro terrificanti contropiedi in caso di errore. E' stata questa la chiave della serie: impedire a loro i fulminei fastbreak che producevano vagonate di punti in pochissimi secondi: costringerli ad attaccare a difesa schierata sempre, in ogni azione! La vera goduria poi è stato vedere uno come Kobe lasciar perdere quasi completamente l’attacco ("appena" 15 di media in questa serie con 5-6 tiri presi a gara, ndr) dedicandosi solo a servire i lunghi e a dannarsi come un pazzo in difesa. Sembrava Del Piero che si sacrifica a giocare terzino nella storica semifinale Italia-Olanda agli Europei del 2000!”
2.      Veniamo ad Ilgauskas: viaggiava a due punti di media in regular season ma nelle cinque partite di questa serie ne ha messi 22,8 col 65,3% al tiro!!!
“E Gasol ne ha segnati 27,2 col 65,9%... Palla solo a loro e obbligo di tirare a non meno di un metro dal ferro, con Ibaka e Perkins che in quattro gare su cinque hanno avuto problemi di falli. Ma lei sa che se faccio una tattica del genere con Bryant, affidando solo a lui in post basso ogni attacco, è in grado di chiudermi una serie alla media di 60 punti a partita?”
3.      Alle Semifinali di Conference, vi attendono i Portland Trailblazers…
“Le faccio l’elenco dei nomi? Brandon Roy, Greg Oden, Lamarcus Aldrigde, Nicolas Batum, Wes Matthews, Gerald Wallace, Marcus Camby, Raymond Felton... Bene, a questo gruppo qui lei ci deve aggiungere anche la prima scelta assoluta dei Draft 2012, il play-guardia Wilson Petersen, premiato con il Droid of the Year...”
4.      Vacca zozza!!!
“Già… i Blazers sono l’unica squadra NBA che conosca che ha almeno sei giocatori in grado di segnare 20-25 punti. Sono un arsenale nucleare, ed hanno tutto: hanno l’asse play-pivot (Petersen-Oden), hanno ecletticità con Aldridge e Wallace, hanno difesa, hanno stoppate, hanno velocità, hanno imprevedibilità. E Nate McMillan è un signore allenatore.”
5.      Ma come farà a fermarli?
“Guardi non lo so. Tra l’altro i Blazers non li ho mai affrontati quest’anno, perché rientravano nelle prime nove partite di regular season dirette da John Kuester, quelle che io credevo fossero di preseason. Devo solo sperare che questo droide Petersen sia un pazzo accentratore di gioco, perché se è un play alla Chris Paul che innesca a turno tutti i compagni di squadra, per noi sarà una carneficina.”

Wednesday, February 1, 2012

First Round, game 5: LA Lakers - Oklahoma City Thunder

E   L A   C H I U D I A M O   4 - 1  !  In gara cinque allo Staples Center non c'è storia. Dopo un primo tempo dove i Thunder, trascinati da Westbrook, sembravano poter fare il colpaccio, ci prendiamo la scena dalla ripresa con un'aggiunta chiave al duo Gasol (25 pt e 12 rimbalzi) e Ilgauskas (19): Devin Ebanks. 





L'ex West Virginia Mountaneers sfrutta gli spazi che OKC gli concede e ne deposita 22 con 8/11, protagonista del break spaccapartita a cavallo tra il secondo e il terzo quarto, quando da un pericoloso -6 (39-45) passiamo al +11 in appena tre minuti (61-49)! Un parziale-bufera di 22-4 guidato dagli "and one" in successione di Gasol, Mills, Kobe e Ebanks che spazzano via tutto in contropiede, un break che si allunga a dismisura fino ad un clamoroso 66-36 che ci porta sul +24 a 2'30" dalla fine lasciando i Thunder sulle ginocchia (105-81)! Oklahoma City ha ceduto di schianto nel secondo tempo, Kendrick Perkins e Ibaka vengono messi fuori uso dai falli e così la coppia Gasol-Ilgauskas torna a devastare combinando 44 punti in due. Ma stavolta è Devin Ebanks la vera spinta che ci manda alle Semifinali della Western Conference contro un'altra corazzata, i Portland Trailblazers, mentre i Tuoni di Oklahoma City se ne tornano a casa con la seconda eliminazione di fila al primo turno che deve farli riflettere, loro che avrebbero dovuto concorrere per il titolo NBA già dall'anno scorso. 
Nessuna sorpresa, intanto, nelle altre serie, anche se a Est hanno rischiato grossissimo i Boston Celtics e i Chicago Bulls, forzati a garasette rispettivamente dai sorprendenti Cavaliers e dai Milwaukee Bucks. Sono alle semifinali di Conference i primi due droidi del Draft 2012, la prima scelta Wilson Petersen, play guardia dei Blazers e "Droid of the Year" e il celebre Terence Bowen dei New Jersey Nets che tornano in una semifinale di conference dopo sei anni, dai tempi di Jason Kidd.


I risultati del primo turno

Western Conference
San Antonio Spurs - Denver Nuggets 4-1
Houston Rockets - Memphis Grizzlies 2-4
Portland Trailblazers - New Orleans Hornets 4-2
Los Angeles Lakers - Oklahoma City Thunder 4-1

Eastern Conference
Boston Celtics - Cleveland Cavaliers 4-3
Chicago Bulls - Milwaukee Bucks 4-3
New Jersey Nets - Philadelphia 76ers 4-2
Miami Heat - Orlando Magic 4-1

Western Conference Semifinals
San Antonio Spurs - Memphis Grizzlies, Los Angeles Lakers - Portland Trailblazers

Eastern Conference Semfinals
Boston Celtics - Chicago Bulls, Miami Heat - New Jersey Nets

Friday, January 6, 2012

NBA FINALS, GAME 5: LA LAKERS - MIAMI HEAT

S M O C C O L O   I N  A S S I R O B A B I L O N E S E  a 8” dalla fine quando perdiamo l’uomo e LeBron James smarca Mario Chalmers wide-open behind the arc per la bomba che vale il titolo NBA, proprio lui che già decise da tre allo scadere un campionato NCAA portandolo all'overtime.


Ma non può andargli sempre bene... Ferro. Ferro!!! PROPRIO COSI', L'HA SBAGLIATA!!! E poi Kobe cattura il rimbalzo ad un’altezza siderale, subisce il fallo sistematico, segna il 2/2 in lunetta per il +3 Lakers, Mike Miller a -1”, braccatissimo da Ebanks, schianta sull’anello la tripla dell’overtime e Andrew Bynum a 9 decimi dalla fine imbuca l’1/2 che sentenzia l’inimmaginabile: Heat 95, Lakers 99, si va a garasei!!! I N S A N E.
Game 5 all’American Airlines Arena è da apoteosi della pallacanestro. Wade parte feroce con 12 punti impossibili nei primi 8’, noi teniamo testa e non li lasciamo respirare. Spremiamo tutto quello che abbiamo con una difesa da fabbri ferrai, sempre addosso all’uomo, non lasciando correre nemmeno un’azione. Ecco perché a 8” dalla fine, con noi avanti di uno e Miami palla in mano per l’ultimo attacco, smoccolo in assirobabilonese, perché quel misunderstanding in marcatura che lascia Chalmers wide-open da tre è l’unico errore difensivo che commettiamo in tutta la partita.
Partita che ha un picco massimo di vantaggio nel primo tempo limitato a quattro punti (22-26 noi nel secondo quarto), che diventano sei nel terzo periodo quando il vero protagonista di gara cinque, Shannon Brown (18 from the bench) deflagra la bomba del 51-57 Lakers, e poi un’altra per il 62-67, fino ad un massimo di +7 a 7’20” dalla fine quando un ottimo Theo Ratliff deposita una coppia di liberi (68-75). Ma dall’altra parte, oltre a “Flash” Wade, c’è anche un LeBron James ultraterreno. Il Prescelto non ci sta e comincia ad inventarsi canestri impossibili da oggniddove, con 20 uomini addosso, strappando camionate di rimbalzi offensivi e rimettendo tutto in piedi sul 75 pari a 5’ dall’anello. Ma per due volte gli Heat falliscono il sorpasso che avrebbe potuto girare l’inerzia emotiva della partita, prima mandando sul ferro una sospensione laterale di Ilgauskas, poi con Wade che non completa un gioco da 2+1 sbagliando il libero aggiuntivo. Noi non ce lo facciamo ripetere. Ebanks penetra, scarica e mette Shannon Brown wide open da tre: bucket! Dal possibile -1 passiamo all’effettivo +4 del 79-83! Ma non basta.
LeBron è una furia umana incontrollabile e pareggia tutto a quota 87 e partono gli ultimi tre minuti da completa follia emotiva, che Spoelstra si gioca piazzando LBJ per la prima volta da numero 4 e io che rispondo mettendo ala-pivot Ron Ron. L’azione successiva Ebanks decolla su Bosh, fallo dell’ex Raptor e affondata micidiale di Devin aggrappandosi all'anello come un orango, libero aggiuntivo a segno e siamo di nuovo a +3. Per poco: James (30 punti) castiga in sospensione, Kobe inventa da sotto, ancora LeBron brucia la retina dai 6 metri, ancora Kobe s’inventa un miracolo in entrata. Ancora LBJ ci castiga, ancora Kobe ci porta a +3, fino a che Wade  (24 con 10/16 from the field) non smiracola un canestro impossibile che vale il 95-96. Attacchiamo, ci facciamo ingolosire da Ebanks wide-open da tre e il tentativo dell’ex West Virginia finisce sul ferro.
Miami ha l’ultima azione, sotto di uno. LBJ caracolla, ci accorgiamo troppo tardi che Chalmers è smarcato oltre l'arco e il Prescelto lo serve subito, mentre Shannon Brown tenta inutilmente di andare a chiudere sulla tripla: il tiro da tre parte wide-open, tutto il pubblico in piedi pronto ad esplodere. La sentenza sembra già scritta. E invece la bomba dell'anello esce corta sul primo ferro...  Clamoroso. Accorciamo a 2-3 (Bryant Mvp con 35 punti e 13/18 al tiro), annulliamo anche il secondo match point casalingo a Miami e ora la serie si trasferisce definitivamente a Los Angeles.
Siamo ancora sfavoriti, ma 2-3 è sempre meglio che 0-3...

Monday, December 19, 2011

Western Conference Semifinals, game 3: LA Lakers - San Antonio Spurs

Clamoroso. Era finita. Stra-andata. Quando sull'86-82 Spurs a 11" dalla fine Tim Duncan subiva il fallo sistematico dei Lakers e si avviava verso la lunetta per i due tiri liberi, il pubblico in delirio già aveva in tasca l'1-2 nella serie. Quello che è successo dopo entrerà nella storia di questo campionato.

Duncan fa 1/2 in lunetta e gli Spurs sono sull'87-82. E' finita, ma Bryant ci vuole comunque provare e si fa servire con un passaggio lungo per tentare alla disperata da tre... segna!!! Spurs 87, Lakers 85 a 5" dalla fine! Ma il possesso agli Spurs non lascia comunque scampo ai Lakers. Senonchè Kobe s'inventa la giocata dell'anno: con un tempismo al millimetro di secondo riesce ad intercettare la rimessa da fondo campo deviandola di un nonnulla, riesce a recuperare palla da terra e a fiondarsi dentro l'area alla cieca. Fischio arbitrale... fallo sull'entrata di Kobe! Pazzesco. A 4" dalla fine il Mamba va in lunetta sul punteggio di 87-85 per San Antonio. Kobe proviene da un 1/3 ai liberi nel primo tempo, ma la mano non gli trema: buono il primo, buono il secondo, parità clamorosa a quota 87! Ma non è finita, perchè gli Spurs hanno l'ultima azione: si va su Parker, il francesino si libera a suon di finte e lascia partire il tiro della vittoria ad altezza lunetta sul suono della sirena. Ferro. Supplementari! L'AT&T Center è incredulo. San Antonio era avanti di 12 a 3' dalla fine (84-72) ed era avanti di 5 a -11". Overtime. Pazzesco.
E come poteva finire il tempo supplementare dopo un ribaltone del genere? Right, a tinte gialloviola. A 61" dalla fine il 6° fallo di Ginobili manda Kobe in lunetta e con un 2/2 è +1 L.A. (92-93), poi il Mamba fa la seconda magia a 51" dalla fine: ruba palla a Richard Jefferson e lancia Fisher verso il contropiede solitario  (92-95)! E' la giocata che vale tutto, soprattutto quando Gary Neal wide open da tre manda sul ferro la tripla del pareggio a -13". I falli sistematici fisseranno poi il punteggio sul 92-98 Lakers. Il pubblico è attonito.
Anche perchè, per la terza gara consecutiva, i San Antonio Spurs hanno comandato. Tony Parker segna 17 punti in un primo tempo stratosferico, anche se gli Speroni non riescono ad andare oltre il +7 del 38-31. Ma nel terzo quarto la squadra di Popovich domina e si issa sul +16, trainata dalle triple di Richard Jefferson e dalle incursioni di Anderson (56-40). Noi siamo stritolati dalla loro difesa.
Kobe (solo 7 punti nei primi due quarti) commette ancora troppi errori e quando Jefferson a 3' dalla fine della partita brucia la retina da tre portando gli Spurs sul +12 del 84-72 la gara è virtualmente chiusa. L'AT&T Center, con tutti gli spettatori vestiti di nero, è una bolgia irrefrenabile. L'1-2 nella serie rimette tutto in discussione. Nessuno avrebbe mai potuto immaginare l'esito degli ultimi pazzeschi secondi.
3-0 Lakers, Gasol sontuoso (17 punti, 18 rimbalzi), Parker (25 punti, 7 assist) e Duncan (18 punti, 13 rimbalzi) in losing effort (Ginobili ancora nullo con soli 11 punti e 6 falli). Sono i 27 punti di Bryant nella ripresa (34 in totale), con quella clamorosa rubata dalla rimessa da fondo, che proiettano virtualmente i Lakers già alle Finali della Western Conference contro i Dallas Mavericks.
Già, perchè anche le altre sono tutte sul 3-0 (Jazz-Mavs 0-3, Heat-Hawks e Bulls-Bucks) per cui le Conference Finals sono già belle che delineate: Lakers-Mavs, Heat-Bulls...


Thursday, December 1, 2011

5 domande 5 about: The L.A. Future

Siamo solo a metà campionato ma in casa Lakers si comincia già a parlare di futuro. The City of Angeles è spaccata in tre fazioni distinte per quello che riguarda la prossima stagione: rinnovamento totale, rinnovamento parziale, squadra invariata. Ma c’è anche la quarta opzione…




1.      Rinnovamento totale
“Alla fine di questa stagione verrebbero ceduti tutti i big over 30 eccetto Kobe: verrebbe messo sul mercato il corposissimo pacchetto Artest-Odom-Gasol con il quale ricostruire, ringiovanendo, l’intera struttura della squadra, garantendo ai Lakers un nuovo nucleo giovane, duraturo per tutta la lunghezza dell’Asso.”
2.      Rinnovamento parziale
“In caso di rinnovamento parziale partirebbe un solo big, probabilmente da scegliere tra Artest o Odom, più qualche giocatore panchinaro come Blake o Matt Barnes. Verrebbe sostituito un pezzo da novanta nel quintetto (Ron Ron) e modificata buona parte della panchina.”
3.      Nessun rinnovamento
“Si spremono i big over 30 fino a che non ne hanno più e per altri 3-4 anni la struttura dei Lakers rimarrebbe quella attuale, a parte Derek Fisher che ha già annunciato il ritiro al termine di questa stagione.”
4.      Da Real World Influence
“La squadra può cambiare se ci saranno acquisti clamorosi nel Real World, come superstar del calibro di Chris Paul o Dwight Howard: in questo caso questo si rifletterà specularmente anche nel barbamondo.”
5.      Zen, qual è l’opzione più probabile?
“La prima sarebbe molto stimolante, perché cedere il pacchetto Artest-Odom-Gasol significherebbe muoversi sul mercato a caccia di quasi tutte le potenziali future stelle: parlo di prime dieci scelte del 2010 o altri giocatori in rampa di lancio. Questo però sconvolgerebbe troppo la squadra ed è una cosa contraria alle mie abitudini. Io penso che le opzioni più probabili saranno la 3 o la 4. Per quello che mi riguarda, infatti, ho intenzione di andare avanti con questo nucleo ancora per 3 stagioni circa e dunque di tenere Artest, Odom e Gasol fino alla soglia dei 35 anni. Ma è molto probabile che si verifichi l’opzione 4 e che Ron Ron o Odom (o addirittura Gasol) vengano ceduti nelle prossime settimane nel Real World.”

Monday, November 21, 2011

47 punti e 11 rimbalzi


Kobe scompone le molecole di Lakers-Kings, ne divide l’atomo, lo riattacca a suo piacimento e riscrive la teoria della relatività. Il tempo è relativo? Non più. Ora il tempo è Kobe Bryant.
Brodi, era persa. Di più, i Sacramento Kings ci stavano neutralizzando. Sono pieni di mezzi lunghi atipici (Jason Thomposon, DeMarcus Cousins, JJ Hickson) e anche il centro vero, Sam Delambert, è alquanto mobile e insidioso. Senza contare i frombolieri Marcus Thornton, Tyreke Evans. Morale della favola, dopo 10 minuti equilibrati Sacramento prende possesso della gara: +8, +10, poi stabili sul +14 e noi inermi, nonostante un Kobe ispirato e uno Shannon Brown da 23 punti in uscita dalla panchina con almeno tre schiaccioni spaziali a difesa schierata. Niente, però, Sacramento ci domina, Hickson si fa beffe di Gasol e Bynum non riesce a difendere contro questi lunghi atipici che tagliano e saltano da tutte le parti e in più ci si mette anche un indemoniato Garcia, autore di 21 punti. Sul -14 ad inizio 4° quarto la prima sconfitta Lakers è già scritta nel silenzio gelato dello Staples Center, fino a quando il Coach Zen non ha l’illuminazione: Artest è troppo lento per questi Kings e la coppia Gasol-Bynum non riesce a tenere i mezzi-lunghi di Sacramento. Révoluciòn! Dentro Ebanks in ala piccola, sposto Ron Ron da n°4 e Gasol centro. Dentro anche Brown al posto di Fisher…
Hickson non vede più il canestro, Gasol comincia a dominare a rimbalzo (17 alla fine, con 20 punti), Brown è una furia in pressione sul play e Kobe scompone gli atomi. A -2’58” un 2+1 del Mamba ci dà il primo vantaggio (98-97), ma i Kings sono spietati e ci rifilano due ganci che ci sbattono all’angolo, -5 a 62” dalla fine (100-105) e palla in mano a loro. Finita? Non con Kobe in campo. I Kings sbagliano il tiro del +7, il Mamba Nero impianta i canini nelle loro carni tirando fuori dal cilindro la bomba del 103-105. Ancora i Kings vanno per chiuderla a -7”, ancora sbagliano e Kobe strappa il rimbalzo. E qui ho proprio sentito il flusso che scorreva dentro di lui, perché chiunque con un po’ di sale in zucca avrebbe chiamato time-out per organizzare l’ultima azione, e invece sento il flusso scorrere e lascio Kobe libero di andare. S’invola slalomeggiando fluidamente tra gli avversari a metacampo, sguscia via tra le selve di mani che gli vogliono rubare il pallone e quando il tempo sta per scadere lascia partire la sospensione ad altezza della lunetta in faccia a Garcia. Solo rete. Lo Staples diventa il San Paolo! Non si sente più niente. 105 pari e overtime! Ha segnato esattamente come al minuto 2:14 di questo video http://www.youtube.com/watch?v=Weqdp4opMqI. Uguale.
Anche nell’overtime Kobe e Gasol fanno i numeri, ma sul 114-112 per noi, i Sacramento Kings hanno comunque l’ultimo tiro. E qui, nella bolgia dello Staples, vanno via di testa perché lo affidano a DeMarcus Cousins che in quel momento si trova oltre l’arco a 3” dalla fine con in dote un bel 4/18 dal campo. Scelta pessima. La sua parabola sorpassa comunque le lunghe leve di Gasol ed è ancora in aria mentre suona la sirena e tutto lo Staples trattiene il respiro perché non c’è più possibilità di manovra. Se segna vincono i Kings, se sbaglia vincono i Lakers. Ferro, fuori. Ed è l’apoteosi!
Finisce 114-112 Lakers, dopo un overtime. Gasol nel fa 20, con 17 rimbalzi e 5 assist, ma Kobe è inumano: 47 punti, 11 rimbalzi. Ed è 6-0.

Sunday, November 20, 2011

RE KOBE

E' la diciannovesima stagione che alleno Kobe. Quella di oggi ad Orlando è forse la più grande partita che gli abbia mai visto fare in tre 2kUniversi.
Non entra nulla. Magic-Lakers è di una bruttura memorabile: punteggio bassissimo, percentuali disastrose (LA 38%, ORL 34%, entrambe il 18% da tre), gioco duro, difficile, spezzettato. Il Triangolo che non si sviluppa, nulla che scorre. Kobe sta sbagliando tutto, Shannon Brown idem e in pratica non abbiamo guardie. Riusciamo miracolosamente a stare a contatto con i Magic di riffa e di raffa, ma a partire dal 3° quarto se ne vanno con un indemoniato Arenas (già 24 punti alla terza sirena) e noi rimaniamo distanziati dagli 8 agli 11 punti per quasi tutto il secondo tempo, senza possibilità di fare nulla. Perchè non entra nulla.
Poi Kobe diventa Gandalf il Bianco e da quel momento lì la Orlando Arena si trasforma nel Suo Regno. Capendo che oggi non ne sarebbe entrata mezza, nemmeno da libero, si mette a dominare nelle altre voci. Difesa, rimbalzi e, soprattutto, assist. Innesca prima Artest, che dopo gli 0 punti nei primi due quarti ne segnerà ben 13 nella ripresa, poi Gasol (offrendogli una doppia doppia da 17 punti e 17 rimbalzi). Prende i Lakers sul -11, cancella Arenas a solo 2 punti nell'ultimo quarto dopo che ne aveva segnati 24 nei primi tre, mette Artest con i piedi per terra per la tripla del pareggio (66-66), confeziona in fade-away a Gasol il 2+1 del +3 L.A., ed è proprio quest'azione qui che evidenza la gara altruistica di Kobe, perchè in un altro contesto avrebbe certamente eseguito lui il tiro, per issarsi ad eroe-salvatore.


Sono comunque di Bryant i due tiri liberi a 17" dalla fine che danno ai Lakers il 77-74 che poi i falli sistematici trasformeranno nel conclusivo 79-74. Kobe, nonostante il terrificante 5/21 al tiro, si prende il meritato Jordan Player of the Game con 18 punti, 7 rimbalzi e 8 assist, trascinando i Lakers ad un break di 30-16 nell'ultimo quarto col 56% al tiro, dopo che avevamo segnato soltanto 49 punti nei primi tre periodi con un raggelante 30%. Come ha rivoltato la gara Bryant con assist, difesa e rimbalzi è una cosa che non avevo mai visto fare con un'evidenza del genere. E i Lakers - senza Odom - se ne vanno sulle 4 vinte e 0 perse.

RAY ALLEN RINNOVA
Un'ottima notizia arriva da Boston. Ray Allen - che inizialmente sembrava destinato al ritiro dopo la fine di questa stagione - ha firmato un rinnovo triennale con i Celtics a 16.69 milioni di dollari. He Got Game continua.