http://nsjk.in/541fb4c7392bb
http://nsjk.in/541fb7e2194fc
"Rimettiamo insieme la vecchia banda. Facciamo qualche serata, facciamo un po' di grana, bang! Cinquemila bigliettoni". "Sì ma rimettere insieme la banda... insomma, non è mica tanto facile, Jake". "Ma che stai dicendo?" ..... "Si sono sciolti. Ora fanno tutti lavori rispettabili."
Showing posts with label game 5. Show all posts
Showing posts with label game 5. Show all posts
Sunday, September 21, 2014
Thursday, September 11, 2014
First Round, game 3-6: LA Lakers - Utah Jazz
La fibrillazione è tale a Salt Lake City che i bar hanno
preso a chiudere alle 20 invece del consueto orario delle 18, e servono
peccaminosi chinotti di contrabbando invece del canonico Estathè alla pesca. Ne
hanno ben donde. I Jazz sono avanti 2-0 nella serie, un vantaggio pesante, tutto
preso allo Staples Center, e c’è aria di impresa. Le noste quotazioni, invece,
sono pari a quelle di vedere Paolo Meneguzzi vincere un Grammy. Ma non si sa
mai.
La storia che la pressione ora è dalla loro è una roba
che non ho mai capito. E’ ancora tutta nostra la pressione, altrochè! C’abbiamo
un King Kong sulle spalle, se usciamo è un fallimento secondo solo a Max e Tux.
Per questo garatre all’Energy Solutions Arena per noi rappresenta una roba
paragonabile soltanto ai rigori di una finale di Coppa del Mondo, perché se
finiamo sotto 0-3 per noi è finita, ci attraccano ad una dragamine di
Santamonica e mettono in pilota automatico in direzione Alaska.
Il palas è una bolgia di maglie bianche, sembra la spuma
di un’onda gigantesca pronta a travolgerci. Solo che noi di gelarci il culo ad
Ankorage non ne abbiamo voglia mezza, e poi oh, il Barba è sempre il Barba; 41
2Kstagioni e 17 titoli Nba d’esperienza non si comprano al Tutto un Euro e di
Kobe Bryant ne nasce uno ogni trent’anni. Già, perchè il nostro, con 39 primavere
che gli premono sulle spalle, gioca una partita alla Jordan, da gara che gli
viene a sé, in totale mind control di ogni azione, dove vede tutto al
rallentatore con un secondo di anticipo rispetto agli altri. Il Black Mamba
domina in maniera eterea, al di là delle cifre comunque sontuose che parlano di
32 punti, 6 rimbalzi, 5 assist e 11/19 al tiro. Repeat, a 39 anni. A darci la
spinta decisiva per il 94-109 finale è anche il rientro dall’infortunio di
Iguodala, rimesso in piedi a tempo di record da mago Gary Vitty: non è un caso
se il Barba, come prima operazione di un’Asso, ancor prima del mercato, lo
conferma sempre con un contratto di sei anni. Iggy ne posta 16 e ci permette di
rifortificare la panchina, dove ci torna Michael Kidd-Gilchrist, quintettato
proprio per l’assenza dell’ex Sixers.
Ma siamo sempre sotto 1-2, una sconfitta in garaquattro
ci farebbe risprofondare nuovamente al punto di partenza e sappiamo già che il
Ventiquattro non ripeterà le gesta di garatre: 39 anni non si sentono nella
gara singola, ma in quelle ravvicinate e sono sempre più freuquenti, year by
year, le pause del Mamba nelle gare di playoff. E infatti Kobe è cancellato a
soli 14 punti. Il problema per un’attonita Energy Solutions Arena arriva da
altre parti, dall’incredibile prova del duo Deron Williams – Iguodala. Iggy
alla sua seconda partita dopo il rientro dall’infortunio esplode un qualcosa
come 38 punti, ma D-Will, grande ex della sfida, fa una roba persino superiore:
9 punti, 19 assist, 7 recuperi! E’ vero che questi ultimi quasi si annullano
con le 6 palle perse, ma 19 assist (in 29 minuti!) in una partita di playoff un Laker da quanto tempo
non lo faceva? Non ho voglia di controllare, ma a naso mi sa che si deve risalire a un tal Magic
Johnson... Il gioco è semplice: assist di Williams, jumpshot implacabile di Iggy: 38 punti su 19 assist.
La clamorosa prova dei due ci consente di espugnare Utah
per la seconda volta di fila, 96-105, e tra tutti gli addetti ai lavori si fa
strada l’idea che il ritorno di Iguodala abbia riportato i Lakers ai livelli
della regular season. Così per gara cinque allo Staples Center abbiamo la gobba
dei Jazz lì sotto di noi, pronta ad essere infilzata dagli spiedoni del torero.
Il loro sogno è già finito.
Sì, col cazzo! Ci dominano. Per la quinta volta su cinque
in questa serie salta il fattore campo: Burke e Burks, i Burk Brother, ne
mettono 27 e 26 a testa, il droide Hickson costringe Kobe ad un’altra partita
anonima (16 con 7/17) eppure è proprio il Mamba a riportarci a -1 a 50” dalla
fine con una tripla insensata da nove metri e mezzo, l’unica della sua partita.
Ma di là Burks replica con quindici mani in faccia e due su per il naso e firma
il 100-105 che consegna ai Jazz il primo dei due match point. In casa.
Torniamo dunque nella terra dei Mormons, troviamo i bar
aperti anche alle 20:30. Brutto segno. Si sono lasciati sfuggire garatre e
garaquattro, ma non faranno lo stesso con la sesta partita, quella che li porta
alle Western Conference Semifinals.
Giocano una partita da dominatori, ci tengono sotto,
vanno a più riprese a +12, con un picco massimo di +15 nel secondo quarto, con
i soliti canovacci: Alec Burks immarcabile, con il plus di canestri allo
scadere dei 24”, marcatissimo, da nove metri, a sbrogliare le poche situazioni
ingarbugliate dei Jazz, della serie se mette pure questi andiamo a casa.
Hickson in versione Rodman su Bryant che si mette anche a segnare in attacco.
Kanter che sembra Olajuwon (24 punti e 9 rimbalzi alla fine), Derrick Favors
che sorvola Faried. Per giunta noi scontiamo psicologicamente la sconfitta
casalinga in gara cinque con una stanchezza-zavorra che ci azzera le barre già
a fine primo quarto. E’ finita.
Abbiamo un sussulto, perché poi alla fine Kobe non ci sta
e decide di rimetterla in piedi lui, ma a tre minuti dalla fine il solito
Burks, devastante, piazza la bomba che ci ricaccia a -9. Game Over. Bryant ci
riprova, con tutte le ultime energie che ha, dribble into the lane and score!
Oh, vuoi vedere che… Ma i Jazz hanno tutte le palle che mettono il chiodo nella
bara. Burks, ancora lui, shot, D-Will lo stoppa, recupera e lancia Iggy. Oh…
Altra azione, Hickson per mandarci a casa, arriva ancora la stoppata di
Williams! E Kobe segna, e poi ancora! 57” second left, i Jazz circolano la
palla alla grande, smarcano Burks, non va, Bryant recupera, entra, foul, and he
scooooore! Jazz 100, Lakers 103! Energy Solutions Arena ghiacciata! Ma Utah non
si fa spaventare, un’altra azione magistrale, la palla arriva sotto a Kanter,
-1 e poi difesa clamorosa a recuperar palla. Dieci secondi alla fine, Jazz
sotto di uno e palla in mano. Se segnano passano il turno. Se la giocano. Steve
Kerr dalla panchina ordina lo schema che ci manda a casa at the buzzer, la
smarcatura è perfetta, da manuale, blocchi e contro blocchi per smarcare Burks
a cinque metri lato a canestro. Il tiro è solo una formalità senza nessuno
davanti. Davanti no, ma dietro sì.
D-Will aggira il blocco, si allunga in recupero, riesce a
mettere una mano mentre Burks ha la palla sopra la testa e arriva un’altra
stoppata, da dietro, con recupero annesso del nostro droide Smith e fallo
sistematico dei Jazz a 3 decimi di secondo dalla fine!
Puoi sbagliarmeli tutti e due droide, tre decimi di
secondo non sono comunque sufficienti per consentire a Utah un tiro dell’Ave
Maria. E’ già finita così, è 3-3! Sono sudato come un porco. Smith, segnandone 1/2,
fissa il risultato sul 103-105, con 38 clamorosi punti del 39enne Bryant e
Deron Williams che nell’ultimo minuto e mezzo ti piazza tutte le tre stoppate
della sua partita, con l’ultima, se dovessimo passare il turno, che rimarrà la
foto di questa serie. Si va a garasette. A casa nostra. Ma il fattore campo è
saltato sei volte su sei.
Labels:
5.2.5.,
First round 2018,
game 3,
game 4,
game 5,
game 6,
nba 2k14,
playoff 2018
Sunday, June 22, 2014
NBA FINALS, GAME 5: INDIANA PACERS - LA LAKERS
Ecco la vera Indiana. Ecco i Pacers che hanno dominato il
campionato, quelli che non si erano visti per niente nelle prime quattro
partite delle Finals. Una squadra non ti chiude la regular season 23-6 per
caso. Il problema per i Barbalakers è quello che Hibbert & Co. ci hanno
riversato addosso tutta la loro devastante potenza nella quinta partita, per
giunta allo Staples Center: questo li mette avanti 3-2, con due match point da
giocarsi entrambi ad Indianapolis…
L’avvio dei Pacers mette subito a sedere tutta L.A.:
20-11 tirando 9/11 dal campo, con Paul George lebroneggiante già a quota 10.
Quando PG24 gioca così, segnando da ogni posizione, c’è poco da fare, ma il
problema non è la sua deflagrazione, ma il fatto che lo spalleggia sia Roy
Hibbert, alla prima vera grande partita in queste Finals, sia un chirurgico
Lance Stephenson. E loro si creano dei tiri aperti con un ribaltamento dal lato
forte al lato debole da lectio magistralis. Noi, però, non siamo da meno. La
partita è strepitosa, da manuale del basket, il tira chi è libero contro i
continui ribaltamenti di campo dei Pacers: all’intervallo numbers dont lie:
56-61, entrambe le squadre tirano col 58%!
Nonostante l’apparente equilibrio, la sensazione è che
Indiana possa andarsene via quando e come vuole. A tenere i Lakers incollati lì
è un Kobe Bryant in versione 2006. Due triple del Mamba aprono il terzo quarto
(63-69) e il tassametro dice Bryant 24 punti, George 25. The duel is officially
open. E il problema sta proprio qui, perché se la devastazione di PG24 è
supportata anche dai suoi compagni, quella del Mamba è un comizio nel deserto.
Kobe è comunque uno spettacolo per gli occhi, ogni suo canestro di questa gara
cinque vale da solo il prezzo del biglietto. A fine terzo quarto, dopo essere
precipitati sotto 80-94 ed essere risaliti fino all’87-96, Bryant ha già
staccato George nella sfida individuale (37 vs 31). Ma i Pacers staccano i
Lakers nella sfida collettiva.
I sigilli finali sono due. Sul 104-109 un ribaltamento di
lato mette Stephenson piedi a terra da tre e ci castiga a 4’ dalla fine. Due
azioni dopo Paul George carica un’entrata, decolla, vola sulla testa di Haslem,
gli affonda uno schiacciata con il gomito ad altezza testa e subisce fallo:
104-115, game, set match. Finisce 111-126. George ne mette 38 con 4 assist e 8
rimbalzi, Stephenson ne piazza 21, 14 ne mettono sia Hibbert che West.
I numeri di Bryant fotografano la gara dei Lakers: 51
punti... (di cui 33 nel secondo tempo!), con 6/12 da tre, ma anche 12/25 da due.
Igoudala, sfiancato da un’inefficace difesa SU George e da un'efficacissima difesa DI George, chiude con soli 6 punti…
Friday, June 6, 2014
Friday, May 23, 2014
Western Conference Semifinals, game 3-5: LA Lakers - New Orleans Pelicans
Weeeeeell Trigher!!! Che storia è qui!!!?!?!?!! Lakers
soto di due, inerzia tuta di New Orleans, Davis che è tornato a giocare da
Davis, serie che si riapre Guido!!!!! Wel Faried qui va a cercarsi problemi
soto canestro Trigher, si gira, tira, forzatisimooo contro tabelone, SEGNA!!! E C’E’
ANCHE IL SESTO FALO DI DAVIS TRIGHEEEEER!!!!!!!!
Azione da tre punti, Lakers tornano
avanti di uno a 1’56” dala fine e Davis fuori per fali! Weeeel Guido segnati
queste parole: QUI SI DECIDE LA SERIE TRIGAAAAR!!!!
E così sarà. Siamo a gara cinque allo Staples Center,
siamo sul 3-1, ma il Ciglio sta facendo un secondo tempo superlativo, sta
sbancando il nostro palas in coabitazione con Gordon (32), sta accorcando la
serie sul 3-2 con la sesta partita in Louisiana. Stava. Perché l’azione di
Faried lo manda fuori e rigira tutta l’inerzia a nostro favore. Serviranno
comunque altri quattro punti di Manimal, un 2/2 in lunetta per il +3 a -1’06” e
un’entrata per il nuovo +3 a -53”, per tenere la gara in mano, anche se l’Azione, la Magata in stile Jordan su Malone,
la fa il Mamba, rubando a Gordon l’attacco del pareggio e lanciando Bogut verso il
canestro della staffa. Lo stesso Gordon, a 15” dalla fine, avrà l’occasione
della tripla overtime, ma finirà sul ferro. 115-111, Faried 18 e 14 rimbalzi, e
4-1 Lakers! Si va alle Finali di Conference!!!
4-1 perché all’arrivo in Louisiana per garatre perdiamo
della grossa crollando nell’ultimo quarto, guarda caso nell’unico momento della
serie dove NOLA utilizza Davis da cinque e Ryan Anderson da quattro. Ci hanno
cancellati lì, ben più largamente di quanto dica il 118-111 finale, col Ciglio
a quota 28 e 12 rimbalzi e sette, quasi otto, Pellicani in doppia cifra. Se
perdiamo anche la quarta la serie si impatta e li rimettiamo il gioco, ma il
timore dura solo nel primo quarto. Il tempo che entri Papanikolaou e la sfida,
improvvisamente, si chiude. “Air Pap” esplode 18 clamorosi punti nel secondo
periodo trascinandoci a suo di tripla sul +20 (33-53). Il resto è ordinaria
amministrazione fino al 105-120 finale con il greco a quota 27, Bryant a quota
30 e Iggy a 20.
Nelle Finali di Conference troveremo, a sorpresa, gli
Utah Jazz che hanno eliminato Houston 4-2 e, soprattutto, hanno fatto fuori gli
Oklahoma City Thunder al primo turno! A Est, invece, saranno Pacers e Heat a
giocarsi l’acceso in Finale.
Friday, January 3, 2014
Western Conference Finals, game 1-6: LA Lakers - Oklahoma City Thunder
No, ma non può essere. Quando il tabellone di garauno segna Los Angeles 62, Oklahoma City 36, tutti già pontificano ad occhi sbarrati i Lakers più forti della storia. E’ la venticinquesima vittoria nelle ultime ventisette partite (finirà 91-81, risultato layer, abbiamo tankato l’ultimo quarto), e visto che le due sconfitte le ha prese Dan D’Antoni, significa che è la 25th straight win del Barba.
Dopo garauno, dove George ha tenuto Durant a soli 13
punti, tutti si chiedono se i Lakers supereranno loro stessi e riusciranno a chiudere
i playoff da imbattuti. La risposta arriva subito a garadue, ed è un no. Un
Russell Westbrook devastante e 25 punti fratricidi di Marcus Thornton fanno
saltare per aria lo Staples Center 105-109 e non perdiamo solo il vantaggio del
fattore campo, ma anche Nick Young, che si rompe il menisco, 4-6 settimane fuori,
playoff praticamente finiti. Dobbiamo andare immediatamente ai ripari, chiamo
qualche free agent, accetta Danny Green.
Compiliamo subito gli incartamenti per tesserarlo. Ce
l’hai il passaporto dietro? Vai subito in aeroporto, la squadra si sta
imbarcando al LAX! Ma garatre a casa Thunder, con lo scotto dell’infortunio di
Young, un giocatore nuovo da inserire, e la mazzata della sconfitta in garadue,
si rivelerà un disastro. I primi turni facili non ci hanno preparato per niente
a questa situazione, Kobe sembra nella versione 2006 nel primo quarto (15), ma
dall’altra parte c’è Colui che Non può Essere Marcato: Russell Westbrook
sfodera 39 punti, 9 assist, 8 rimbalzi e trascina i Thunder al 2-1 nella serie
con un 106-95 che ci mette spalle al muro con un uzi 9 millimetri piantato al
cranio. Noi, venticinque vittorie delle ultime ventisette, che ne perdiamo due
di fila alle Western Conference Finals.
Garaquattro alla Chesapeake Arena di Oklahoma City è
la nostra garasette. Se finiamo sotto 1-3, è finita. La pressione è
esasperante. Quando i Thunder partono 23-9 e poi 31-16 a noi prendono già le
misure per le bare. Westbrook non si marca, è lui il leader dominante, in
assoluto; Durant appare quasi come una comparsa. Siamo in ginocchio, quando dal
nulla “Matrix” Marion ti spara un fotonico 4/4 da tre nel secondo quarto che
unito ad 8 punti di Wesley Johnson riporta tutto in equilibrio (58-55)!
Westbrook prova ancora a dare la spallata (96-88), ma ormai noi sentiamo l’odore
del sangue! 2’07” dalla fine, OKC avanti di uno, Farmar ruba, passa a George in
contropiede, sorpasso (110-111)! Quarantotto secondi alla fine, Durant ci
prova, George lo stoppa, poi ci riprova, George lo ristoppa e dall’altra parte
il Mamba Nero, in post, confeziona il 112-115! Quando Westbrook (37) manda sul
ferro la tripla per l’overtime noi impazziamo sul parquet! Era finita, eravamo
finiti, siamo risorti, abbiamo sbancato OKC 116-120 con 32 punti, 5 rimbalzi e
5 assist di Kobe, 2-2 nella serie!
E la quinta, la quinta è il nostro pass per le Finals!
Li polverizziamo 105-83, con 30 e 6 rimbalzi del Mamba, 23 addirittura di
Papanikolaou, ci siamo!!! Eh, un cazzo…Alla sesta sono loro che ci cancellano,
con la stessa moneta: 104-81, questa volta con una prestazione alla Durant di
Durant (27 punti, 8 rimbalzi, 8 assist), ma anche 20 e 10 rimbalzi di Ibaka. E
McCallebb si storce una caviglia, starà fuori 2 settimane.
Affronteremo garasette, allo Staples Center, con
Farmar titolare. E Danny Green che prima che impari il barbasistema del tira
chi è libero farà prima l’uomo ad andare su Marte. Miami aspetta di sapere chi sarà la sua avversaria.
Sunday, December 1, 2013
Western Conference Semifinals, game 3-7: LA Lakers - Portland Trailblazers
Portland, Oregon, nebbiolina umidiccia che s'insidia nei boschi alla Twin Peaks, e sopratutto, in America non c'è una minchia di ente che controlla quando si danno i nomi alle città? C'è già una Portland nel Maine, che stracazzo ne chiami un'altra uguale sulla costa Ovest?
Per i Blazers, sotto 0-2, è la game da non fallire. I tifosi lo sanno, la squadra lo sa, lo so anche io. Loro sono sempre senza Batum, noi non dobbiamo avere pietà. Damian Lillard, efficace ma un po' opaco nelle prime due partite, ora è a casa, prende la sua squadra sulle spalle, sembra quello del from 1-3 to 4-3 nella seconda stagione del Secondo Mondo nel 13. A sette dalla fine snocciola un mandorlato Baiocco a Matthews che brucia la retina da tre e mentre il custode la spegne con l'estintore il tabellone segna Blazers 87, Lakers 83. Sei punti filati di Lillard, gli ultimi a -2'30", mantengono il vantaggio invariato (101-96) e i Blazers sono lì lì per accorciare la serie. Ma non hanno fatto i conti col Ventiquattro. Quattro punti consecutivi per il -2, ankle breaker, abbassamento di spalla, lay-up per il pareggio e jumper a -1'33" per il vantaggio (102-104)!
Ma l'azione decisiva la fa Paul George. A 45" dalla fine, con POR in attacco per cercare il vantaggio, intercetta al volo un passaggio in post basso, coglie la difesa dei Blazers sbilanciata e va a dunkare nel gelo del Rose Garden il 104-106. Quattro liberi di Kobe ci danno il 107-110, Mo Williams at the buzzer da treeee per l'overtimeeee.. ferro! 3-0 Lakers!!!
I Blazers sono atterra, tutti i giocatori gialloviola invadono il campo, è il blitz che vale virtualmente le Western Conference Finals contro Oklahoma City. Garaquattro è la partita del passaggio del turno, chiudiamola. 'Sti cazzi. Con una reazione d'orgoglio clamorosa, sottoforma di un bombardamento terra aria dei vari Lillard, Matthews, Mo Williams e Ray McCallum, Portland ci demolisce 123-100 e noi vabè, perdiamo la prima partita dagli ormai noti cambiamenti in panchina dopo undici vittorie consecutive.
Ma ora la serie torna allo Staples Center, torna tra le star e le starlette, già ghirlandate per l'inquadratura in diretta televisiva mentre limonano col vicino di posto. Oh ragassi, siam pazzi? I Blazers, con un rimasuglio da garaquattro, partono con un clamoroso 13-3. Lillard pesca chi vuole, Aldridge imperversa e sul perimetro fan tutti canestro! A metà del secondo quarto siamo sotto di 24 punti (22-46)! La novità è Thomas Robinson, che fa un partitone, anche se i suoi clamorosi 23 punti e 15 rimbalzi finali non basteranno per evitare la nostra altrettanto clamorosa rimonta. McCallebb, con pazienza, invita la squadra a ragionare, che c'è tempo. Imposta, risistema le cose e anche se di fronte ha un Lillard scatenato versione from 1-3 to 4-3 del 13, i Lakers danno vita all'incredibile ritorno: a otto minuti dalla fine della partita è tutto clamorosamente di nuovo in parità, 77-77! Lo Staples Center è in ebollizione, il parziale è atto, ancora aperto, è di 55-21 per noi, un treno in corsa avviato verso le Western Conference Finals.
E invece no. Dal nulla. tre triple di fila furibonde a tre minuti dalla fine (Mo Williams, McCallum, Matthews) ci spallano via (90-97) e noi non abbiamo più reazione: finisce 110-121 per i Blazers, dominanti con Robinson e Aldridge (22 punti e 18 rimbalzi) e soprattutto galvanizzati dal 2-3. Attenzione. Attenzione perchè garasei è di nuovo al Rose Garden, eh?
E succede. Gli appunti sono stati persi, i ricordi no. Partita in equilibrio fino alla fine, nonostante un Bryant da soli 9 punti con percentuali darioargentesche. I Lakers sono lì per fare il colpaccio ma Lillard è una furia, a poco dalla fine innesca un'entrata con scarico ad Aldridge che dà il via all'incredibile. Vince Portland, 3-3, si va a garasette. E qui, in da game seven, assistiamo alla Prestazione. Damian Lillard, autore dell'entrata decisiva in quella indimenticabile "bella" del 13, ci confeziona addosso un qualcosa con 42 punti e 8 assist e noi, svuotati, con ancora un Bryant irriconoscibile da 9 punti e 4/13 shooting, ci arrendiamo. L'impossibile si materializza, dal 3-0 al 3-4.
I Thunder vincono il campionato, noi l'infamia. All'El Segundo Times stappano champagne, hanno già pronto un dossier sul Barba, pescato durante una riunione tecnica mentre si guarda una puntata di Peppa Pig sull'Ipad.
Subscribe to:
Posts (Atom)




