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Tuesday, January 7, 2014

NBA FINALS, GAME 4: LOS ANGELES LAKERS - MIAMI HEAT


N B A  C H A M P I O N S ! ! !  Nel silenzio irreale dell’AA Arena i Los Angeles Lakers vincono 94-109, spazzano via 4-0 i Miami Heat e tornano sul tetto del mondo, cinque anni dopo l’ultimo trionfo! Il Barba si infila il diciasettesimo anello della carriera nelle dita del piede, ne rimangono solo tre libere, poi sarò costretto a ricorrere al piercing per farceli stare tutti. Ma questo è soprattutto il titolo di Kobe Bryant, premiato, forse un po’ a sorpresa ma meritato, come Mvp di queste Finali!


Ci si aspettava Paul George, 17 punti, 8 rimbalzi di media e una clamorosa difesa su LeBron James, ma per PG ci sarà tempo l’anno prossimo: il Bill Russell Award di quest’anno dato al Mamba Nero ha un significato, è il perfect ending di una promessa, quella che il Ventiquattro fece a sé stesso all’alba dell’eliminazione nelle Western Conference Semifinals dell'anno scorso contro Portland, quel clamoroso tracollo from 3-0 to 3-4 di cui Bryant fu l’additato numero uno. Sulla soglia dei 38 anni, che compirà ad agosto, Kobe chiude i playoff alla media di 27.7 punti a partita (erano 25 in regular season) e solo per pochi mesi è il secondo Mvp delle Finali più vecchio della storia Nba, dietro ad un altro Lakers, Kareem Abdul Jabbar, che lo vinse a 38 anni compiuti, nel 1985.
Che i Lakers avessero fame di questo titolo, lo si è visto subito nella prima azione di garaquattro. LeBron cerca di spostare via George di spalla più e più volte, non ci riesce, allora opta per un tiro in avvitamento e si prende una stoppata clamorosa dall’ex Pacers! Messaggio. Il resto, nelle cifre: dopo 8 minuti di gioco, Heat 7, Lakers 20, con Miami congelata al 23% al tiro dalla nostra incredibile difesa, mai vista come oggi. Arriviamo anche a +19 prima della rimonta tutta anima e core guidata da Dwyane Wade, il simbolo di Miami. Arrivano anche a -8 con l’AA Arena tutta in ebolizione e il rischio di essere risucchiati, ma qui esce fuori tutta la carica agonistica di chi ha scelto proprio la gara del titolo per fare la sua prima doppia doppia in Nba: Daniel Hackett. Alla fine avrà 12 punti con 12 assist, ma è sul -8 Miami a 13’ dalla fine e l’inerzia tutta dalla loro che Daniboy rigira il match a nostro favore con due recuperi consecutivi su Norris Cole e relative schiacciate in contropiede. L’ultimo quarto, aperto dalla tripla di Wesley Johnson per il +17 (71-89) è solo passerella, è solo un lungo attendere il countodown e -5”.. -4”.. -3”.. -2”… -1”…. E’ andata!!!

Per la prima volta in assoluto a darci il Larry O'Brien Trophy non è più Davide Sterno, ma c'è già il suo successore. Crapa pelata, sguardo aquilino, sembra Letta. Assumerà ufficialmente l'incarico di nuovo Commissioner Nba il 1 febbraio 2014, ma qui, nel 2016, è già al comando:  Adam Silver.

Pssst… pssst.. Da dentro la mascotte degli Heat spunta fuori una testa.
Hippy-pi, ‘zzo ci fai lì dentro??
Era l'unico modo entrare. Non potevo mancare Coach!
Non ti fai vivo da cinque anni, che cazzo fai adesso? L’ultima volta ti avevo lasciato che giocavi alla Stella Rossa di Belgrado
Alleno Coach, proprio come te. Ora sono assistente a Gonzaga, la mia università.
Hippy-pi, te che alleni è come Razzi direttore dell’Accademia della Crusca. Le hai portate, hippy-pi?
Sono qua fuori Coach
Andiamo
Destinazione?
Nowhere, come sempre

Monday, January 6, 2014

NBA FINALS, GAME 2: LOS ANGELES LAKERS - MIAMI HEAT




HE MAKES IT!!!!!!! E tanti saluti dallo Staples Center!!! Bryant affranca la tripla in faccia a Bosh con ricevuta di non ritorno quando mancano 1’53” dalla fine, è la giocata che scaraventa Miami dal -3 al 100-94, è il morso del Mamba Nero che inietta il 2-0 Lakers!
Siamo solo a metà dell’opera, perché ora la serie si trasferisce all’AA Arena e saranno tutto un altro paio di cazzi ad alto tasso di amaro, ma questo 106-96 di garadue è un messaggio. Perché a parte nel primo tempo, dove siamo finiti anche sotto di otto con Paul George a quota 2 e 0/7 shooting, poi dall’intervallo le redini ce le abbiamo avute noi. LeBron James è uscito dal campo con soli 15 punti e 6/15 dal campo, e l’ha fatto definitivamente a 5’ minuti dalla fine quando si è accesa la sua sesta lampadina dei falli, quella rossa.
Once again, a rompere le uova nel paniere di Miami ci ha pensato Wesley Johnson che dopo i 24 punti di garauno ne mette 17 di una certa importanza anche qui, mettendo triple capitali, compreso il pesantissimo buzzer sulla sirena del terzo quarto che ci ha dato in dote un 78-71 con cui iniziare l’ultimo periodo. Fieno in cascina a dir poco.
Ma nella serata no di George, pesa tantissimo la distribuzione gialloviola. Oltre ai 17 di Johnson, ne abbiamo altrettanti anche di Papanikolaou, vero incubo tattico per gli Heat; poi 23 e 5 rimbalzi di Bryant e doppia cifra anche per Hackett (10 punti e 5 assist) che per l’assenza di McCallebb, ancora fuori anche per game three, si ritrova a giocare minuti a lui sconosciuti in una situazione di pressione clamorosa, mettendoci una cattiveria difensiva su Chalmers da portarlo via dal campo: abbiamo dovuto sedare Telespalla Hack e legarlo come Hannibal the Cannibal! Ed era anche stimolato dal fatto che nella rosa degli Heat c’è anche il suo ex compagno alla Montepaschi, David Moss.
Ma ora si va a Miami, lì il Brone non verrà messo fuori gioco dai falli e dalla barbasudditanza psicologica degli arbitri. Lì è Pat Riley che comanda. Seminerà il parquet di tagliole, alzerà la temperatura del nostro spogliatoio fino a 60 gradi per farci stancare, ci metterà la polverina irritante al posto del talco. Servirà Bear Grylls.

Sunday, January 5, 2014

NBA FINALS, GAME 1: LOS ANGELES LAKERS - MIAMI HEAT



Bastano solo pochi minuti di garauno per capire che Miami è di un’altra galassia. Jack Nicholson è congelato sul seggiolino, incredulo. Leonardo Di Caprio si mette tipo sono il Re del mondo: crocifiggetemi nella locker room. LeBron, nel frattempo, ci brutalizza. In attacco fa quello che vuole, non si riesce a difendere su di lui e a metà secondo quarto, quando Miami conduce 36-50, lui ha già 18 punti, anche se con un campanello d’allarme: ha tre falli.
Noi non riusciamo a trovare ritmo, arriviamo sempre a conclusioni complicate, il nostro attacco è un cubo di Rubik assemblato da uno psicopatico, tutto il contrario di quello che voglio vedere, ovvero un fluido scorrere di movimenti per aprire tiri wide open. Niente da fare, il tira chi è libero ce lo stanno distruggendo. Kobe Bryant spadella tutto lo spadellabile e se non ci fossero 15 clamorosi punti di uno scatenato Wesley Johnson nel secondo quarto, a quest’ora saremmo sotto di quaranta.
A proposito, l’ex Suns ha anche un altro merito: carica Wade di quattro falli e attenzione, perché un minuto dopo l’intervallo, sul -14 Lakers, anche LeBron accende la quarta lampadina. E sessanta secondi dopo il quarto del Prescelto, arriva il quinto di Flash! La panchina di Miami è furibonda, Pat Riley in tribuna inveisce! Jack Nicholson scosta un po’ la giacca e gli mostra l’ascia, acquietandolo. Ma c’è poco da fare, nemmeno la barbasudditanza arbitrale può salvare questi Lakers sepolti da Miami. Gli Heat, poi, non ci stanno, sfidano d’incoscienza gli arbitri e tengono dentro Wade anche con cinque falli!
Eh vabè ma così è un invito a nozze. Faccio un cenno in tribuna al venditore di Burger King. Quello tira fuori un panino con dentro un cellulare e chiama l’addetto arbitri che fa un flash mob per farsi vedere da quelli in campo che dirigono la partita. Il messaggio è chiaro: buttatelo fuori. A metà terzo quarto Wade fa il sesto fallo. Quello che si dice fattore campo.
In contemporanea “Matrix” Marion spara una tripla, la fa seguire da una schiacciata in contropiede e poi da un’altra. In tre azioni passiamo da un -8 che aveva la sostanza di un -20, al 71-72! All’inizio dell’ultimo quarto Danny Green sgancia la bomba del pareggio (74-74), ma dall’altra parte c’è sempre un LeBron James che fa quello che vuole. Con quattro falli si gestisce alla grande, continua a commettere atti di bullismo su di noi, è già a quota 30 e può finire tranquillamente vicino ai 50 se continua così! Ma non continua. Accade una roba mai vista, un cambiamento di fisicità da parte di Paul George in stile Clark Kent – cabina telefonica – Superman. La cabina telefonica dell’ex Pacers è l’ultimo quarto. Dopo essersi fatto fare di tutto da James, George decide: basta adesso. Senza che il Barba glielo ordini, PG si incolla a LBJ, lo provoca, gli fa sentire il fisico addosso, lo cancella. A tre minuti e mezzo dalla fine Jordan Farmar, chiamato agli straordinari in quintetto per l’assenza di McCallebb, segna la tripla del sorpasso (91-89)! George, l’azione dopo, lo imita (94-89)!!! Sono due siluri che aprono uno squarcio enorme nella fiancata degli Heat, che affondano clamorosamente 103-94 sotto i colpi di PG20! 1-0 Lakers!
A fine partita sono tutti increduli. Noi stessi, che fino a metà ultimo quarto eravamo già rassegnati ad un brutale 0-4. Miami, inferocita per la direzione di gara. LeBron, che con 37 punti e 7 rimbalzi si ritrova con un pugno di mosche in mano. Noi, oltre agli arbitri, dobbiamo ringraziare un clamoroso Paul George (31 punti, 12/21) e quello che ha fatto saltare il banco, Wesley Johnson, 24 punti from the bench caricando Wade e James di falli! Kobe, in serata no al tiro (16 punti, 5/16) dà il suo apporto a rimbalzo, con otto. La sensazione, però, è che Miami possa cancellarci 4-1 nel giro di pochi giorni. LeBron sembra già aver avvisato George per le prossime partite…


Saturday, January 4, 2014

Western Conference Finals, game 7: LA Lakers - Oklahoma City Thunder

N B A  F I N A L S ! ! ! Trentotto punti e 6 rimbalzi di questo qui distruggono gli Oklahoma City Thunder nella garasette dello Staples Center per 117-110! What else? Noi siamo in totale emergenza, senza McCallebb, con Farmar play titolare e Hackett chiamato a parecchi minuti. Ma attorno c'abbiamo un pubblico strabiliante. E' lui che ci spinge sul 70-57, ed anche quando OKC rientra con uno scatenato Westbrook, ci pensa poi il Mamba Nero a respingerli via. Tripla del 97-93 a -6', altra tripla, per il 104-94 a -4', poi arriva Papanikolaou (15 punti), che firma giocate chiave, su tutti il missile del 111-101 a -2'55", quello che ha tagliato in due le gambe ai Thunder!
Si torna alle Nba Finals a cinque anni di distanza da quelle vinte nel 13 dalla Sporca Dozzina, e ad aspettarci ci saranno quei Miami Heat che otto stagioni fa, proprio nel 13, persero l'anello contro di noi agli ultimi secondi di garasette. LeBron medita vendetta da allora.

Friday, January 3, 2014

Western Conference Finals, game 1-6: LA Lakers - Oklahoma City Thunder


No, ma non può essere. Quando il tabellone di garauno segna Los Angeles 62, Oklahoma City 36, tutti già pontificano ad occhi sbarrati i Lakers più forti della storia. E’ la venticinquesima vittoria nelle ultime ventisette partite (finirà 91-81, risultato layer, abbiamo tankato l’ultimo quarto), e visto che le due sconfitte le ha prese Dan D’Antoni, significa che è la 25th straight win del Barba.
Dopo garauno, dove George ha tenuto Durant a soli 13 punti, tutti si chiedono se i Lakers supereranno loro stessi e riusciranno a chiudere i playoff da imbattuti. La risposta arriva subito a garadue, ed è un no. Un Russell Westbrook devastante e 25 punti fratricidi di Marcus Thornton fanno saltare per aria lo Staples Center 105-109 e non perdiamo solo il vantaggio del fattore campo, ma anche Nick Young, che si rompe il menisco, 4-6 settimane fuori, playoff praticamente finiti. Dobbiamo andare immediatamente ai ripari, chiamo qualche free agent, accetta Danny Green.
Compiliamo subito gli incartamenti per tesserarlo. Ce l’hai il passaporto dietro? Vai subito in aeroporto, la squadra si sta imbarcando al LAX! Ma garatre a casa Thunder, con lo scotto dell’infortunio di Young, un giocatore nuovo da inserire, e la mazzata della sconfitta in garadue, si rivelerà un disastro. I primi turni facili non ci hanno preparato per niente a questa situazione, Kobe sembra nella versione 2006 nel primo quarto (15), ma dall’altra parte c’è Colui che Non può Essere Marcato: Russell Westbrook sfodera 39 punti, 9 assist, 8 rimbalzi e trascina i Thunder al 2-1 nella serie con un 106-95 che ci mette spalle al muro con un uzi 9 millimetri piantato al cranio. Noi, venticinque vittorie delle ultime ventisette, che ne perdiamo due di fila alle Western Conference Finals.
Garaquattro alla Chesapeake Arena di Oklahoma City è la nostra garasette. Se finiamo sotto 1-3, è finita. La pressione è esasperante. Quando i Thunder partono 23-9 e poi 31-16 a noi prendono già le misure per le bare. Westbrook non si marca, è lui il leader dominante, in assoluto; Durant appare quasi come una comparsa. Siamo in ginocchio, quando dal nulla “Matrix” Marion ti spara un fotonico 4/4 da tre nel secondo quarto che unito ad 8 punti di Wesley Johnson riporta tutto in equilibrio (58-55)! Westbrook prova ancora a dare la spallata (96-88), ma ormai noi sentiamo l’odore del sangue! 2’07” dalla fine, OKC avanti di uno, Farmar ruba, passa a George in contropiede, sorpasso (110-111)! Quarantotto secondi alla fine, Durant ci prova, George lo stoppa, poi ci riprova, George lo ristoppa e dall’altra parte il Mamba Nero, in post, confeziona il 112-115! Quando Westbrook (37) manda sul ferro la tripla per l’overtime noi impazziamo sul parquet! Era finita, eravamo finiti, siamo risorti, abbiamo sbancato OKC 116-120 con 32 punti, 5 rimbalzi e 5 assist di Kobe, 2-2 nella serie!
E la quinta, la quinta è il nostro pass per le Finals! Li polverizziamo 105-83, con 30 e 6 rimbalzi del Mamba, 23 addirittura di Papanikolaou, ci siamo!!! Eh, un cazzo…Alla sesta sono loro che ci cancellano, con la stessa moneta: 104-81, questa volta con una prestazione alla Durant di Durant (27 punti, 8 rimbalzi, 8 assist), ma anche 20 e 10 rimbalzi di Ibaka. E McCallebb si storce una caviglia, starà fuori 2 settimane.
Affronteremo garasette, allo Staples Center, con Farmar titolare. E Danny Green che prima che impari il barbasistema del tira chi è libero farà prima l’uomo ad andare su Marte. Miami aspetta di sapere chi sarà la sua avversaria.