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Thursday, September 18, 2014

Western Conference Semifinals, game 1-4: LA Lakers - New Orleans Pelicans


SEGNAAAAAAA!!!!!! SEGNAA!!!!!AA!!!!! SEGNAAA!!!!AAAAA!!!!!!! PELICANS 105, LAKERS 106!!! BRYANT DA TRE ALO SCADERE DI TEMPOOOOOO!!!! Well amici sportivi, Kobe ha inventato canestro dela domenica qui oooouuuukey!?!?!?!?!?!? Poteva esere 2-2 e invece è 3-1 Lakers con un piede e mezo in Finale di Conference!!!!!!!!!

Il rocambolesco buzzer beater del Ventiquattro stravolge tutto, anche la cronaca di queste prime quattro partite di Western Conference Semifinals contro New Orleans, perché saremmo dovuti partire da garauno, ma come si fa a non iniziare dal canestro più incredibile di questi playoff!?!? E dagli ultimi istanti di una garaquattro dove se ne sono viste di ogni. Sorpassi e risorpassi continui, mezze risse da nervosismo, spintoni. Sul 103-103 a 16” dalla fine abbiamo l’ultima azione, palla a Bryant che palleggia in attesa di scagliare il dardo dell’ultimo secondo. Quando di secondi ne mancano 8, il Mamba chiama il blocco del droide Smith, eseguito, poi fischio dell’arbitro. Fallo sul Mamba che se ne va via in palleggio. Nou invece! Blocco illegale! Palla ai Pelicans!!!
Rimessa, vanno dal droide Huffman che ce ne ha sparati 16 nel secondo tempo, si gira di scatto per il tiro, fallo di Kobe a 2” dalla fine, due liberi NOLA! Huffman li segna entrambi e i Pelicans si trovano a +2 a -2”.2 con un quasi certo 2-2 in mano. Troppi due nella stessa frase? No problem, perché il +2 del 2-2 a -2”.2 con l’invenzione di Kobe diventa un 1-3 a 0”.0, una colata di gelo su tutto il pubblico dello Smoothie King Center.
Sì, perchè sia quando erano gli Hornets di Chris Paul, sia adesso che sono i Pelicans di Anthony Davis, da queste parti sono ormai 2Kdecenni che la strada di New Orleans verso la consacrazione è sbarrata dai barbalakers. La serie non è ancora finita, perchè già un paio di volte i barbalakers sono stati avanti 1-3 nella serie e poi sono stati eliminati alla settima, ma per NOLA avere un quasi certo 2-2 in mano e poi essere scaraventata sotto 1-3 con un tiro del genere sulla sirena è una roba che rimarrà a lungo nelle menti dei tifosi 'louisiani'.
Anche perché con il ritorno di Davis dall’infortunio i Pelicans ci avevano letteralmente distrutto in garatre, un devastante 124-109 con 22 punti, 9/11 al tiro, 15 rimbalzi e 2 stoppate del Monociglio, che aveva anche messo a posto tutta la difesa di Nola. Lo stesso livello di distruzione che avevamo inflitto noi ai Pelicans nelle prime due partite allo Staples Center (81-63 in game one e 102-88 nella seconda!), quando però New Orleans era priva della sua stella.
Ma la serie, dopo il ritorno di Davis e dopo il dominio dei Pelicans in game three, sembrava già destinata a capovolgersi rispetto all’iniziale 2-0 Lakers. Il 2-2 era fatto e con esso tutto si sarebbe riaperto. Ma quando in campo c’è il Mamba non bisogna mai dare nulla per scontato.

Saturday, September 6, 2014

First Round, game 2: LA Lakers - Utah Jazz



0-2. Utah espugna ancora lo Staples Center e quella che sembrava un’impresa fine a sé stessa, ovvero il sacco di garauno, si trasforma in qualcosa di ben più sostanzioso. Sì, perché coach Steve Kerr sta facendo giocare i Jazz in una maniera eccezionale: difesa, continui ribaltamenti di palla dal lato forte al lato debole, penetra e scarica, smarcature impeccabili. Kerr sta applicando un passing game che è quasi la fotocopia del barbatrucchico tira chi è libero e come il Coach Zen non applica mai il pick ‘n roll: mai ci era capitato di giocare contro noi stessi e mai abbiamo vinto quest’anno contro noi stessi. Con Utah, compresa la gara di regular season, fanno tre sconfitte su tre.
Garadue ha quasi lo stesso canovaccio della prima partita, eccezion fatta per le percentuali di tiro dei Jazz che naturalmente non si sono ripetute. A dominare questa volta è il droide Hickson, guardia dal tiro lentissimo, a catapulta: ne mette 23 ma soprattutto cancella Bryant con una difesa durissima, mandandolo fuori giri nell’ultimo quarto, dove più volte abbiamo l’attacco per impattare finendo per schiantarci contro il muro saltlakecitico. Venti a testa ne mettono anche i “Burk Brothers”, i quasi omonimi Burke e Burks, mentre dentro l’area Derrick Favors e Kanter sembrano Zaza e Immobile, un’intesa perfetta: uno taglia fuori, l’altro vola a rimbalzo e viceversa: Faried, ma soprattutto Bogut, sono presi in questa tela di ragno e non riescono ad incidere. 0-2 tutto allo Staples Center e ora la serie si sposta all’Energy Solutions Arena di Salt Lake City. La città è già in pieno delirio! Questi Jazz possono andare molto molto lontano.

Monday, May 12, 2014

First Round, game 2-3: LA Lakers - Minnesota T'Wolves


Da una parte c’è una squadra energica, in fiducia, reattiva, atletica entrata in mood da inarrestabile. Dall’altra ce n’è una che dopo lo svolgersi della prima partita, si è spenta, in ritardo su ogni chiusura difensiva di mezzo passo, incapace di reagire. Lakers – Wolves per ora sta qui, in questo vantaggio di 2-1 che i Lupi del Minneapolis si sono presi cancellandoci in garadue allo Staples 85-102 e resistendo al nostro ritorno in casa loro, quando Iggy sbaglia la bomba della vittoria a 2” dalla fine.
Destro-sinistro, gancio-uppercut, jab e montante, un uno-due improvviso che ci piega le ginocchia, con l’arbitro che ha già iniziato a contare. Parlavamo dell’esito di garauno, sì, perché quel supplementare lì nascondeva al suo interno un carico di fatica in più che nei playoff una squadra come noi non si può permettere. Garadue, infatti, non esiste. Il dominio di Minnesota è totale, su tutti i fronti del campo: il punteggio di 55-80 all’inizio del terzo quarto si commenta da solo. Kobe è scentratissimo al tiro (23 con 23 tiri…), mentre i due droidi da quintetto dei T’Lupi, lo swingman con le treccine che tira con una mano sola (Padgett) e il pivot con le basette alla Jabbar anni Settanta (Cheeks), fanno quello che vogliono. Se poi quando esce Padgett entra JR Brewer e quando esce un Cheeks da 17 punti e 12 rimbalzi ti entra un Pekovic da altrettanto fatturato, si capisce che come noi non centriamo nulla con il primo posto a Ovest, così Minnie non centra nulla con l’ottavo.
La conferma arriva nelle prime battute di garatre al Target Center. Dopo tre minuti Wolves 16, noi 3. Si viaggia a due velocità diverse e anche se noi recuperiamo un Bryant stellare da 45 punti, abbiamo altri giocatori chiave in totale debito di ossigeno, come Haslem, ma soprattutto Sefolosha, irriconoscibile. Anche qui Minnesota ha il controllo della partita per almeno tre quarti e mezzo, poi a cinque minuti dalla fine quand’eravamo già mentalmente sotto la doccia bastonati ovunque da Rubio (20 punti, 14 assist), Bryant decide che non ci sta: ci trascina ad una rimonta che ha il suo incredibile epilogo nel canestro del vantaggio di Faried a 26” dalla fine (113-114). Dura pochissimo, appena 7”, perché immediatamente “Commisario Basettoni” Cheeks riporta Minnie avanti (115-114). L’azione dopo Kobe è braccatissimo, non riesce neanche a muoversi, Iggy esce fuori da un blocco, totally wide-open da treeee... ferro, fuori. I falli sistematici fissano il punteggio sul 118-114.


Monday, January 6, 2014

NBA FINALS, GAME 2: LOS ANGELES LAKERS - MIAMI HEAT




HE MAKES IT!!!!!!! E tanti saluti dallo Staples Center!!! Bryant affranca la tripla in faccia a Bosh con ricevuta di non ritorno quando mancano 1’53” dalla fine, è la giocata che scaraventa Miami dal -3 al 100-94, è il morso del Mamba Nero che inietta il 2-0 Lakers!
Siamo solo a metà dell’opera, perché ora la serie si trasferisce all’AA Arena e saranno tutto un altro paio di cazzi ad alto tasso di amaro, ma questo 106-96 di garadue è un messaggio. Perché a parte nel primo tempo, dove siamo finiti anche sotto di otto con Paul George a quota 2 e 0/7 shooting, poi dall’intervallo le redini ce le abbiamo avute noi. LeBron James è uscito dal campo con soli 15 punti e 6/15 dal campo, e l’ha fatto definitivamente a 5’ minuti dalla fine quando si è accesa la sua sesta lampadina dei falli, quella rossa.
Once again, a rompere le uova nel paniere di Miami ci ha pensato Wesley Johnson che dopo i 24 punti di garauno ne mette 17 di una certa importanza anche qui, mettendo triple capitali, compreso il pesantissimo buzzer sulla sirena del terzo quarto che ci ha dato in dote un 78-71 con cui iniziare l’ultimo periodo. Fieno in cascina a dir poco.
Ma nella serata no di George, pesa tantissimo la distribuzione gialloviola. Oltre ai 17 di Johnson, ne abbiamo altrettanti anche di Papanikolaou, vero incubo tattico per gli Heat; poi 23 e 5 rimbalzi di Bryant e doppia cifra anche per Hackett (10 punti e 5 assist) che per l’assenza di McCallebb, ancora fuori anche per game three, si ritrova a giocare minuti a lui sconosciuti in una situazione di pressione clamorosa, mettendoci una cattiveria difensiva su Chalmers da portarlo via dal campo: abbiamo dovuto sedare Telespalla Hack e legarlo come Hannibal the Cannibal! Ed era anche stimolato dal fatto che nella rosa degli Heat c’è anche il suo ex compagno alla Montepaschi, David Moss.
Ma ora si va a Miami, lì il Brone non verrà messo fuori gioco dai falli e dalla barbasudditanza psicologica degli arbitri. Lì è Pat Riley che comanda. Seminerà il parquet di tagliole, alzerà la temperatura del nostro spogliatoio fino a 60 gradi per farci stancare, ci metterà la polverina irritante al posto del talco. Servirà Bear Grylls.

Friday, January 3, 2014

Western Conference Finals, game 1-6: LA Lakers - Oklahoma City Thunder


No, ma non può essere. Quando il tabellone di garauno segna Los Angeles 62, Oklahoma City 36, tutti già pontificano ad occhi sbarrati i Lakers più forti della storia. E’ la venticinquesima vittoria nelle ultime ventisette partite (finirà 91-81, risultato layer, abbiamo tankato l’ultimo quarto), e visto che le due sconfitte le ha prese Dan D’Antoni, significa che è la 25th straight win del Barba.
Dopo garauno, dove George ha tenuto Durant a soli 13 punti, tutti si chiedono se i Lakers supereranno loro stessi e riusciranno a chiudere i playoff da imbattuti. La risposta arriva subito a garadue, ed è un no. Un Russell Westbrook devastante e 25 punti fratricidi di Marcus Thornton fanno saltare per aria lo Staples Center 105-109 e non perdiamo solo il vantaggio del fattore campo, ma anche Nick Young, che si rompe il menisco, 4-6 settimane fuori, playoff praticamente finiti. Dobbiamo andare immediatamente ai ripari, chiamo qualche free agent, accetta Danny Green.
Compiliamo subito gli incartamenti per tesserarlo. Ce l’hai il passaporto dietro? Vai subito in aeroporto, la squadra si sta imbarcando al LAX! Ma garatre a casa Thunder, con lo scotto dell’infortunio di Young, un giocatore nuovo da inserire, e la mazzata della sconfitta in garadue, si rivelerà un disastro. I primi turni facili non ci hanno preparato per niente a questa situazione, Kobe sembra nella versione 2006 nel primo quarto (15), ma dall’altra parte c’è Colui che Non può Essere Marcato: Russell Westbrook sfodera 39 punti, 9 assist, 8 rimbalzi e trascina i Thunder al 2-1 nella serie con un 106-95 che ci mette spalle al muro con un uzi 9 millimetri piantato al cranio. Noi, venticinque vittorie delle ultime ventisette, che ne perdiamo due di fila alle Western Conference Finals.
Garaquattro alla Chesapeake Arena di Oklahoma City è la nostra garasette. Se finiamo sotto 1-3, è finita. La pressione è esasperante. Quando i Thunder partono 23-9 e poi 31-16 a noi prendono già le misure per le bare. Westbrook non si marca, è lui il leader dominante, in assoluto; Durant appare quasi come una comparsa. Siamo in ginocchio, quando dal nulla “Matrix” Marion ti spara un fotonico 4/4 da tre nel secondo quarto che unito ad 8 punti di Wesley Johnson riporta tutto in equilibrio (58-55)! Westbrook prova ancora a dare la spallata (96-88), ma ormai noi sentiamo l’odore del sangue! 2’07” dalla fine, OKC avanti di uno, Farmar ruba, passa a George in contropiede, sorpasso (110-111)! Quarantotto secondi alla fine, Durant ci prova, George lo stoppa, poi ci riprova, George lo ristoppa e dall’altra parte il Mamba Nero, in post, confeziona il 112-115! Quando Westbrook (37) manda sul ferro la tripla per l’overtime noi impazziamo sul parquet! Era finita, eravamo finiti, siamo risorti, abbiamo sbancato OKC 116-120 con 32 punti, 5 rimbalzi e 5 assist di Kobe, 2-2 nella serie!
E la quinta, la quinta è il nostro pass per le Finals! Li polverizziamo 105-83, con 30 e 6 rimbalzi del Mamba, 23 addirittura di Papanikolaou, ci siamo!!! Eh, un cazzo…Alla sesta sono loro che ci cancellano, con la stessa moneta: 104-81, questa volta con una prestazione alla Durant di Durant (27 punti, 8 rimbalzi, 8 assist), ma anche 20 e 10 rimbalzi di Ibaka. E McCallebb si storce una caviglia, starà fuori 2 settimane.
Affronteremo garasette, allo Staples Center, con Farmar titolare. E Danny Green che prima che impari il barbasistema del tira chi è libero farà prima l’uomo ad andare su Marte. Miami aspetta di sapere chi sarà la sua avversaria.


Thursday, January 2, 2014

Western Conf. Semifinals, game 1-4: LA Lakers - San Antonio Spurs


L’uragano barbalakers colpisce anche il Texas, Fort Alamo prova una strenua resistenza, ma alla fine si sfonda, saltano le barricate.
Mandiamo subito il messaggio dopo la prima palla a due della serie: 12-1 in pochi minuti. Il primo canestro su azione di San Antonio arriva solo a metà del primo quarto, ed è un goaltending di Papanikolaou. Gli Spurs, senza Leonard e con Duncan e Ginobili quarantenni, fanno miracoli di resistenza: lo fanno con la panchina, dalla quale esce l’ex play dei Pacers Darren Collison, sorprendono col pivot ex Maccabi Shawn James e passano persino a condurre 57-65. Ma è chiara la sensazione che sia solo un fuoco di paglia. Paul George, zero punti zero nel primo tempo, esplode come una bottiglia di Pepsi crivellata di Mentos. Segna 18 punti negli ultimi sette minuti, per un totale di 26 nel secondo tempo, e tutti a casa. Novantanove Lakers, 90 Spurs, 1-0.
San Antonio, che proviene dalle sette fatiche del primo turno contro Sacramento, tanka completamente garadue per dare tutto nelle partite in Texas: la seconda allo Staples finisce con un clamoroso 106-73 con quasi una “doppia tripla doppia; 35 punti, 7 rimbalzi e 9 assist per Bryant e triple double completa di Paul George con 21 punti, 15 rimbalzi e 10 assist!
Garatre per gli Spurs è tutto, è la prima in casa di una serie che può chiudere un’era, quella di Duncan e Ginobili, praticamente certi ritirati a fine stagione. L’argentino, in particolare, sembra sentire questo momento. Con le ultime forze rimaste disputa un secondo tempo strepitoso e a 10” dalla fine ci prova. Noi avanti di due, Manu azzarda il triplazo eroico. Carica sulle gambe, gomiti in fuori, occhi della tigre sull’anello. L’esecuzione è troppo, troppo lenta. E’ un invito alla stoppata che Bryant esegue in scioltezza e col successivo 2/2 in lunetta la chiude 96-100, sigillando una prova strepitosa da 38 punti. E’ il morso decisivo alla serie. Il veleno iniettato dal Mamba Nero in garatre ha i suoi effetti nell’ultimo periodo della quarta partita. Dopo tre quarti di strenua resistenza, la squadra di Popovich crolla definitivamente sotto i colpi di George e Bryant ed il 98-107 chiude i conti. Quattro a zero. Un,altra spazzolata. Ma sia contro gli Utah Jazz, sia contro questi vecchissimi San Antonio Spurs, lo sweep era quasi già scritto. Anzi, c’è il timore che per i Lakers i playoff non siano mai ancora iniziati, mentre le altre sono già rodate da due turni certamente ben più impegnativi. E ora il salto sarà quantico. Alle Western Conference Finals incontreremo loro, i campioni Nba in carica, gli Oklahoma City Thunder di Kevin Durant, Russell Westbrook e Marcus Thornton. 

Saturday, December 28, 2013

First Round, game 1-4: Los Angeles Lakers - Utah Jazz


Il messaggio viene mandato in garatre, la prima della serie a Salt Lake City. I Lakers stanno già 2-0 dopo il 102-93 di game one e il 106-93 della seconda, due gare controllate di supremazia territoriale. Nell’opening game della serie si era sfiorato anche un record dei playoff, quello di bombe segnate da un giocatore. Appartiene ancora Rex Chapman, che con Phoenix ne segnò 9 in una partita del 1997, ma è andato vicino a perderlo.
Del record di Chapman durante la partita non si ricordava un razzo nessuno, ma delle 12 triple segnate da Kobe nel 2003 in una gara di regular season contro i Seattle Supersonics sì, ed è a quelle che tutti pensano quando Nick Young a metà terzo quarto ha già nella fondina un clamoroso 7/7 behind the arc. Perché di tempo, per farne 12, ce ne sarebbe. Il tira chi è libero in questa partita lo ha illuminato come John Belushi quando vede la luce, si fa trovare sempre wide-open, e il fatto che da ala piccola aveva come marcatore Gordon Hayward, che non riusciva a stargli dietro nei barbatagli, lo ha certamente avvantaggiato.
Ma poi quel 7/7 è stato seguito da qualche forzatura di troppo (o forse Kobe gli ha detto qualcosina…), si è trasformato in un comunque ragguardevole 8/12 (per 32 punti totali), ma non sufficiente a riscrivere i libri di storia, anche se resta una delle più grandi prestazioni individuali da tre punti nella storia dei playoff Nba. Gare di Bisy escluse, naturalmente.
Dicevamo di garatre, comunque. Qui dominiamo brutalmente, fino a raggiungere persino un clamoroso +38 con Bryant ad istigare i compagni a sfondare quota +40. Spediamo il messaggio ai Jazz, ma anche ai prossimi avversari: non vi lasceremo neanche un centilletro cubico d’aria. Finisce 80-110, Dalembert tira giù 13 rimbalzi contro Favors in meno di venti minuti e Bryant, 35 punti con una fluidità da ventenne, smette di bastonare i Jazz soltanto alla sirena finale, nonostante la partita si fosse chiusa già da un pezzo; hanno dovuto portarlo via, perché altrimenti sarebbe andato avanti a brutalizzarli con atti di bullismo anche negli spogliatoi segnando in fader nei loro cestini con palline di carta. Il “3-0 to 3-4” contro Portland negli scorsi playoff è una ferita ancora aperta per il Mamba. Lui quest’anno deve vincere. E non farà sconti a nessuno.


Garaquattro chiude la serie. Replichiamo sostanzialmente la terza partita, all’Energy Solution Arena finisce 82-107, George Mvp (28 punti, 7 rimbalzi), Derrick Favors annientato difensivamente da M.Gasol che, iniziati i playoff, si fa sentire. In un soliloquio gialloviola degni di nota due episodi: un rocambolesco buzzer beater di Bryant sulla sirena del primo tempo (tiro da sette metri, fallo non fischiato, Mamba che rotola a terra mentre la palla sbatte contro il tabellone e va dentro) con annesso impazzimento urlato mai sentito prima dei due telecronisti alla Dick Vitale (“BUZZEEER BEATEEEER! OOOH! OOOH! OH! OH! OH! OH! OH!” https://www.youtube.com/watch?v=br3AaISFc-A) e Daniel Hackett che difende come un forsennato su Trey Burke sul 3-0 e +28 Lakers a 50” dalla fine. Questo è lo spirito!
Alle Western Conference Semifinals ci sarà la classicissima contro i San Antonio Spurs, ma gli Speroni sono di nuovo nell'incubo. Kawhi Leonard si è appena rotto il crociato per la seconda volta in tre anni, altri 8-10 mesi fuori. Leonard perse tutta la stagione 2014-15, la seconda dell’Asso, per lo stesso infortunio.