Showing posts with label 3.1.1.. Show all posts
Showing posts with label 3.1.1.. Show all posts

Saturday, January 7, 2012

NBA FINALS, GAME 6: LA LAKERS - MIAMI HEAT


" C O N G R A T U L A T I O N S   W I T H   T H E   2 0 1 2   N B A  C H A M P I O N S ,  M I A M I   H E A T ."  Le parole di Davide Sterno rimbombano dentro uno Staples Center ghiacciato, che credeva nella rimonta da 0-3. E invece Miami questa volta non spreca il terzo match point, ci surclassa 83-99 e viene a vincere a casa nostra il secondo titolo della sua storia, il primo per Sua Maestà LeBron James che oggi con quasi una tripla doppia (25 punti, 6 rimbalzi, 10 assist) si va ad aggiudicare meritatamente anche il titolo di Mvp delle Finals, che arriva dopo quello di miglior giocatore della stagione. Che annata per il Prescelto!


Che garasei non sarebbe stata come le ultime due lo percepiamo subito. La consistenza dell'aria, infatti, è cambiata. La difesa di Miami torna l'impenetrabile roccaforte delle prime tre partite, ci costringe ad un 1/8 al tiro in avvio spedendoci subito sotto di 12 (2-14) dopo appena 3', tirando con 7/9.
Noi lottiamo con i denti, con tutta la forza che abbiamo, recuperiamo con uno strabiliante Devin Ebanks, impattiamo a quota 21 con un fade di Kobe a 2" dalla fine del primo quarto, ma l'aria non è più la stessa di game 4 and 5, si vede chiaramente che stiamo andando più lenti di loro, che sono tornati ai livelli energetici delle prime tre partite. Ma non molliamo! Finiamo nel secondo quarto a -7, rispondiamo un 10-2 di controbreak finendo per la prima volta in vantaggio (33-32). Ma siamo stanchissimi e il Triple Post Offense 1996, che ci ha fatto vincere le due precedenti partite, non scorre più. Hanno trovato le contromosse. Hanno ritrovato energia. E hanno ritrovato Mario Chalmers (13 punti) e Udonis Haslem (doppia doppia da 12 + 10). E' da loro, insieme ad Ilgauskas, che arrivano i colpi ai fianchi che ci tolgono il respiro, mentre LeBron James ci chiude all'angolo spedendoci a -11 a 34" dalla fine del terzo quarto (62-73). Non ne abbiamo più, nonostante Kobe non si arrenda: alla fine per il Black Mamba, distrutto, ci saranno 39 punti, 7 rimbazi e 5 assist.
Ma today è troppo solo. Manca l'apporto vitale di Shannon Brown, manca Bynum (cancellato da Ilgauskas e Haslem). La prima firma sul titolo arriva a -4'39" quando LBJ ci castiga da tre per il -14 (75-89). Kobe non ci sta, spara tre bombe di fila per un miracoloso -9 che fa sperare, ma l'azione successiva il Prescelto decide che è ora di finirla. Partenza in palleggio incrociata, dunk devastante saltando da fuori area in testa ad Odom, fallo di "Lamarvellous", e James che completa il 2+1 dalla lunetta. Game, set, match. Dopo 12 Finals vinte su 12, per la prima volta il Coach Zen Barbatrucco perde una serie che vale l'anello.
Non c'è più spazio, non c'è più tempo. Possiamo solo guardare le lancette dell'orologio che scandiscono il countdown. Vince Miami, 4-2, e noi rimaniamo lì di sasso. Ci credevamo. A mente fredda forse analizzeremo il tutto con più raziocinio, forse accetteremo che contro questi Heat in questa forma qui, c'era poco da fare. Adesso siamo stremati in panchina a guardare i festeggiamenti di Miami. Fortuna che c'è ancora la biondazza e i Triple Post Offense, today, non sono certo finiti.




I risultati delle Finali NBA
Los Angeles Lakers – Miami Heat 2-4

NBA CHAMPIONS
Miami Heat

Friday, January 6, 2012

NBA FINALS, GAME 5: LA LAKERS - MIAMI HEAT

S M O C C O L O   I N  A S S I R O B A B I L O N E S E  a 8” dalla fine quando perdiamo l’uomo e LeBron James smarca Mario Chalmers wide-open behind the arc per la bomba che vale il titolo NBA, proprio lui che già decise da tre allo scadere un campionato NCAA portandolo all'overtime.


Ma non può andargli sempre bene... Ferro. Ferro!!! PROPRIO COSI', L'HA SBAGLIATA!!! E poi Kobe cattura il rimbalzo ad un’altezza siderale, subisce il fallo sistematico, segna il 2/2 in lunetta per il +3 Lakers, Mike Miller a -1”, braccatissimo da Ebanks, schianta sull’anello la tripla dell’overtime e Andrew Bynum a 9 decimi dalla fine imbuca l’1/2 che sentenzia l’inimmaginabile: Heat 95, Lakers 99, si va a garasei!!! I N S A N E.
Game 5 all’American Airlines Arena è da apoteosi della pallacanestro. Wade parte feroce con 12 punti impossibili nei primi 8’, noi teniamo testa e non li lasciamo respirare. Spremiamo tutto quello che abbiamo con una difesa da fabbri ferrai, sempre addosso all’uomo, non lasciando correre nemmeno un’azione. Ecco perché a 8” dalla fine, con noi avanti di uno e Miami palla in mano per l’ultimo attacco, smoccolo in assirobabilonese, perché quel misunderstanding in marcatura che lascia Chalmers wide-open da tre è l’unico errore difensivo che commettiamo in tutta la partita.
Partita che ha un picco massimo di vantaggio nel primo tempo limitato a quattro punti (22-26 noi nel secondo quarto), che diventano sei nel terzo periodo quando il vero protagonista di gara cinque, Shannon Brown (18 from the bench) deflagra la bomba del 51-57 Lakers, e poi un’altra per il 62-67, fino ad un massimo di +7 a 7’20” dalla fine quando un ottimo Theo Ratliff deposita una coppia di liberi (68-75). Ma dall’altra parte, oltre a “Flash” Wade, c’è anche un LeBron James ultraterreno. Il Prescelto non ci sta e comincia ad inventarsi canestri impossibili da oggniddove, con 20 uomini addosso, strappando camionate di rimbalzi offensivi e rimettendo tutto in piedi sul 75 pari a 5’ dall’anello. Ma per due volte gli Heat falliscono il sorpasso che avrebbe potuto girare l’inerzia emotiva della partita, prima mandando sul ferro una sospensione laterale di Ilgauskas, poi con Wade che non completa un gioco da 2+1 sbagliando il libero aggiuntivo. Noi non ce lo facciamo ripetere. Ebanks penetra, scarica e mette Shannon Brown wide open da tre: bucket! Dal possibile -1 passiamo all’effettivo +4 del 79-83! Ma non basta.
LeBron è una furia umana incontrollabile e pareggia tutto a quota 87 e partono gli ultimi tre minuti da completa follia emotiva, che Spoelstra si gioca piazzando LBJ per la prima volta da numero 4 e io che rispondo mettendo ala-pivot Ron Ron. L’azione successiva Ebanks decolla su Bosh, fallo dell’ex Raptor e affondata micidiale di Devin aggrappandosi all'anello come un orango, libero aggiuntivo a segno e siamo di nuovo a +3. Per poco: James (30 punti) castiga in sospensione, Kobe inventa da sotto, ancora LeBron brucia la retina dai 6 metri, ancora Kobe s’inventa un miracolo in entrata. Ancora LBJ ci castiga, ancora Kobe ci porta a +3, fino a che Wade  (24 con 10/16 from the field) non smiracola un canestro impossibile che vale il 95-96. Attacchiamo, ci facciamo ingolosire da Ebanks wide-open da tre e il tentativo dell’ex West Virginia finisce sul ferro.
Miami ha l’ultima azione, sotto di uno. LBJ caracolla, ci accorgiamo troppo tardi che Chalmers è smarcato oltre l'arco e il Prescelto lo serve subito, mentre Shannon Brown tenta inutilmente di andare a chiudere sulla tripla: il tiro da tre parte wide-open, tutto il pubblico in piedi pronto ad esplodere. La sentenza sembra già scritta. E invece la bomba dell'anello esce corta sul primo ferro...  Clamoroso. Accorciamo a 2-3 (Bryant Mvp con 35 punti e 13/18 al tiro), annulliamo anche il secondo match point casalingo a Miami e ora la serie si trasferisce definitivamente a Los Angeles.
Siamo ancora sfavoriti, ma 2-3 è sempre meglio che 0-3...

Thursday, January 5, 2012

NBA FINALS, GAME 4: LA LAKERS - MIAMI HEAT


The Night of the Ring, titola il Miami Herald, dove la “R” è disegnata come una corona, quella di The King, LeBron James: è la sua notte, quella del suo primo anello. L’American Airlines Arena è una bolgia bianco accecante, noi siamo ancora negli spogliatoi e ho da dire soltanto due parole: DAI CAZZO!!!!!
Dopo due minuti e 49” di gioco sta già 11-2 Miami… Chiamo time-out e dico qualche parolina in più: “Non mi interessa la vittoria, ma oggi voglio capire chi merita di stare qui e chi no”. E faccio qualche cambiamento, dentro Ebanks e Odom. E dalla sacca tiro fuori il manuale del Triangolo, stagione 1995-96.
E la risposta non si fa attendere: il Triple Post Offense degli imbattibulls ci crea più movimento in attacco, Ebanks dà più energia e velocità e piazziamo un contro break di 15-2 che ci manda avanti di 13-17! Durerà? Durerà!
Nel secondo quarto , quando tutti si aspettavano la veemente risposta degli Heat, noi resistiamo dietro la nostra trincea yellowiola: Wade si chiama fuori con il 3° fallo, James è sfidato di fisico e solo un inarrestabile Chris Bosh (16 punti all’intervallo) tiene in piedi gli Heat, oggi traditi da Chalmers, che pure insieme a Eddie House aveva sparato due triple che sembravano consegnare il match alla squadra di Spoelstra (48-42). Ma all’intervallo è di nuovo perfetta parità (48-48) con noi che abbiamo già tirato 18 tiri liberi, Kobe che ha già 17 punti a referto e il Coach Zen che mischia le carte difensive ad ogni azione, passando continuamente dalla uomo, alla zona 1-3-1, alla zona 2-3, alla Box & One, alla zona adattata e chi più ne ha, più ne world peace.
Nel terzo quarto, il capolavoro. La nostra difesa è dura, contestiamo ogni tiro, le palle recuperate lanciano Ebanks a campo aperto e l’ex West Virginia si esibisce in tre schiacciate devastanti che zittiscono tutta l’Arena. Insieme a “Lamarvellous” e al solito Kobe, piazziamo un break spaventoso di 23-8, ritrovandoci improvvisamente a +15 sul 56-71!!!
Gli Heat non mollano, sono in serata da “paura di vincere” (molte triple wide-open spedite sul ferro, lo scardina-zone James Jones che chiuderà con zero punti zero) ma riescono comunque a risalire a -9 quando Kobe dribbla tre avversari, s’arresta, vede Ron Ron, lo serve e Metta World wide open brucia la retina da tre per il 76-88 a 4’06” dalla fine. E’ il primo uppercut. Il secondo, quello che manda Miami definitivamente al tappeto, lo piazza Gasol: frustata dalla lunetta a -1’26” per ricacciare gli Heat indietro di otto (86-94). Non c’è più tempo.
Sbanchiamo l’American Airlines Arena per 90-101 dopo essere stati massacrati nelle prime tre gare! Che reazione! Forse tardiva, ma che reazione! Kobe è l’Mvp con 31 punti, ma la cosa più importante è che sono arrivate le risposte che volevo: da Lamar Odom (12 punti, 13 rimbalzi), da Shannon Brown (12) e da Andrew Bynum (11 + 12)! E, soprattutto, dominiamo a rimbalzo: 47-32. Miami, tradita da Wade (solo 4 punti con 2/9 al tiro!), ha ancora tre match point (ma solo uno in casa) e rimane sempre nettamente favorita. Forse questa prestazione avremmo dovuto farla in garatre e forse sì sarebbe realmente cambiato qualcosa. Ma comunque abbiamo mandato un messaggio chiaro: http://www.youtube.com/watch?v=jHZvoK9dCWU

NBA FINALS, GAME 3: LA LAKERS - MIAMI HEAT




“I’m goin’ down” dicono le parole di Bruce Springsteen. E siamo davvero andati sotto. 0-3 gente, si sono aperti tutti i boccaporti del nostro sottomarino e stiamo precipitando a picco sul fondale. Un’altra mazzata (102-82), una partita già chiusa all’intervallo (60-36…), un intero secondo tempo di garbage time. E ora Lakers-Heat non è più una questione di chi vincerà l’anello, ma se saranno o no le Finals più scontate di sempre. Tre gare, tre massacri. Qui, nel terzo quarto, finiamo anche a -27 su di un imbarazzante 67-40. Al Barba non resta che allargare le braccia di fronte alla superiorità disarmante di Miami che ancora una volta ci ha demolito con LeBron James fermo a soli 13 punti, ma con ben sei giocatori e mezzo in doppia cifra: Wade Mvp con 20 punti, la sorpresa dal nulla Eddie House con 16, James e Jones con 13, Chalmers e Ilgauskas con 10, Bosh fermo a 8 con 9 rimbalzi.
E la solita, devastante, differenza di energia che si manifesta subito alla prima azione quando Dwyane Wade affonda una dunk “and one” in faccia a Bynum e l’intera American Airlines Arena tutta in bianco che esplode in una supernova. Da lì in poi è un massacro. Kobe non solo non riesce ad entrare in partita, completamente stritolato dalla difesa Heat, ma nemmeno riesce a ricevere: chiuderà con 16 punti, 5 falli, 7/17 al tiro e tutto l’ultimo quarto in panchina con la testa china. Spossato. Svuotato. Sconfitto.
Miami, invece, è uno schiacciasassi nucleare e Eddie House - invisibile nelle prime due partite - è la sua variabile impazzita odierna: spacca in due la partita nel secondo quarto quando in coabitazione con Jones esplode 4 bombe consecutive che ci cancellano, mentre Wade segna canestri impossibili allo scadere dei 24” che ci fanno cadere le braccia. Non ce n’è proprio e il solito dato dei rimbalzi dominati dagli Heat (47-39) fotografa la situazione: più energici, più atletici, più in forma, più tutto. Noi sembriamo quelli della serie con i Mavericks last year. Un crollo inspiegabile, con i giocatori in ritardo su tutto e che vanno a rimbalzo senza saltare. Con tutte tutte ma proprio tutte le palle vaganti che ci passano davanti ai piedi ma che finiscono a Miami soltanto perché noi non ci degnamo a chinarci per raccoglierle... Inaccettabile. Nel secondo quarto, dove si è decisa la partita, tiriamo col 27%...
Troppi giocatori nei Lakers sembrano aver completamente staccato la spina. Ed è questo, più di tutto, l'aspetto peggiore. Un gruppo unito, che si sfascia in questa maniera, lascia più di un punto interrogativo sul futuro di questa squadra.



Wednesday, January 4, 2012

NBA FINALS, GAME 2: LA LAKERS - MIAMI HEAT

La foto della partita arriva a 6’14” dalla fine. Mike Bibby, veterano di mille battaglie, fa tre palleggi tra le gambe sul posto e poi lascia partire la freccia infuocata in faccia a Fisher. Bucket. Lakers 69, Heat 88. Tornando in difesa, Bibby fa un “no no” con il dito indice rivolto alla panchina yellowiola, alla Dikembe Mutombo. 


“Stavolta non ce n’è”, sembra volerci dire il play 34enne che si ricorda ancora bene quando qui allo Staples venne fatto fuori in garasette con la maglia dei Sacramento Kings, nei playoff del 2002. Stavolta no.
Miami espugna lo Staples anche in garadue (92-105) e ipoteca il titolo NBA portandosi in vantaggio per 2-0, con tre gare ora da giocare all’AA Arena. Mai in carriera il Barbatrucco era finito sotto 0-2 nei playoff. Mai aveva perso una Finale delle dodici fin disputate. Ma here per i Lakers sembra proprio non esserci scampo. 
Gli Heat, once again, ci sovrastano, stritolandoci con una difesa granitica, forte della maggior energia e fisicità che LeBron & Co. debordano sul parquet. Ma ancora una volta è dalle retrovie che arrivano le pugnalate sanguinolente:l’Mvp ombra, once again, è Udonis Haslem. Parte in quintetto da “pivot atipico” e annulla letteralmente Bynum, che cerchiamo costantemente per metterlo in ritmo dopo l’inesistente garauno. Ma non c’è niente da fare. Haslem se lo lavora ai fianchi, gli impedisce di girarsi, gli contesta ogni tiro, Bynum si innervosisce, sbaglia 5 dei primi 6 tiri e viene letteralmente cancellato. Al resto ci pensa LeBron? No. Finiamo a -19 a sei minuti dalla fine nonostante il Brone abbia disputato una gara ai margini, con 14 punti e 6/21 al tiro… E se perdiamo anche col Prescelto così... I veri protagonisti sono stati Chris Bosh (Mvp con 22 punti e 9 rimbalzi), Mario Chalmers (letale con 24), Dwyane Wade (20) e la difesa granitica di Ilgauskas e Haslem (anche 8 punti e 11 rimbalzi per lui). Ma non sono i singoli, è la coralità diffusa degli Heat che ci sta letteralmente mettendo in ginocchio. Gli attacchi furiosi arrivano da tutte le parti, la circolazione di palla è magistrale e noi vecchi, lenti e stanchi non riusciamo a stargli dietro. Kobe è stritolato (28 punti ma con 10/27 al tiro…), Artest è ancora una volta nullo (5 punti, 2/9 al tiro) e Miami ci svetta sopra la testa con un atletismo sfinente, concedendosi secondi, terzi e a volte quarti tiri con i rimbalzi offensivi. Il dato dei rebounds è implacabile: Lakers 35, Heat 55!
Noi stiamo sempre sotto, Miami esce subito fortissima dai blocchi di partenza (13-22) e la minima speranza la nutriamo solo all’intervallo, quando Fisher segna una bomba a 9 decimi dalla sirena regalandoci un miracoloso -3 (42-45). Ma è solo un fuoco di paglia. Noi ci scontriamo sui contatti durissimi degli Heat, gli arbitri non fischiano nulla, ci innervosiamo, perché a noi ci sanzionano anche i sospiri. Così come in garauno, la metà del terzo quarto ci è fatale. E’ lì che Chris Bosh domina le scene, è lì che finiscono le nostre possibilità di vincere l’anello. 0-2 guys, serve l'impresa memorabile.

NBA FINALS, GAME 1: LA LAKERS - MIAMI HEAT


S P A Z Z A T I   V I A . I Miami Heat atterranno a LA Land inferociti a bestia, sfondano i cancelli dello Staples Center, lo radono al suolo e si riprendono di forza il maltolto, ovvero quel fattore campo guadagnato di diritto con una regular season monumentale (25-4) ma inspiegabilmente invertito in queste Finals dal “Baco della 2K”. Garauno delle NBA Finals 2012 ci lascia stritolati da un 83-110 che si commenta da solo. Un terrificante -27 che riporta tutta Los Angeles al famoso “Memorial Day Massacre”, ovvero la game 1 delle Finals 1985, quando i Boston Celtics di Larry Bird espugnarono il Great Western Forum di 34 punti.
Fin dal pregara si intuisce che la consistenza dell’aria è diversa tra le due squadre. Wade fa su e giù aggrappato all’anello, James saltella a molla dando high-five a tutti mentre i Lakers attendono la palla a due fermi in semicerchio. Si viaggia a energie completely different. Io poi faccio l’errore di scoprirmi: vado immediately di zona 2-3: James la castiga all'istante dove non dovrebbe, ovvero con una schiacciata debordante e fallo subito… Si vede subito che gli Heat vanno al doppio della velocità, riposati dal 4-0 secco sui Bulls, mentre noi siamo già sulle gambe, consumati dalla vecchiaia e dalla serie contro i Mavs. Ma nonostante l’avvio marchiato Miami (2-9 e 12-20) e nonostante la gara viaggi su binari diversi d’intensità, riusciamo comunque a a tenere, finendo anche per passare avanti su una tripla di Blake in apertura secondo quarto (25-24) dove rispolveriamo Derrick Caracter, dopo che per tutti i playoff “Baby Face” aveva lasciato il posto al più ruvido Theo Ratliff (che a sua volta non ha praticamente mai giocato in regular season). Caracter mette anche 6 punti insperati, ma Miami trova inaspettatamente ottime soluzioni dal 39enne ex Fab Five di Michigan State Juwan Howard, che si esalta anche alla vecchia maniera.
E’ Dwyane Wade, però, quello che si fa scivolare dentro la partita osmosizzandola alle sue molecole. “Flash”, anche se alla fine chiuderà con soli 14 punti, controlla mentalmente il match nel secondo periodo, dominando più di presenza che con punti effettivi. Fa paura. Riusciamo a rimanere aggrappati alla gara all’intervallo (42-49), ma nel terzo quarto è una carneficina: fa irruzione, infatti, LeBron James. Il 50-57 a metà terzo periodo è un miracolo di breve durata perché nel giro di 5’ Miami ci arrostisce con un break lanciafiamme di 21-7 che ci spedisce sotto per 57-78. Ventun punti in cinque minuti.  La furia del Brone è debordante, noi non riusciamo a scalfire il loro scudo stellare e veniamo criogenizzati. Abbiamo un sussulto solo quando Gasol infilza da metacampo una preghiera sulla sirena per riportarci a -16 (64-80), ma è solo un'illusione di rimonta. James (17 punti dopo l’intervallo) chiude subito tutto a doppia mandata ad inizio quarto quarto e noi finiamo anche a -28 a 3’30” dalla fine quando in campo ormai ci sono solo le riserve.
Il Prescelto è l’Mvp di garauno (29 punti, 9 rimbalzi, 11/20 al tiro), Wade si limita a 14, Bosh a 13, ma la vera pompa di benzina di Miami arriva dalle retrovie: ci hanno devastato i 14 punti di Mario Chalmers, l’energia di Juwan Howard, i 14 punti di "Z" Ilgauskas e, soprattutto, i 9 punti piazzati nei momenti chiave di Udonis Haslem, che già fu decisivo per la vittoria del titolo 2006. Noi abbiamo Bryant a 28 e Gasol a 19, ma l'indice è puntato tutto su Andrew Bynum: 3 punti e 3 soli tiri presi. Il delitto perfetto sta qui? Non solo. Non si considera infatti l'implacabile difesa, sia d'anticipo, sia "di petto", che Udonis Haslem ha applicato su Bynum, che non riusciva nè a ricevere, nè a girarsi. E' proprio Haslem l'Mvp ombra di questa game 1. 

Tuesday, January 3, 2012

5 domande 5 about: The Western Conference Finals and other things

1.      Zen, è sempre il solito. Non siamo favoriti, siamo solo da semifinale, e poi eccoti qui ancora, alle Finali Nba, le tredicesime Finals in 23 stagioni!
“A dir la verità  sarebbero le quattordicesime, ci sarebbero nel conto anche quelle contro i Bobcats a nba2k9 che l’ormai famosa “Rivolta delle Macchine Ribelli” non ci fece giocare e che perdemmo 3-1 in simulazione.”
2.      Giusto. Comunque parlo di Finali giocate sul campo. E “on the court” coach Zen lei non ne ha mai persa una: 12 Finals vinte su 12.
“Mi sto toccando ovunque. Comunque sì, i numero dicono questo, ma servono solo agli amanti delle statistiche. Ma se proprio vogliamo insistere sulle cifre le dico che andremo ad affrontare una squadra che ha fatto 25-4 in regular season e 12-1 nei playoff. L’ha già fatto il totale? Right, sono 37 partite vinte su 42… Paura, eh? E’ anche vero però che in regular season è successo questo .
3.      Torniamo un attimo alla sfida con i Mavericks.
“Eravamo avanti 3-1 ed abbiamo evitato garasette sull’ormai celebre palombella di Terry all’ultimo secondo che si è spenta sul ferro, non le basta? Non hanno mollato mai, da veri campioni: si sono qualificati soltanto da settimi a Ovest, hanno fatto una vera impresa ad arrivare a pochi millimetri dalla “bella” delle Finali di Conference. Inoltre da garatre in poi hanno praticamente giocato senza Nowitzki, entrato improvvisamente in uno “slump” pauroso. La realtà è che se il tedesco avesse giocato da Wunderdirk a quest’ora eravamo già sul divano, idem se in Finale di Conference ci fossero stati i Thunder.”
4.      Disse così anche dopo la serie vinta contro gli Spurs con la frase Bastava solo una folata di vento diversa e a quest’ora eravamo già in vacanza.
“Perché è così. Inverta i fattori: Nowitzki ha segnato 6 punti di media nelle ultime quattro gare della serie. Se la stessa cosa l’avesse fatta Kobe secondo lei a quest’ora saremmo arrivati in Finale? E contro gli Spurs, tenga ben presente questo articolo . Tenermi a mente queste cose mi consente di tenere i piedi ben piantati per terra e di tenere ben presente una cosa: siamo sfavoriti, ma ci è stata concessa la possibilità di ritornare in Finale e ci è stato regalato pure il vantaggio del fattore campo. Dunque, carpe diem.”
5.      Che sfida sarà Heat-Lakers? Pardon Lakers-Heat…
“Per me la chiave è sempre Chris Bosh. Da James e Wade mi aspetto i soliti sfracelli apocalittici con relativi fallout atomici, ma è l’ex Raptor l’ago della bilancia. Se viaggia a 20 + 10 anche lui, per noi non ci sarà scampo.”

Western Conference Finals, game 6: LA Lakers - Dallas Mavericks

Mavs 94, Lakers 96, 5" alla fine e palla a Kobe... ecco cosa succede...



I N S A N E. La bomba da 10 metri di Jason Terry sulla sirena che prende il ferro, fa due mezzi giri attorno all'anello, s'aggrappa al cilindro arancione con tutte le forze, e poi desiste e cade di lato rimarrà per sempre negli incubi dei Mavs. Era il tiro della vittoria, era il tiro che avrebbe portato la serie a garasette! Esce. Nel modo più beffardo, nella gara più assurda della serie. E nel gelo più totale dell'AA Center noi possiamo finalmente far festa: S I A M O   A L L E   N B A   F I N A L S   A G A I N  ! ! !
Ma chi l'avrebbe mai detto che dopo la fine del primo quarto gara sei si sarebbe risolta così? Solo un pazzo. At the end dei primi 10 minuti, infatti, tutto sembrava già archiviato. Noi disputiamo il miglior primo quarto dei playoff segnando 38 punti con 14/16 al tiro, mentre Dallas si ferma a 13 con 0/10 behind the arc. Right guys. A fine primo quarto eravamo già a +25, i Mavericks sembravano strabolliti, stracotti, senza energie. Chi se lo aspettava che il secondo periodo sarebbe stato diametralmente opposto? Nel secondo quarto infatti i Mavs riemergono dalla vasca di Cocoon, tirano con 11/19 dal campo (e noi con 5/14) rifilandoci un break di 31-16, risalendo fino al -8 del 42-50 e riaprendo tutto, anche se all'intervallo (dove Kobe ha già 18 punti) ci arriviamo pur sempre sulla doppia cifra di vantaggio (44-54).
Nel terzo periodo i Mavs non riescono ad andare oltre il -9 (71-80), ma una bomba nel nulla di Terry a 6' dalla fine del match riapre nuovi squarci (80-89). E qui ci impiantiamo. Una dunk "and one" clamorosa di Brewer in testa a Barnes firma l'azione da tre punti del -6, poi Caron Butler e Jason Kidd ci risucchiano defitiviamente: 89-92! Ancora Caron Dimonio con gli occhi di bragia firma la partità a -2'57" con un 2+1 (92-92) e il palas diventa una polveriera nucleare!
A -45" un fade devastante di Kobe in faccia a Terry ci spedisce avanti 94-96 e quando Nowitzki, semi-wide open, sbaglia il suo classico tiro salendo le scale dai 5 metri a -27" la partita ci finisce in mano. Basta solo segnare nell'ultima azione. Andiamo da Kobe, against Terry: il Mamba spara, ferro, rimbalzo Butler, lancio e Terry sgancia da 10 metri alla disperata sulla sirena. Gira, gira, gira... sosta in bilico sull'anello..... ed esce.
Kobe è l'Mvp con 33 punti, 6 rimbalzi, 4 assist e 10/ 16 al tiro, ottimo Ron Ron (13 punti nei primi 15 minuti), non basta ai campioni in carica il tandem Terry-Butler (45 punti in due), perchè Nowtizki tradisce ancora. Se solo il Wunder avesse giocato questa serie nelle sue possibilità, a quest'ora eravamo già a casa.

E invece? E invece siamo in Finale! * Anche se non avremmo mai voluto il "bug" che si ripresenta puntuale anche qui. Nonostante gli Heat abbiano il miglior record della Lega, infatti, il vantaggio del fattore campo è misteriosamente ai Lakers.


I risultati delle Finali di Conference 

Western Conference
Los Angeles Lakers – Dallas Mavericks 4-2

Eastern Conference
Miami Heat - Chicago Bulls 4-0

NBA Finals
Los Angeles Lakers - Miami Heat *

Friday, December 30, 2011

Western Conference Finals, game 5: LA Lakers - Dallas Mavericks

“Re Nowitzki ha già abdicato”. “Wunderlost”. “Dallas Never-more-rings”. Sono solo alcune headlines dei newspepa dopo la sconfitta dei campioni in carica in garaquattro all’AA Center. Coach Carlisle li ha stampati tutti, li ha fotocopiati e li ha incollati ovunque: dentro l’aereo che ha portato la squadra a LA Land, nella hall dell’albergo, nelle camere dei giocatori, negli spogliatoi dello Staples Center.
L’effetto ottenuto? Lakers 70, Mavericks 77, serie riaperta e si ritorna a Dallas per garasei! Cla-mo-ro-so. Tutti i network stavano già muovendo i loro reporter verso Miami per le preview delle Finals contro i Lakers, tutto il merchandising della Lega stava già stampando i gadget della sfida tra LeBron e Kobe, tutta la programmazione televisiva era già stata reimpostata in vista delle Finali. Tutto da rimettere nel cassetto.
E proprio i due sotto accusa, ovvero Dirk Nowtzki e Tyson Chandler, non ci stanno. Il pivot torna ad essere il muro difensivo che ha cambiato, last year, la stagione dei Mavs, mentre il tedesco svolta incredibilmente di 360° il suo essere, contribuendo con altro "materiale" là dove, per la terza gara consecutiva, non riesce più. Il Wunder, infatti, va incontro all’ennesima gara inesistente in attacco (addirittura solo 3 punti con 3/13 dal campo!), ma gira la partita lavorando di rimbalzi (13) e assist (4) innescando la contraerea formata dai due Jason: Kidd, Mvp again a 39 anni accarezzando again la tripla doppia con 16 punti, 8 rimbalzi e 9 assist, e Terry (19 punti, 7 rimbalzi). E siccome anche Caron Butler di “boards” ne ha presi ben 7, emerge come da questo terzetto di piccoli che non supera i due metri siano usciti ben 22 rebounds! E’ stato l’aspetto, insieme alla difesa, che ha consentito ai Mavs di espugnare per la seconda volta lo Staples in questa serie.
La loro partenza è subito forte (4-13), noi rimontiamo subito con 8 punti di Artest (16-17), torniamo ancora sotto (20-27), rimontiamo e passiamo avanti con la panchina e i giochi a due tra Odom e Barnes (38-34), e andiamo ancora sotto all’intervallo (38-42). Ma è un fatto ad inizio terzo quarto che ci fa capire come gira, ovvero Kobe da tre dall’angolo che prende il palo colpendo il lato del tabellone. Era wide-open... Mai visto prima. Così come era stata mai vista prima una dunk violentissima di Tyson Chandler in rimorchio, in testa a tutta la difesa losangelina (38-44), con il pivot a puntare i due indici verso il Mamba, in segno di sfida. Noi riusciamo ancora a tirarci su con la panchina, salendo anche a +5 a 41” dalla fine del terzo quarto (57-52) a coronamento di break purple&gold di 19-8. Poi non segniamo più. Ci impiantiamo a quota 57 per i primi 4’ dell’ultimo periodo, dove Dallas pareggia, sorpassa e se ne va via sulle triple di Kidd e DeShawn Stevenson, con Marion dentro e Nowitzki in panchina. A 6’ dalla fine Tyson Chandler da sotto deposita il +9 Mavs e il mostruoso break è servito: dal 57-52 per noi al 57-66 per loro. Quattordici a zero. Stesi. O meglio, litterally stritolated dalla loro difesa. Serve a poco risalire fino a -6. L’asse Nowitzki-Kidd ci tira giù la sbarra. Il Wunder smarca divinamente wide open Giasone che a -1’56” chiude tutte le questioni infilzandoci con la bomba del 66-75. Noi, che chiuderemo la partita con il 36% al tiro (…), alziamo definitivamente bandiera bianca. Kobe, stremato (19 punti, 7/19 dal campo) ha lo sguardo perso nel vuoto.


Era la gara che ci avrebbe riproiettato alle Finals dopo due anni. E invece si riapre tutto con il fattore campo che salta per la quarta volta consecutiva in questa serie. 3-2 Lakers ancora, ma adesso per garasei si va a Dallas, in una città tornata in ebollizione: sente tutta l’aria dell’impresa impossibile. Che ora impossibile non lo è più.

Thursday, December 29, 2011

Western Conference Finals, game 4: LA Lakers - Dallas Mavericks



C A P O L A V O R O    L A K E R S! E processo, ferocissimo, della stampa texana a Dirk Nowtkzi. L’Mvp delle Finals 2011, dopo i 7 punti con 3/8 al tiro in gara tre, disputa un’altra partita da pesante j’accuse che le pur scarse cifre (10 punti, 5/12, 4 perse) non riescono nemmeno a spiegare. L’ultimo quarto di Wunderdirk è una tregenda tedesca: lento, lentissimo, si fa intercettare i passaggi, sbaglia incredibili tiri wide-open, si fa letteralmente strappare la palla dalle mani, anche in palleggio e schianta assist dietro il tabellone… Un crollo inspiegabile, quasi come quello successo a Kobe last year, proprio nella serie contro i Mavs. E l’ultimo quarto disastroso di Nowitzki non può che spianarci la strada verso un facile 80-93, anche se fino a 5’ dalla fine tutto era ancora in discussione. Ma come in game 3, ci ha pensato Metti Pace nel Mondo... 
La prima "ron-ronata" arriva a -4’50” quando un clamoroso Fisher (15 punti, 6/7 al tiro, 6 assist!) risolve un attacco ingarbugliato allo scadere dei 24” inventando un passaggio che sposta tutta la difesa Mavs mettendo Ron Ron da solo con i piedi per terra oltre l’arco: swish e +8 Lakers! (69-77). Esattamente un minuto dopo, a -3’56”, arriva il colpo di grazia, ancora con Artest che da fermo rilascia un’altra tripla, questa volta in faccia ad un sempre più spento Nowitzki: swisssh, +11 L.A. (69-80). E tanti saluti.
Ma garaquattro non è stata tutta così, anzi. Quando a metà secondo quarto siamo precipitati due volte a -12 (40-28 e 42-30) nell’AA Center aleggiava già il 2-2 nella serie. Il senso del dominio di Dallas era evidente e Jason Terry (11 punti nel primo quarto) non si fermava neanche con un uzi nove millimetri. Con l’abulico Nowitzki spedito in panchina e l’energico Shawn Marion in campo, il volto dei Mavericks era totalmente cambiato. Ora dominano, controllano, maneggiano la serie a loro piacimento, offrendoci il fianco da fuori e costringendoci ad un tiro al bersaglio dalla lunga gittata, tutte triple che finiscono sul ferro e lasciano spazio ai loro fastbreak: 11-0 il vantaggio di Dallas nei punti ottenuti su contropiede a metà secondo quarto. Poi qualcosa gira. Rientra Nowitzki e i Mavs tornano statici, mentre noi saliamo d’intensità con la panchina e produciamo un tremendo break di 17-5 che suggella la parità a quota 47 con una veemente dunk di Shannon Brown nella prima azione della ripresa. Comincia un terzo quarto memorabile, fatto di sorpassi e controsorpassi, con Caron Butler indemoniato che firma il +5 Mavs in apertura ultimo quarto (68-63). Hanno in mano garaquattro, hanno in mano il 2-2 nella serie. Nessuno può immaginare che sono in agguato una serie di clamorosi errori di Nowitzki che daranno completa via libera ai Lakers, anche se noi ci mettiamo del nostro con un esecuzione del Triple Post Offense da manuale (all'interno del quale Kobe sguazza che è un piacere) che ci porta dal -5 al +11 in sei minuti. I sei minuti che ci mettono più di un piede alle Finals e decretano virtualmente la fine dell'interregno Mavs. Re Nowitzki sembra aver già abdicato.



Kobe è l’Mvp con 27, ma in doppia cifra ci sono anche uno strepitoso Fisher – alla miglior gara dell’anno – poi Artest (11 punti, 5 rimbalzi), Odom (11 punti, 8 rimbalzi) e Gasol (10 punti, 8 boards). 3-1 per noi, mentre a Est è già tutto deciso con i tritatutto Miami Heat che piallano i Bulls in garaquattro per 96-75 e con il 4-0 sono già alle Finali Nba. Re LeBron è già sul piede di guerra. Vuole il Regno. No way.

Western Conference Finals, game 3: LA Lakers - Dallas Mavericks


“The Ron Ron Redemption!” Così titola oggi l’El Segundo Times! Metta World, che aveva fallito wide open dall’angolo la tripla del 2-0 Lakers pochi giorni fa, si è redento con l’azione ribalta-fattore-campo-again. Un minuto e 46” at the end, Mavs 75, Lakers 77 con i 21.000 e passa spettatori dell’AA Center tutti in piedi: un muro di texani esaltanti, tutti in maglietta color cobalto. Come in garadue, ancora una volta Kobe pesca Artest wide open da tre, ancora una volta Ron Ron non si tira indietro: ancora una volta la sbaglia. Ma stavolta non demorde. Nowitzki cattura il rimbalzo ed è pronto a lanciare immediatamente le guardie già corse in solitario in contropiede, un canestro certo che avrebbe sancito il 77 pari. E invece no. Ronald William Artest Jr., meglio conosciuto come Ron Artest, ora Metta World Peace, magari futuro “MWP”, si para davanti al Wunderdirk agitando le braccia a mo’ di portiere di pallavolo che aspetta il rigore. E’ un attimo, con un dito Ron Ron devia il lancio quarteback di Nowitzki, recupera palla e con i Mavs ormai tutti proiettati in fastbreak, sorprende tutta la difesa texana servendo Bynum rimasto solo in area. Dunk open! E dal quasi certo 77 pari, si passa in un attimo al +4 Lakers (73-79)!
Ma in un finale così in volata non poteva mancare il morso velenoso del Mamba Nero. Dopo il recupero chiave di Artest, infatti, Giasone Kidd scotenna la tripla del -1 che infiamma tutto il Texas (78-79) e noi siamo nella condizione di non poter fallire. Non troviamo varchi, passano i secondi, quasi scadono, quando Kobe si avvita su sé stesso in corsa e skunka la frustata del 78-83 allo scadere dei 24”! Siamo a -50” ed è il tiro che mette tutto il Texas in silenzio. I falli sistematici dilatano poi il punteggio finale sull’89-81 per noi, che ci riprendiamo subito il vantaggio del fattore campo perso in garadue. Ma Dallas, ancora una volta, ha venduto cara la pelle. Noi siamo andati un paio di volte sopra la doppia cifra di vantaggio (15-25 nel primo quarto e 52-63 nel terzo), giocando nel terzo periodo il miglior Triple Post Offense visto finora nei nostri playoff. Ma i Mavs non si sono mai arresi, nonostante un Nowitzki inesistente che chiuderà con soli 7 punti e 3/8 dal campo. E senza l’apporto del Wunder, i campioni in carica sono stati capaci di risalire più e più volte, fino a rifilarci un mostruoso parziale di 17-4 tra il terzo e il quarto quarto prendendosi completamente l’inerzia della partita e passando avanti per la prima volta a 6’30” dalla fine (69-67) grazie a Kidd, Jason Terry e ad uno Shawn Marion ispirato come ai tempi di Phoenix.
Ma nel finale in volata, The RR Redemption e l’azzannata velenosa del Black Mamba (35 punti, 12/20, 5 rimbalzi, 7 assist...) hanno vergato il 2-1 yellowpurple sui muri dell’AA Center. Mentre Miami, sbancando lo United Center, è già virtualmente in Finale sul 3-0.

Monday, December 26, 2011

Western Conference Finals, game 2: LA Lakers - Dallas Mavericks

6” alla fine, Lakers 96, Mavs 98, Carlisle sta ancora smoccolando in uzbeko dopo che Tyson Chandler ha appena schiantato due tiri liberi contro il ferro che potevano chiudere la partita. Time-out Zen. Rimettiamo di lato, la diamo a Kobe che viene subito raddoppiato e braccato all’istante, si libera Artest e il Mamba lo serve, come in garasette contro i Celtics nelle Finals del 2010, anche se stavolta Ron Ron è wide-open in angolo. Metta World rilascia la tripla: se entra si va 2-0 e la serie si incanala decisamente per le highway di Los Angeles, se esce Dallas va 1-1 e ribalta tutto il vantaggio del fattore campo.
La parabola di Ron Ron scheggia appena il primo ferro, rimbalzo di Nowitzki, fallo sistematico, 2/2 del Wunderdirk, +4 Dallas e tanti saluti, anche se Kobe avrà poi nelle mani la tripla dell’overtime sul 99-102. Ma, non avendo più time-out, deve slalomeggiare per tutto il campo e scagliarla rapidissimo entro 4” secondi. Esce un tiro corto, come quello di Ron Ron.  
Uno a uno gente. I Mavericks se ne fregano del massacro subìto in garauno e si presentano nuovamente allo Staples Center sfoggiando l’abito dei playoff 2011. Pick ‘n roll centrali, penetra e scarica e un controllo che si manifesta subito nel primo quarto, dove vanno subito a +10 (22-32), salvo poi essere ripresi nel 2° dalla panchina yellowiola. Ma la nostra difesa, today, non riesce a contenere i texani come in garauno e Pau Gasol non è più quello dei “37 punti in tre quarti” di qualche giorno fa. Oggi lo tengono meglio, ne metterà comunque 25, ma con 10/23 dal campo. Oggi, a dettare legge, c’è l’ossuto “Matrix” Marion, autore anche di una schiacciata memorabile proveniente direttamente dai tempi dantoniani di Phoenix. Nel secondo quarto, trainata dalle triple di Jason Terry, Caron Butler e Jason Kidd, Dallas arriva +11 (33-44), ma non riesce a piazzare il colpo del kappaò, perché di certo non stiamo a guardare. Sempre sotto nel punteggio, operiamo il primo sorpasso solo a fine terzo quarto con Odom (70-69), ma i campioni oggi sono in palla e quando Kidd segna la sua quinta tripla (su cinque!) per il nuovo +10 texano, cominciano ad essere volatili per diabetici (73-83 a 6’13” dalla fine). Ci affidiamo al duo “Lamarvellous”-Kobe per risalire la china, con il primo che converte in triple gli assist smarcanti del Mamba. E’ proprio un passaggio di KB24 a mettere Odom con i piedi per terra dall’angolo: tripla, solo rete, bolgia allo Staples, 94-96 a -1’17” e sembra riapparire all’orizzonte una sceneggiatura già vista, con i Lakers-miracolo che ribaltano lo svantaggio e vanno a vincere all’ultimo secondo. Wrong stavolta.
Vince Dallas 102-99 con Kidd clamoroso Mvp che a 39 anni sfiora una tripla doppia da 19 punti, 8 rimbalzi, 10 assist e 5/6 behind the arc. Letale Jason Terry (24), mentre Nowitzki scava il solco nel silenzio, come l’acqua sulla roccia (22 punti, 7/11 dal campo, 7 rimbalzi per il tedesco). Da noi non bastano Gasol (25 punti, 9 rimbalzi), Kobe (23 punti, 10/17, 6 rimbalzi, 8 assist) e Odom (17 from the bench). 1-1, fattore campo a loro. E mmo’ so’ ccazzi.

Miami intanto continua a macellare i Tori facendo propria anche garadue per 110-76. Se non interviene il “fattore United Center”, questa serie sembra già virtualmente chiusa.

Saturday, December 24, 2011

Western Conference Finals, game 1: LA Lakers - Dallas Mavericks

Ho passato tre notti insonni a scervellarmi su come fermare Nowitzki, su come fare contro il loro pick ‘n roll centrale che ci ha devastato in regular season. Non trovavo soluzioni, niente. Poi, in the middle of the night, mi arriva l’illuminazione improvvisa.
“Cazzo! Loro non hanno nessuno per marcarlo! Non può marcarlo Nowitzki, non può tenerlo Tyson Chandler, non può nulla Shawn Marion. Loro non hanno nessuno per marcare Gasol!” Devo solo convincerlo delle sue potenzialità...


 “Dazzi cazzo Pau! Che se vuoi sei più forte di Nowitzki!” Ogni tanto una balla a fin di bene è utile.  E cambiano tutti gli orizzonti. I  Mavericks hanno studiato il piano partita difensivo su come fermare Kobe (e di uomini ne hanno per farlo, da Terry a Caron Butler, a DeShawn Stevenson), ma non hanno pensato a quanto il Barba abbia poggiato l’intero Triple Post Offense su Pau Gasol, convincendo anche il Mamba a fargli da sponda. Ed è una carneficina.
Gasol è inarrestabile. Eleganti sottomano in virata, appoggi al vetro dopo rimbalzi offensivi e, soprattutto, letali tiri in sospensione dai cinque metri per scardinare in tutti i modi la difesa dei campioni in carica: un campionario di soluzioni offensive che si traduce in 17 clamorosi punti dello spagnolo nel primo quarto (!!!), con 8/9 al tiro e i Lakers a raggiungere il +13 sul 29-16, tirando col 62% e tenendo i Mavs al 36%! Questo fatto preoccupa un po’ solo quando Dallas, grazie ad una tripla di Wunderdirk, riesce a risalire a -4 (29-25): sono sotto solo di quattro con noi che tiriamo oltre il 60% e loro sotto il 40%? Bad signals. Ma dura poco. Quando Gasol si accomoda in panchina, interviene “l’altro che i Mavs non possono marcare”, ovvero Lamar Odom. Sfruttando le lunghe leve che gli consentono di tirare in testa ai difensori più bassi, Lamarvellous scotenna 7 punti in fila nel secondo quarto e noi decolliamo fino all’incredibile 54-38 dell’intervallo. E non è finita.
Gasol è in trance più totale e firma tutti i primi 16 punti dei Lakers della ripresa, finendo per registrarne ben 37 (con 8 rimbalzi) quando ancora mancano due minuti alla fine del terzo quarto! Si fermerà a queste cifre, perché non rientrerà più. Toccato il massimo vantaggio del +26 (80-54…), mando dentro tutte le seconde linee, mentre Odom si diverte a perforare i Mavericks ovunque. Garauno finisce 98-82, Gasol Mvp (37 punti, 15/23 al tiro, 7/8 in lunetta, 8 rimbalzi) e Odom a quota 29 con 5/5 da 2, 5/7 da tre e 6 rimbalzi. Bryant (16) si è limitato a fare da spettatore.  Nowitzki questa volta non è stato un fattore (21 punti ma innoqui) e gran parte dell’attacco è stato fagocitato da Jason Kidd che ne ha messi sì 21, ma con 7/22 dal campo. Se Giasone avesse pensato a smistarla innescando i compagni, forse la storia sarebbe stata diversa.

A Est intanto anche i Miami Heat hanno vita facile in garauno contro i Bulls: 86-73 con Dwyane Wade a quota 31 e Derrick Rose limitato a 14 punti con 3/19 al tiro…

Thursday, December 22, 2011

5 domande 5 about: Western Conference Semifinals and other things

1.      Zen è fatta, 4-1 sugli Spurs e siete alle Western Conference Finals!
“Fin dall’inizio della stagione ho ritenuto i Lakers  una squadra da semifinale, inferiori soltanto a Mavericks, Bulls e Heat. Ebbene ora siamo tutte e quattro qui: Miami, Chicago, Dallas e noi, in rigoroso ordine di quello che io ritengo sia il Ranking di queste “Final Four”.
2.      Ci parli della serie appena vinta contro gli Spurs.
“Questo articolo spiega tutto.  Abbiamo vinto garauno grazie ad un canestro inverosimile forzato da Gasol a 10” dalla fine e Ginobili che sbaglia la bomba della vittoria. Abbiamo vinto garadue con Tony Parker che fallisce wide-open il tiro per l’overtime. Abbiamo vinto garatre ai supplementari dopo che eravamo sotto di 12 punti a 3’ dalla fine e sotto di 5 a -11”. Bastava solo una folata di vento diversa e a quest’ora eravamo già in vacanza”.
3.      Resta il fatto che in questi playoff avete vinto 8 partite su 9, non può essere solo un caso di episodi favorevoli
“Si parlava di questo argomento anche ad inizio stagione, si ricorda? Quando vincemmo quattordici delle prime sedici partite, in circostanze simili, quasi tutte all’ultimo secondo. E non ero soddisfatto. Questi arrivi in volata non possono andare sempre bene e infatti partimmo con 14-2, ma finimmo la regular con 20-9, ovvero con 7 sconfitte nelle ultime 13 partite.  Non vorrei finire i playoff alla stessa maniera del campionato. Abbiamo battuto gli Spurs e questo è quello che conta, ma tutti sappiamo che quel 4-1 è fuorviante. Dobbiamo tenere i piedi per terra e considerare che San Antonio nelle prime quattro partite ha giocato meglio di noi: ergo, se contro Dallas giochiamo come contro gli Spurs, possiamo già dire addio ai playoff.”
4.      Già, Dallas. Un anno fa vi buttavano fuori 0-4 alle Western Conference Semifinals segnando la fine dell’era Phil Jackson. Ora sono di nuovo qui.
Avete l’opportunità di riscattare la storia, ho fatto scrivere sulla porta degli spogliatoi. I Mavs sono i campioni in carica, meritati, ma sappiamo tutti che i Lakers l’anno scorso avrebbero potuti batterli. Troppi casini esterni, a cominciare dalle mogli dei giocatori e per finire alle mogli dei giocatori, hanno minato quella serie. Non che ora la situazione sia tranquilla, però last year la squadra era in sfiducia e lo spogliatoio spaccato.”
5.      Quale sarà la chiave tattica della serie contro i Mavs?
“Lascio la disamina all'Avvocato Buffa, che ne sa molto più di me. Condivido in toto sul discorso degli aiuti e delle spaziature sul pick 'n roll centrale, perchè è successo nuovamente quest'anno nella gara di regular season."



Western Conference Semifinals, game 5: LA Lakers - San Antonio Spurs

Kobe sente il momento dell’attacco a chilometri di distanza. Decide che non c’è tempo per girare attorno alla preda, decide di affondare subito. A sorpresa. I San Antonio Spurs erano risaliti dal -11 al -2 nel 2° quarto con tre improvvise bombe di fila (due di Gay Neal, una di James Anderson), per un complessivo 7/12 bianconero behind the arc nei primi 18’ di gara, dove i Lakers erano partiti fortissimo (11-2, con gli Spurs a impiegare 2’30” per segnare il primo canestro) iniziando per la prima volta in vantaggio una gara di questa serie. Quando James Anderson scotenna la tripla del 43-41 a 2’ dall’intervallo, Kobe attacca. 



Like this: tre fade-away consecutivi contro Ginobili (break di 8-0 L.A. e 51-41 alla pausa lunga), tripla in apertura di terzo quarto (54-41), dunk “and one”, poi un altro 2+1 e un’altra bomba! Sono 18 punti consecutivi che il Black Mamba segna tra gli ultimi 2’ del secondo quarto e i primi 5’ del terzo, perennemente “infiammato”: è una furia che porta i Lakers dal +2 del 43-41 al + 14 del 63-49 e spezza letteralmente in due la serie. Diciotto morsi da squalo che non lasciano scampo e spediscono San Antonio anche a -20 a fine terzo quarto (84-64) con Bryant che ha già toccato quota 40, frutto di un terzo periodo clamoroso da 23 punti.
L’ultima frazione è puro garbage time. Garacinque allo Staples Center finisce 104-91, il Mamba Mvp con 40 punti e 15/24 dal campo, Odom in doppia doppia da 15 + 11 rimbalzi e i Lakers che chiudono definitivamente i discorsi sul 4-1 in una serie che verrà ricordata a lungo per i clamorosi episodi delle prime tre partite che ne hanno inevitabilmente incanalato l’esito. Che poteva essere molto ma molto diverso.

Dunque sarà Los Angeles Lakers vs Dallas Mavericks l’attesa sfida delle Western Conference Finals, alle quali i campioni in carica ci sono arrivati sovvertendo sempre l’iniziale svantaggio del fattore campo, sia nel primo turno contro i Phoenix Suns, sia al secondo turno contro gli Utah Jazz.  Grosso rischio a Est per i Chicago Bulls! In vantaggio per 3-0, i Tori dell’Illinois si sono fatti clamorosamente rimontare sul 3-3 dai sempre più sorprendenti Milwaukee Bucks, che alla fine hanno ceduto ai Tori dell’Illinois per 101-66 in garasette allo United Center. Milwaukee nel primo turno aveva fatto fuori i Boston Celtics per 4-2 con lo svantaggio del fattore campo e trascinando Chicago fino a garasette si guadagna di diritto il titolo di “Squadra rivelazione 2012”.

I risultati delle Semifinali di Conference

Western Conference
Los Angeles Lakers – San Antonio Spurs 4-1
Utah Jazz – Dallas Mavericks 0-4

Eastern Conference
Miami Heat – Atlanta Hawks 4-1
Chicago Bulls – Milwaukee Bucks 4-3

Western Conference Finals
Los Angeles Lakers - Dallas Mavericks

Eastern Conference Finals
Miami Heat - Chicago Bulls

Wednesday, December 21, 2011

Believe it or Not! Spurs avanti per 152 minuti su 165 eppure sotto 1-3 nella serie



Ball don't lie or numbers don't lie? Lakers-Spurs sta diventando un caso. La stampa si sta spaccando in due. La serie sul 3-1 per L.A. è già chiusa, dicono in molti. Ma è veramente così? I numeri sembrerebbero dire il contrario...
Game 1. Gli Spurs comandano allo Staples Center per 39 minuti e 14 secondi, con un max vantaggio di +12 e un inizio di ultimo quarto sul +7. Ma vincono i Lakers 89-86: Ginobili sbaglia la bomba della vittoria a 5” dalla fine.
Game 2. Gli Spurs comandano allo Staples Center per 34 minuti. Massimo vantaggio, +9. Parker sbaglia il tiro che avrebbe portato al supplementare e vincono i Lakers 87-85.
Game 3. Gli Spurs comandano all’AT&T Center per 39 minuti e 56 secondi. Max vantaggio: +16. San Antonio era avanti di 12 punti a 3 minuti dalla fine (84-72) e di 5 a 11” dalla fine (87-82). Ma vincono i Lakers al supplementare per 98-92…
Game 4. Gli Spurs comandano per 40 minuti. Massimo vantaggio sul +26 e vittoria San Antonio per 119-95.

Dunque i San Antonio Spurs sono stati in vantaggio per 152 minuti complessivi su 165 e in tutte le quattro gare il massimo vantaggio è stato bianconero (+12 in garauno, +9 in garadue, +16 in garatre e +26 in garaquattro). Gli Spurs hanno segnato 382 punti, i Lakers 369...  I numeri dicono che gli Speroni stanno dominando, eppure i Lakers conducono la serie per 3-1. Chi mente? La palla o i numeri? Lo scopriremo a giorni.

Tuesday, December 20, 2011

Western Conference Semifinals, game 4: LA Lakers - San Antonio Spurs


“BEAT L.A! BEAT L.A! BEAT L.A.!” Il coro della marea nera sugli spalti dell’AT&T Center rimbomba da San Antonio fino a Los Angeles quando gli Spurs toccano il +26 a due minuti dalla fine. Questa volta non c’è tempo per miracoli. Quando suona la sirena sul 119-95 un chiaro messaggio arriva dai bianconeri: “questo turno non lo passerete così facilmente".
E la San Antonio vista in game #4 non solo non ha alcuna intenzione di farcelo passare, ma ha tutte le carte in regola - partita dopo partita - per riaprire questa serie. A partire dal secondo quarto ci hanno letteralmente dominati. Ed è un errore pensare che sul 3-0 forse inconsciamente possiamo esserci rilassati. No no. Abbiamo affrontato questa garaquattro per andare a chiudere subito la serie, ma gli Spurs l’hanno giocata a livelli a noi sconosciuti. Difesa impenetrabile, percentuali altissime frutto di una circolazione di palla chirurgica, fatta di tagli smarcanti, blocchi granitici e frenetici ribaltamenti di lato: proprio il ribaltare con passaggi lob veloci dal lato debole al lato forte ci ha totalmente indebolito la difesa, come parlano i 59 punti subiti all’intervallo (contro i 44 nostri) e i 119 a fine gara. Tony Parker (Mvp con 20 punti, 7 rimbalzi e 9 assist), Manu Ginobili (21 punti, 8/13), Richard Jefferson e la variabile impazzita James Anderson from the bench (letali le sue bombe), hanno dominato. A inizio ultimo quarto riusciamo ad avviare un’insperata rimonta passando dal -19 al -10 nel giro di pochi minuti, ma arrivati sull’86-76 gli Spurs ci rovesciano addosso un contro parziale devastante di 19-5 che non ci lasciava più fiato. Il massimo vantaggio San Antonio lo tocca sul 117-91, quando ormai tutte le panchine sono in campo e i titolari di entrambe le squadre riposano in vista di gara cinque.
Gli Spurs ce l'hanno detto chiaro e tondo: non ci schiodiamo, siamo ancora qui. 

Monday, December 19, 2011

Western Conference Semifinals, game 3: LA Lakers - San Antonio Spurs

Clamoroso. Era finita. Stra-andata. Quando sull'86-82 Spurs a 11" dalla fine Tim Duncan subiva il fallo sistematico dei Lakers e si avviava verso la lunetta per i due tiri liberi, il pubblico in delirio già aveva in tasca l'1-2 nella serie. Quello che è successo dopo entrerà nella storia di questo campionato.

Duncan fa 1/2 in lunetta e gli Spurs sono sull'87-82. E' finita, ma Bryant ci vuole comunque provare e si fa servire con un passaggio lungo per tentare alla disperata da tre... segna!!! Spurs 87, Lakers 85 a 5" dalla fine! Ma il possesso agli Spurs non lascia comunque scampo ai Lakers. Senonchè Kobe s'inventa la giocata dell'anno: con un tempismo al millimetro di secondo riesce ad intercettare la rimessa da fondo campo deviandola di un nonnulla, riesce a recuperare palla da terra e a fiondarsi dentro l'area alla cieca. Fischio arbitrale... fallo sull'entrata di Kobe! Pazzesco. A 4" dalla fine il Mamba va in lunetta sul punteggio di 87-85 per San Antonio. Kobe proviene da un 1/3 ai liberi nel primo tempo, ma la mano non gli trema: buono il primo, buono il secondo, parità clamorosa a quota 87! Ma non è finita, perchè gli Spurs hanno l'ultima azione: si va su Parker, il francesino si libera a suon di finte e lascia partire il tiro della vittoria ad altezza lunetta sul suono della sirena. Ferro. Supplementari! L'AT&T Center è incredulo. San Antonio era avanti di 12 a 3' dalla fine (84-72) ed era avanti di 5 a -11". Overtime. Pazzesco.
E come poteva finire il tempo supplementare dopo un ribaltone del genere? Right, a tinte gialloviola. A 61" dalla fine il 6° fallo di Ginobili manda Kobe in lunetta e con un 2/2 è +1 L.A. (92-93), poi il Mamba fa la seconda magia a 51" dalla fine: ruba palla a Richard Jefferson e lancia Fisher verso il contropiede solitario  (92-95)! E' la giocata che vale tutto, soprattutto quando Gary Neal wide open da tre manda sul ferro la tripla del pareggio a -13". I falli sistematici fisseranno poi il punteggio sul 92-98 Lakers. Il pubblico è attonito.
Anche perchè, per la terza gara consecutiva, i San Antonio Spurs hanno comandato. Tony Parker segna 17 punti in un primo tempo stratosferico, anche se gli Speroni non riescono ad andare oltre il +7 del 38-31. Ma nel terzo quarto la squadra di Popovich domina e si issa sul +16, trainata dalle triple di Richard Jefferson e dalle incursioni di Anderson (56-40). Noi siamo stritolati dalla loro difesa.
Kobe (solo 7 punti nei primi due quarti) commette ancora troppi errori e quando Jefferson a 3' dalla fine della partita brucia la retina da tre portando gli Spurs sul +12 del 84-72 la gara è virtualmente chiusa. L'AT&T Center, con tutti gli spettatori vestiti di nero, è una bolgia irrefrenabile. L'1-2 nella serie rimette tutto in discussione. Nessuno avrebbe mai potuto immaginare l'esito degli ultimi pazzeschi secondi.
3-0 Lakers, Gasol sontuoso (17 punti, 18 rimbalzi), Parker (25 punti, 7 assist) e Duncan (18 punti, 13 rimbalzi) in losing effort (Ginobili ancora nullo con soli 11 punti e 6 falli). Sono i 27 punti di Bryant nella ripresa (34 in totale), con quella clamorosa rubata dalla rimessa da fondo, che proiettano virtualmente i Lakers già alle Finali della Western Conference contro i Dallas Mavericks.
Già, perchè anche le altre sono tutte sul 3-0 (Jazz-Mavs 0-3, Heat-Hawks e Bulls-Bucks) per cui le Conference Finals sono già belle che delineate: Lakers-Mavs, Heat-Bulls...


Sunday, December 18, 2011

Western Conference Semifinals, game 2: LA Lakers - San Antonio Spurs

“Donne, è arrivato lo sradicaferri, sradicaferri e ombrellaio. Smonta anelli, tabelloni, strutture. Donne, è arrivato lo sradica ferri…”
Ci sono partite alla fine delle quali metti un segnalibro, perché lì dovrai tornare se ti chiederanno “quando realmente” è iniziata la carriera di tal giocatore. Su Los Angeles Lakers – San Antonio Spurs 87-85, garadue delle Western Conference Finals, c’è già il primo segnalibro del progetto yellowiola per eccellenza: Devin Ebanks.
Dopo che in tutta la regular season aveva collezionato più n.e. che canestri realizzati, dopo che in tutto il primo turno di playoff contro i Clippers non si era mai alzato dal pino, lo “sradicaferri” irrompe sulle scene di garadue dal nulla con 15 punti nel secondo tempo, firmando in calce tutte le azioni decisive alla stregua del miglior Bryant. E firmando anche azioni come queste...


Garadue rispecchia in toto garauno. Gli Spurs comandano, ma il fatto preoccupante è che lo fanno senza Ginobili, questa volta cancellato da Artest. Nel secondo quarto un break bianconero di 13-2 ci spedisce a -9 (25-34); da noi segna solo Odom (9 punti nei "secondi 10 minuti") e solo grazie ad una bomba di Kobe a 1" dall'intervallo riusciamo ad andare alla pausa lunga sotto solo di 4 punti (37-41), pur tirando col 38%. Dopo un minuto e mezzo dall'inizio della ripresa Tim Duncan commette il suo quarto fallo ed è costretto ad uscire: ciò ci consente di rimanere aggrappati al match, sempre grazie a "Lamarvellous" che è un rebus irrisolvibile sia per Timoteo, sia per McDyess.
Il fatto che il primo vantaggio Lakers avvenga soltanto a sei minuti dalla fine della partita (66-65) la dice lunga sul comando emotivo che San Antonio ha sulla gara. Ma qui entra in gioco il Barba. Annuso nell'aria che è arrivato il momento di un cambio strutturale improvviso senza dare tempo agli Spurs di adeguarsi.
Mi prendo tutta la responsabilità di mettere in panchina nei momenti decisivi "Mr. Clutch Shot" Derek Fisher e l'uomo che sta cancellando Ginobili, Ron Artest. Vado negli ultimi cinque minuti con un quintetto atletico composto da Brown, Bryant, Ebanks, Odom, Gasol.
All'inizio sorprendiamo Popovich e una tripla di Lamarvellous sembra addirittura farci decollare (74-70), ma l'arrivo sul filo di lana è in agguato.
A -1’55” Tony Parker perfora la difesa yellowiola e suggella il pareggio: 77-77. I Lakers attaccano, Shannon Brown si butta in mezzo ma viene stoppato, la palla vaga tra una selva di gambe, Ebanks è il più lesto a catturarla e a vedere Odom libero nell’angolo da tre. Lo serve e “Lamarvellous” ringrazia: 82-79 Lakers a 57" dalla fine! Ci pensa Ginobili ad accorciare con un 2/2 a -46” (82-81), ma l’azione successiva Ebanks s’inventa il numero. Solitamente è Kobe che si prende responsabilità di questo genere, ma “D.E.” è in trance agonistica: circumnaviga la linea da tre, vede un varco nella difesa, si butta dentro, rilascia un semigancio in corsa, la palla fa due giri attorno all’anello e si accomoda placida dentro la retina a -33”: Lakers 84, Spurs 81! Ma non è finita: Antonio McDyess sorprende Odom dai 5 metri e gli piazza la sospensione del -1 Spurs a 10” dalla fine (84-83), mentre Kobe non sbaglia dalla lunetta sul fallo sistematico bianconero (86-83 a -14”). Time-out San Antonio. Per evitare un nuovo piazzato di McDyess decido di mettere dentro Ron Ron in ala grande al posto di Odom. Rimessa Spurs… palla a Parker… il francesino si butta dentro e all’altezza della lunetta lascia partire il suo classico tiro ad una mano proteso in avanti… secondo ferro..rimbalzo di Artest! Fallo sistematico, Ron Ron fa 1/2 ai liberi ma basta e avanza. Lakers 87, Spurs 83 e il tiro realizzato allo scadere da Parker non serve più a nulla (87-85). 2-0! DAI CAZZO!!!

L'Mvp viene dato immeritatamente a Kobe Bryant (21 punti, 5 rimbalzi), ma il vero Most Valuable Player è stato Devin Ebanks, con 15 punti nella ripresa, dei quali almeno 10 nell'ultimo quarto. Ma soprattutto, il fatto di decidere così una gara di Western Conference Semifinals dopo un anno intero passato in panchina, dimostra che Ebanks ha le "huevos" per diventare un futuro campione. Devastante anche l'impatto di Odom con 19 punti from the bench. Nonostante un Ginobili ectoplasmatico (11 punti, 3/13 al tiro) e un Duncan messo fuori uso dai falli, gli Spurs hanno nuovamente comandato per larga parte della gara, sfiorando ancora una volta la vittoria (anche grazie alla surprise from the bench, il play Quinn). Ora la serie si sposta a San Antonio e lì non ci faranno sconti.


Tutte sul 2-0 anche le altre serie. I Mavs campioni in carica comandano sui Jazz vincendo la seconda partita consecutiva a Salt Lake City. Miami è 2-0 su Atlanta e Chicago è 2-0 su Milwaukee.

Saturday, December 17, 2011

Western Conference Semifinals, game 1: LA Lakers - San Antonio Spurs

Los Angeles Lakers vs San Antonio Spurs. Nove titoli negli ultimi tredici anni del Real World se li sono spartiti loro . Entrambe sono ancora qui. Significa che una delle due tra poco più di una settimana sarà ancora alle Western Conference Finals, a più di un decennio di distanza dal loro primo titolo (1999 gli Spurs, 2000 i Lakers dell’era Kobe). Una longevità ai vertici con pochi eguali nella storia della Nba. La posta in palio è altissima, tutti avevano previsto una guerra. E guerra è stata… 

Gli Spurs non sono quelli affrontati e battuti facilmente durante la regular season. Quando entrano nei playoff entrano in “modalità taglialegna” e questa volta hanno DeJuan Blair, che nella gara di campionato non c’era per infortunio. E cambia tutto. Noi veniamo da quattro partite dove di fronte ci siamo trovati la difesa blanda dei Clippers e l’impatto con quella degli Spurs è traumatico: 2-12 per San Antonio in avvio (noi 1/6 al tiro), poi 8-18 e 13-25 a fine primo quarto. Lo Staples è ammutolito. Gli Speroni stanno comandando e Ginobili sembra quello del 2007: strappa anche a Bryant un paio di palloni direttamente dalle mani, volando poi a schiacciarli in contropiede! Il White Mamba ha tutta l’intenzione di dettare legge nel tempio del Black Mamba, ma KB24 non sta a guardare anche se i 22 punti all’intervallo li predica nel deserto. Se il dominio di Ginobili arriva all’interno di una coralità diffusa dove spiccano anche Tony Parker, Tim Duncan, Richard Jefferson e DeJuan Blair (implacabile nei rimbalzi offensivi concedendo molte “seconde chance” di attacco agli Spurs), quello di Kobe è fatto solo di forzature ed estemporanee iniziative personali. Che non è giornata lo si intuisce anche dalla bomba da metacampo di Parker sulla sirena dell’intervallo (38-46)…
Tentiamo di aggrapparci alla partita nel terzo quarto trainandoci su fino al -4 (52-56), ma ancora Ginobili, coadiuvato da James Anderson, ci ricaccia a -11 facendo sprofondare sulle sedie i 19.000 dello Staples Center. E’ giunto il momento: zona 1-3-1!  Volevo riservarla per altri momenti della serie ma qui si mette veramente male. Con la 1-3-1 blocchiamo gli Speroni, li mandiamo un po’ in confusione e complice due bombe di Odom, una delle quali a 1” e 4 decimi dalla terza sirena, riusciamo a piazzare un break di 10-0 che ci dà un insperato -1 a 10 minuti dalla fine (64-65)! Rimonta completata? Manco per idea. L’inizio del quarto quarto vede Tim Duncan dominare il post basso e con Ginobili sgusciante ripiombiamo di nuovo a -7 (67-74) consegnando di fatto garauno nelle mani dei bianconeri. Consegnando di fatto garauno nelle mani dei bianconeri?? MAI! Ci rimettiamo in carreggiata alternando le zone (1-3-1 e 2-3) e a -1’05” Gasol da sotto apre il finale infuocato (83-84!). L’azione dopo Kobe devia un passaggio interno di Parker, serve Odom e “Lamarvellous” piazza il primo vantaggio Lakers di tutta la partita: a 46” dalla fine! Lo Staples esplode e si riammutolisce pochi secondi dopo quando Tim Duncan deposita nella retina un elegantissimo semigancio dalla linea di fondo che non lascia scampo (85-86, +1 Spurs a -28”). Andiamo ancora da Gasol centro, fa a sportellate con Timoteo, Pau forza all'inverosimile tutto storto... e segna!!! 87-86 Lakers a -10” e time-out Popovich! Rimessa da centrocampo, problemi di assestamento, Ginobili improvvisamente sgancia una tripla forzata a 5” dalla fine. Ferro. Fallo su Kobe (31 punti), 2/2 del Mamba, Parker  col tiro dell'Ave Maria da un canestro all'altro prende il ferro (...) e garauno delle Western Conference Finals è nostra per 89-86!

Un sontuoso Ginobili (30 punti) rovina tutto con una scelta più che discutibile nel finale, affrettando da tre quando poteva scegliersi tranquillamente una conclusione più facile da due. Parker (18 punti) e DeJuan Blair (13 rimbalzi) si mangiano le mani. 1-0 Lakers. Ma la guerra è soltanto all'inizio.