Sunday, September 22, 2013

Svolta storica: come cambia la Nba con i Draft europei

I Draft europei sono la novità più clamorosa nelle 35 barbastagioni di Nba 2K, una svolta storica che a discapito di una qualità più bassa dei giocatori impedirà ai droidi di colonizzare un Mondo per almeno tre campionati. E' il secondo importante accordo dopo la reintroduzione del McDonald's Open che il Barbatrucco ha ottenuto in Slovenia durante gli europei trattando col futuro commissioner Nba Adam "Dario" Silver, Jordi Bartomeu (capo dell'Eurolega) e Lechtaler (infiltrato). Ci sono ancora diversi dettagli da sistemare, uno su tutti il limite di età per entrare nella lottery. Il Barba punta ad ottenere un 'no age limit', che consentirebbe a quasi tutti i circa 140 giocatori dell'Eurolega presenti (Lechtaler compreso...) di entrare nelle due Draft Class previste (il primo scaglione nel 2014 e l'altro nel 2015); Bartomeu frena per evitare il dissanguamento delle squadre europee, mentre Dario Silver si trova tra due fuochi, da un lato c'è la pressione europea capeggiata dal Coach Zen e dall'altra c'è una furibonda Associazione dei Droidi, che minaccia il lock-out nel caso fossero ufficialmente introdotti i nuovi draft. Nel frattempo il Barba è atterrato a Milano e nei prossimi giorni dirigerà il primi allenamenti con l'EA7 in vista del McDonald's Open dei primi di ottobre quando nella squadra milanese si aggregherà anche Kobe Bryant. Il Coach Zen sta lottando per strappare ai network europei i diritti sulle due partite dell'Olimpia che verrebbero così trasmesse in diretta streaming su questi schermi. In alternativa verranno proposte ampie sintesi video dell'evento.

Tuesday, September 17, 2013

E ora è sul taccuino di tutti

Dovevo assicurarmelo quando presi McCallebb! Dovevo ufficializzarlo prima che iniziassero gli Europei! Perchè ora è sul taccuino di tutti. Nella ridda di nomi che la gente ipotizzava potessero arrivare nella panchina dei barbaeurolakers #2K14, Datome e Belinelli su tutti, lui non c'era. Ma era lui, invece, che il Coach Zen aveva addocchiato, con contratto quinquennale pronto: Alessandro Gentile. Non tutto è ancora perduto, ma le clamorose prestazioni del figlio di Nandokan (25 punti, 7 rimbalzi e 7 falli subiti contro la Spagna) vanno ora a cozzare con la Moral Law: un conto è se lui avesse fatto un europeo ai margini (in quel caso, da totale underdog, sarebbe arrivato senza problemi a L.A.), ma ben altra questione è se il pupo si dimostra essere il ventenne più forte d'Europa. In questo caso Gentile non è più una scommessa, ma diventa una certezza assoluta e, come tale, a disposizione del miglior offerente. Non sarà dunque inserito direttamente nel roster dei Lakers (come Bo McCallebb e Papanikolaou, che ha fatto degli Europei schifosi, sui quali crede solo il Barba), ma entrerà nella lista dei free agent. I Lakers potranno firmarlo solo poco prima della deadline degli scambi se le altre squadre Nba non avranno formalizzato nessuna offerta per lui.


Thursday, September 12, 2013

1985 a Trieste, Michael Jordan distrugge un tabellone

25 Agosto 1985. Michael Jordan sta giocando un'amichevole a Trieste con la maglia della Stefanel, contro la Juve Caserta. Ad un certo punto stacca dalla linea del tiro libero, vola a schiacciare e...


Tuesday, September 10, 2013

Bo McCallebb ai Lakers, sarà il vice di Nash. Ma non solo.

Ah, ecco perchè il Barba all'Europeo si andava a vedere le partite della Macedonia! E' Bo McCallebb il primo acquisto ufficioso dei Lakers per la prossima stagione: il play del Fenerbache, si dice, firmerà a L.A. un contratto quadriennale.
La domanda che si stanno facendo tutti è: sarà pronto per la Nba? "State scherzando, vero? - dice il Barbatrucco, raggiunto telefonicamente in Slovenia - casomai sarà il contrario: la Nba è pronta al suo arrivo?" L'ex play della Montepaschi Siena è stato voluto ai Lakers dal Coach Zen non solo come vice di Steve Nash, ma anche come 'upgradatore' dei compagni che gli staranno a fianco, in questo caso una panchina gialloviola tutta a tinte europee. Se nel 2K13 le varie panchine dei Lakers erano sembrate più un cimitero delle balene per vecchie glorie, nel 2K14 le seconde linee saranno composte da giovani del Vecchio Continente alla prima esperienza in Nba. "Bo è la guida giusta per un gruppo del genere - continua il Barba - ricordate cos'ha fatto con i giovani del Partizan Belgrado trascinandoli fino alle Final Four d'Eurolega nel 2010? O cos'ha fatto con la Macedonia, portata fino alle semifinali degli Europei di due anni fa?" L'arrivo di McCallebb, che verrà ufficializzato ai primi di ottobre, obbliga la dirigenza dei Lakers a rilasciare Steve Blake e il neo ritornato Jordan Farmar. "I patti perchè io rimanessi ai Lakers sono chiari - conclude il Barba - io accetto il quintetto che mi hanno fatto (Nash, Bryant, Nick Young, Gasol, Kaman), ma la panchina la costruisco io." Sul piede di partenza, dunque, sembrano esserci anche Wesley Johnson, Jodie Meeks, Robert Sacre e le altre seconde linee attualmente nel roster dei Lakers.

Monday, September 2, 2013

First Round, game 6: Los Angeles Lakers - San Antonio Spurs


"Pop" ha lasciato la corda, un suono secco come un coltello che recide una cipolla e la nostra testa è rotolata via. Dopo 31 anni di battaglie, tanti sono quelli del Coach Zen sulla panchina dei Lakers, finalmente l'ex agente della CIA riesce a sconfiggere il Barba in una sfida di playoff. Ero la sua bestia nera. All'ultimo atto del 2K13 Popovich ci è riuscito. Il divario di roster tra le due squadre, una proveniente da una garasette di Finale persa contro Miami e l'altra da una mancata qualificazione ai playoff, era netto: 94 di overall loro, 73 noi. Benchè abbiamo avuto le nostre possibilità per indirizzare a nostro favore la serie, il 4-2 texano, alla fine, non fa una piega. Certo, all'At&t Center, viste le clamorose serie del passato tra noi e loro, non hanno detto gatto finchè non l'hanno avuto nel sacco, con l'apice raggiunto da Steve Kerr, ora telecronista 2K ma più di duecento partite e due titoli vinti con gli Spurs (1999 e 2003), che sul 122 a 107 a 20" dalla fine ha osato dire: "never say never"! Neanche Bagatta avrebbe osato tanto.
Grazie comunque per la fiducia Steve, ma questa volta non rimonto nemmeno se fischiano un tecnico a Popovich mentre Kobe sta segnando da tre subendo fallo e contemporaneamente Duncan commette un antisportivo lontano dalla palla. Garasei si era messa subito bene per noi, fluidi, attenti, sciolti: il nostro +10 nel primo quarto (22-32) aveva zittito e sorpreso tutti. Si stavano creando le condizioni che avrebbero trasformato la sesta partita in un soliloquio gialloviola con tutta la serie rimandata alla settima. Dal secondo quarto l'atmosfera sarebbe cambiata. Entra in scena Danny Green che ci mitraglia segnando 15 punti nella prima metà di gara (chiuderà da Mvp con 24 e 10/16 al tiro), tutto viene rimesso in asse e la difesa Spurs comincia a cuocere Kobe a fuoco lento (4/13 alla pausa per il Mamba). Nel secondo tempo esce fuori anche Tony Parker, ma è un incredibile 'Birdman' Andersen, 17 punti e 9 rimbalzi at the end, a deciderla nell'ultimo quarto: è ovunque, domina energicamente il match, si rodmanizza, non lascia passare nessuno. E la forbice, che ci vedeva solo a -4 a fine terzo quarto (87-83), si allunga senza che noi possiamo farci nulla. A 4'41" dalla fine un clamoroso assist di Parker per Andersen chiude ogni discorso (105-92). Negli ultimi istanti c'è solo spazio per l'ultimo crossover (ma il tiro prende il ferro), l'ultima rubata dal palleggio e l'ultimo assist della carriera di Iverson, tutto nello spazio di una quindicina di secondi. Finisce 122-109.
La Risposta rientra negli spogliatoi in lacrime. Sfuma definitivamente per lui la possibilità di vincere un anello, occasione che invece prese al volo Vince Carter nel Secondo Mondo quando firmò nell'estate 2015 per i Lakers della Sporca Dozzina. Ma i Lakers di questo Terzo Mondo non hanno l'intelaiatura di quelli del Secondo. In due stagioni c'è stata una fallita qualificazione ai playoff e un'eliminazione al primo turno. Mai il Coach Zen aveva avuto un biennio così povero. In aggiunta Nash e Gasol, epurati dal Barba, riescono a trascinare i New York Knicks alle Finali Nba che non raggiungevano dal 1999. Ma i Thunder non hanno lasciato loro scampo, secco 4-1. Anche nel 2K12 i nostri ultimi playoff si chiusero con un'eliminazione precoce (allora per mano dei Dallas Mavericks). Su Science qualcuno ha pubblicato un articolo parlando per la prima volta di "New Universe Syndrome": la mente faticherebbe a concentrarsi al 100% su un Universo in chiusura. E così il mancato anello riallontana nuovamente, come a fine 2K12, la soglia del 50% di campionati vinti in rapporto alle stagioni disputate, asticella di riferimento del Barbatrucco nel confronto con Phil Jackson (20 stagioni, 11 anelli, 55%) e Red Auerbach (20 stagioni anche lui, 9 anelli, 45%). I titoli del Barba sono fermi a 16, le stagioni sono aumentate a 34 (47%). E visto il quintetto dei Lakers previsto per il 2K14, la percentuale è destinata ulteriormente a scendere.

Saturday, August 31, 2013

First Round, game 4 & 5: Los Angeles Lakers - San Antonio Spurs

"Gimme some nasty!!!" A Gregg Popovich non è andata per niente giù la sconfitta in garatre. Sul 2-0 tutto ottenuto a L.A. aveva la nostra giugulare scoperta e il rasoio pronto a reciderla, ma gliel'abbiamo tolto di mano. Ora 'Pop' sa che ha un'altra possibilità in casa per aprirci la gola; un'eventuale 3-1 ci dissanguerebbe. Lo sa Pop, ma lo so anch'io, che ho pur sempre giocato 17 Finali Nba: di situazioni così, ne ho affrontate a mucchi. Così come so che il tira chi è libero può generare qualsiasi cosa e illuminare qualsiasi giocatore. E' il discusso Ray Felton, ectoplasmatico nelle prime tre partite, a vedere la luce in garaquattro. Mentre tutto scorre fluido, l'ex Knicks fa arrivare la partita a sè e già nel primo quarto recapita ben 9 assist spingendo i Lakers subito in vantaggio in doppia cifra (19-30, poi 23-36). Popovich è fuori di sè con Parker, abulico come in game three, e nonostante San Antonio rientri in gara all'At&t Center compaiono i fantasmi di un 2-2 dal 2-0. Nando De Colo, grande sorpresa di questa serie, insieme all'ex Heat Birdman Andersen mettono i texani anche col muso avanti sul 63-60, ma la girandola d'attacco zen rende tutto fluido nei Lakers, anche quando Ginobili a pochi minuti dalla fine segna una nuova parità (80-80). Niente da fare. Oggi Felton ha la bacchetta di Harry Potter, consegna cioccolatini ai compagni come un umpa lumpa, l'ultimo, il ventiduesimo, è un passaggio ad un mano dal lato forte al lato debole scavalcando tutta la difesa Spurs e mettendo il droide Turner wide open dall'angolo: tripla dell'86-94 a -2'05". Game, set, match e 2-2! (finirà 90-98). Come? Sì, avete letto bene, 22. Raymond Felton chiude garaquattro con 4 punti, 2 rimbalzi e, riudite, riudite, 22 assist!!! Il record Nba di passaggi smarcanti in una partita di playoff, tanto per chiarire, è di 24... (Magic Johnson in garadue di Western Conference Finals 1984 contro Phoenix, e John Stockton in garacinque del secondo turno 1988 contro i Lakers).
Si torna a Los Angeles per garacinque e qui la situazione si ribalta. Ora siamo noi ad avere in mano il rasoio, perchè un 2-3 da un 2-0 distruggerebbe emotivamente San Antonio: riaffiorerebbero alla memoria le Western Conference Finals 2013 del Secondo Mondo, quando gli Spurs partirono 2-0 contro Nash, Kobe, Metta, Gasol e Howard per poi essere eliminati 4-2, aprendo ai Lakers le porte delle Finali poi vinte agli ultimi secondi di garasette contro Miami. I tifosi gialloviola espongono i cartelli "from 2-0 to 2-4" per ricordare quella sfida. Parker, Ginobili e Duncan se la ricordano bene. E il francese sa anche che proviene da una quarta partita dove il suo diretto avversario ha quasi fatto il record di assist in una gara di playoffs. N'existe pas, non esiste. Parker prende in mano partita e serie. Domina, come pochi. Segna e fa segnare. Cambia lo stato emotivo della partita, la gestisce lui, come gli pare e piace. A metà quarto quarto dà lo strappo che sembra decisivo (72-81 a cinque dalla fine), ma io piazzo Metta su Duncan, tolgo il caraibico dall'ingranaggio della motion offense, pareggiamo e addirittura facciamo deflagrare lo Staples Center quando Kobe in contropiede alza al tetto una palla per Turner che affonda la violentissima schiacciata del nostro +2 a 1'55" dalla fine (95-93). Ginobili da tre mette a sedere tutti. Più 3 Spurs trenta secondi dopo (95-98), poi Parker ci distacca con due liberi (96-100) e Manu ci pianta il paletto di frassino quando, triplicato, inventa l'assist schiacciato a terra che mette Birdman Andersen tutto solo in area ad appoggiare al vetro il 96-101 a 20" dalla fine. Finisce 98-105 per San Antonio, il fattore campo che salta per la quinta volta su cinque, Toni Parker che reagisce ai 22 assist di Felton in garaquattro scrivendo una gara da 31 punti, 4 rimbalzi e 9 assist. Ma soprattutto la serie: dal 2-0 Spurs al 2-2 Lakers al 3-2 Spurs con due match point. Il rasoio torna nelle mani Popovich che lo getta via e impugna la corda. La testa sulla ghigliottina è la nostra.


Friday, August 30, 2013

IL BARBATRUCCO PROLUNGA CON I LAKERS ANCHE NEL 2K14


Nonostante gli screzi, le liti e i piatti scagliati contro il muro negli ultimi anni, questo matrimonio continuerà ancora. Alla fine di garatre del primo turno contro San Antonio, il Barbatrucco ha firmato l'estensione del contratto con i Lakers anche per il 2K14; la prima stagione del Nuovo Universo sarà dunque la trentacinquesima del Coach Zen alla guida della squadra gialloviola, la ventisettesima consecutiva dal 2K9 ad ora (dopo le prime otto season a L.A., ci fu un interregno di tre anni ai San Antonio Spurs). 
Dal 2K12 però i rapporti tra il coach sedici volte campione Nba e la dirigenza ora guidata da "E la Scuolabuss'Son alle porte del buio" sono ai ferri corti. Gli acquisti di Troy Murphy, Josh McRoberts e di Mike Brown nel poco produttivo 2K12 e l'accoppiata Nash-Howard unita all'arruolamento di Mike D'Antoni nel 2K13, hanno scatenato le ire del coach. Nonostante siano arrivati 4 anelli nelle ultime 12 stagioni tra il 2K12 (1) e il 2K13 (3) si è spesso arrivati ai ferri corti tra l'allenatore e la dirigenza, con il Barbatrucco a minacciare di lasciare i Lakers per una squadra europea, portandosi dietro Bryant. Il mercato dei Lakers per il 2K14, con un quintetto assolutamente inconsistente, sembrava sancire la definitiva rottura. "Col "Son" sono stato chiaro - ha dichiarato il Barba - mi avete fatto un quintetto da metà classifica e forse anche peggio (Nash, Bryant, Nick Young o Wesley Johnson, Jordan Hill, Gasol), con un'asse play-pivot a me invisa e un'ala pivot che non sopporto. Se volete che accetti questa roba qua, dovete darmi carta bianca per la panchina." 
E c'è già chi parla di Eurolakers. Dato per scontato il ritorno in gialloviola dell'idolo dichiarato del Coach Zen, il greco Kostas Papanikolaou (due titoli vinti a L.A. nelle quattro stagioni del Secondo Mondo al 2K13), altri giocatori del vecchio continente potrebbero riempire le seconde linee dei Lakers. 

Thursday, August 29, 2013

First Round, game 3: Los Angeles Lakers - San Antonio Spurs


E ce l'andiamo a prendere! L'At&t Center di San Antonio fa impressione, sono tutti vestiti di nero che sembra un'adunata del Ventennio. Paura pura. Ma noi c'abbiamo un trentanovenne che qualche giorno fa ha annunciato formalmente il suo ritiro e che è venuto ai Lakers due stagioni fa con un unico obiettivo: vincere il suo primo anello. Già scottato dal fallimento di un anno fa, La Risposta non vuole andarsene a casa. Le sue cifre, 9 punti, 7 assist e 4/14 shooting, non parlano di una gara straordinaria. E invece lo è stata. E' lui a cambiare il ritmo della partita nel secondo quarto cogliendo gli Spurs in contropiede e mandando a canestro su un piatto d'argento vuoi Captain Jack, vuoi Elton Brand. E' il cambio di marcia che impone A.I., che mai si era preso ai Lakers la licenza di sparare 14 tiri, a produrre il primo parziale gialloviola (30-38 e 36-44); quando torna finalmente a regime dopo mesi Allen Turner (21 punti, 8 rimbalzi), arriva la seconda scudisciata sugli Spurs (48-61), oggi traditi da Manu Ginobili fermo a 14 punti con 5/16. Eppure il cuore da campione dell'argentino pulsa quando c'è da segnare la tripla della paura in step back, quella che dà il -4 agli Spurs a 4'50" dalla fine (84-88). Ma no way today. Un nostro nuovo parziale non lascia più dubbi, perchè ci sarebbe anche un Bryant che nel silenzio ne posta 32 con 6 rimbalzi e 7 assist... Finisce 93-100 e accorciamo a 1-2! Intanto Miami, entrata nei playoff per un miracolo, si è già portata 3-0 sulla prima dell'Est, i Chicago Bulls. Occhio alla freschezza degli Heat che, per un assurdo calendario, hanno sì giocato 27 partite prima dell'All Star Weekend, ma poi soltanto due da febbraio a maggio.

Wednesday, August 28, 2013

First Round, game 1 & 2: Los Angeles Lakers - San Antonio Spurs


Ginobili esce da un blocco a dieci metri dal canestro, carica la tripla da lì e gela lo Staples Center: 107-112. Ad un minuto e mezzo dalla fine è la tripla che interrompe la rimonta dei Lakers e consegna il 2-0 ai San Antonio Spurs. E' contro di loro che capitiamo nel primo turno dei playoff, contro i vicecampioni in carica, scivolati nelle ultime settimane al settimo posto a Ovest. Un gradino che non gli appartiene. Garauno la controllano subito (43-28, poi 53-37) e Felton si chiama fuori con 4 falli immediati già nel secondo quarto. La motion offense degli Spurs è eseguita in maniera clamorosa e Popovich sa anche che io la uso come base per il tira chi è libero, che infatti ci annullano. Molti di noi sbattono all'impatto con i playoff, si salvano solo Meeks (17), che ha esperienza forgiata da due titoli vinti con noi in questo 2K13, e naturalmente Bryant che con 43 punti guida la clamorosa rimonta del secondo tempo. La rincorsa si completa a 57" dalla fine quando il Droid of the Year, Allen Turner, trasforma i due liberi del pareggio. A -8" Kobe in fader contro Parker trova solo il ferro, la stessa cosa fa un incontenibile Ginobili (29) at the buzzer. Overtime! Che buttiamo subito. Raymond Felton perde tre palloni consecutivi che generano l'11-2 texano. Game, set match: 101-108 e 1-0 loro.
Garadue non possiamo perderla, ma anche qui, fin dalle prime battute, San Antonio dimostra di essere di un altro pianeta rispetto a noi. Qui riusciamo a rimanere in scia con un Mamba interstellare (51 con 20/31 shooting!) e provando per larghi tratti anche la zona 2-3, per bloccare i loro tagli e movimenti. Funziona, fino a quando Manu Ginobili non entra in "2007 Mode". Dopo aver segnato solo 7 punti nel primo tempo, l'argentino ne segna ben 31 dopo l'intervallo, con azioni clamorose da ci penso io, come ai tempi della Kinder Bologna. Prende palla, la porta su, sfida Kobe, gli va via, step back e tripla. O entrata. La prende in mano tutta lui. E quando Bryant ci trascina miracolosamente a -2 a 90" dalla fine, Ginobili ci ghiaccia. Tripla da 10 metri in uscita da un blocco e fader l'azione dopo contro il Mamba in post. Game, set, match ancora: finirà 116-123 ed è uno 0-2 pesantissimo. Ora gli Spurs possono chiudere in casa.

Tuesday, August 27, 2013

LINSANO SEASON ENDING


"Sono dentro! Sono dentro!!!" Er Mortazza, addetto ai panini dei Lakers, corre come un folle per l'huddle dello Staples Center a dare la notizia impossibile. I Miami Heat si sono qualificati ai playoff! Non si sa come, non si sa quando. Erano 'matematicamente' fuori, indietro di quattro sconfitte rispetto all'ottava a pochissimo dalla fine. Fuori. Out. Esclusi. E invece no. Il suicidio clamoroso dell'ottava a Est, che perde tutte le rimanenti, prende LeBron per i pochi capelli rimasti e lo ricaccia dentro il tabellone! E così l'ultima squadra campione in carica a non riuscire a qualificarci per i playoff rimangono i barbalakers 2014 a Nba2K9... Già, a proposito di noi. Come sono andate le cinque partite che mancavano alla fine della regular? Superiamo i Mavericks 99-95 con un Kobe nucleare da 42 punti, 6 rimbalzi e 7 assist, ma soprattutto con 17 rimbalzi di Glen Davis, che sono il suo career-high! Perdiamo a Washington dove John Wall ci fa il didietro a striscie. andiamo facile sul velluto contro i Milwaukee Bucks (120-108), ma quando si tratta di sbarcare nella Città dell'Amore Fraterno la tensione emotiva ci fa saltare per aria: Kobe, nativo di qui e mal visto a Philly, gioca la peggior gara dell'anno. Iverson praticamente piange per tutta la partita e i Sixers ci piallano con un 106-114 che è pur troppo poco per quello visto in campo. L'ultima gara a Houston è ormai ininfluente per la classifica: loro 22-6, sono già primi matematici, noi vinciamo 100-91 e chiudiamo la nostra regular season al secondo posto nella Western Conference con 20 vinte e 9 perse, un record da squadra che può lottare per l'anello. Il droide Allen Turner con 17,0 punti, 5,8 rimbalzi, 3,0 assist e 1,2 recuperi a partita è il secondo Lakers della storia a vincere il titolo di matricola dell'anno dopo Elgin Baylor nel 1959... cioè non so se mi spiego. Solo che non viene omologato, perchè ai mucchi di ferraglie, in quanto non umani, non viene assegnato il Rookie of the Year, bensì il Droid of the Year. Però "Il Casinaro" è in vistoso calo e si spera che il rookie wall non si manifesti anche nei playoff. Quando Davide Sterno però annuncia l'Mvp stagionale, viene confermata la guerra della Lega contro il Barba e il Mamba, nata quando il Coach Zen ha manifestato l'idea di allenare in Europa portandosi dietro Kobe. Nonostante il secondo posto a Ovest e nonostante cifre da 31,4 punti, 6,6 rimbalzi, 4,8 assist e il 56,5% dal campo, Bryant, dopo non essere stato convocato per l'All Star Game, non solo viene ignorato nel Most Valuable Player, ma non finisce neanche nei tre migliori quintetti della Nba! E figurarsi dare il Coach of the Year al Barba, che ha portato una squadra 29esima di overall a 20 vittorie stagionali... 
La follia dell'Mvp assume proporzioni assurde quando ad essere eletto miglior giocatore della stagione è Jeremy Lin! 22,2 punti e 10,1 assist di media, rinforzati a bestia dal primo posto indiscusso dei Rockets, bastano per metterlo sul trono. Ma la gioia dura poco. Al primo allenamento per preparare l'assalto al titolo il cinese si spacca e con 8 settimane fuori i suoi playoff sono finiti prima ancora di iniziare. E a Houston stanno tirando tanti di quei moccoli in serie che lo spostamento d'aria ha fatto decollare lo shuttle a suon di bestemmie.

Wednesday, August 21, 2013

L'odore dei playoff ancora lontani


Il profumo degli aranci si diffonde per tutta L.A., io comincio a sentire un solo odore, quello dei playoff. Li vedo, vedo la forma del tabellone che comincia ad apparire all'orizzonte di Palm Springs, vedo gli adesivi Western Conference Semifinals confezionati a Monterey, vedo le aguerrite dell'Ovest che affilano i coltelli, eppure siamo ancora lontani. Dieci partite alla fine, un limbo tranello per la voglia di postseason imminente e il rischio di perdere di vista la realtà che ci vede ancora nel pieno della regular season. Ma questa squadra, tirata sù a bestemmie e a tira chi è libero, la realtà ce l'ha ben chiara. Utah la liquidiamo in scioltezza 95-85 con 27 punti e 9 rimbalzi di Stoudemire, poi ci va di fondoschiena che incrociamo Oklahoma City proprio nella settimana di un infortunio a Durant, che assiste in tribuna alla sconfitta dei suoi, ben più larga di quanto non dica il risicato 83-80 con il quale usciamo dal campo con tutto lo Staples Center che regala una standing ovation a Thabo Sefolosha e Reggie Jackson, due indimenticabili protagonisti della Sporca Dozzina che vinse il titolo 2016 nel Secondo Mondo. Andiamo a Phoenix, a mio avviso il più bel parquet della Nba, dove troviamo un'altro protagonista di quella squadra che fece l'impresa, Marcin Gortat: saluti, strette di mano e ricordi, poi l'arbitro alza la palla a due, Kobe fa 51 punti, 7 rimbalzi e 6 assist e ci portiamo a casa la double vù per 105-96. Ci sentiamo pericolosamente invincibili quando a L.A. arrivano i Cleveland Cavaliers, già ampiamente fuori dalla qualificazione ai playoff, che ci danno una bella svegliata, tirandoci giù dalle nuvole. Ci sottomettono come una mistress, ti affondano cinque schiacciate nelle prime dieci azioni con tre alley-hoop, ci tengono sotto di 19 punti per tre quarti e vincono in scioltezza allo Staples 96-105, togliendoci di fatto dalla corsa al primo posto. Ora la Houston di James Harden e Dwight Howard, con sole 4 sconfitte su 25 partite, è davvero inarrivabile, così come sono inarrivabili i playoff per i Miami Heat che diventano così la terza squadra nella storia della Nba che non si qualifica alla post-season da campione in carica, uno scempio creato dallo scandaloso calendario che in pratica ha trasformato la prima parte della stagione di Miami in un continuo back-to-back games: su 29 partite, ben 27 sono state concentrate prima dell'All Star Weekend, con l'assurdo che a LeBron & Co rimangono da giocare solo due inutili gare da febbraio in poi!
Mentre il mondo parla di questo scandalo, noi c'abbiamo un'altra sfida interna, contro gli Charlotte Bobcats che sotto ora hanno Josh Smith e Thiago Splitter e viaggiano alla grande in terza posizione nella Eastern Conference! Kemba, che il Barba attaccò nel Multiverso di Alp definendolo non un giocatore da titolo, fa la sua solita gara clamorosa da vendetta contro lo Zen con 23 punti e 15 assist, ma sul campo c'è un altro che i giornali dei multiversi li legge: Amarè Stoudamire! La vendetta contro Coach Alp si materializza sottoforma di 20 punti e 14 rimbalzi, ma soprattutto una roba così...


Affondata ad una mano in transizione, con fallo subìto e tiro libero realizzato che ha dato il +2 ai Lakers a 1'10" dalla fine. Poi ci ha pensato Kobe (34) a sigillarla dalla lunetta: 105-101 e record che lievita a 17 vinte e 7 perse per un momentaneo secondo posto a Ovest. Cinque partite alla fine, tra le quali Dallas (16-7, terzi) e la dominatrice Houston. L'odore acre dei campi di battaglia dei playoff si fa sempre più vicino.

Friday, August 16, 2013

All Sterno Game, il sopruso al Mamba

4 Pennsylvania Plaza, New York. Qui c'è il Madison Square Garden che se chiamate Madison i bigappleliani vi riempiono col piombo e vi gettano nell'Hudson. Qui è The Garden e basta. C'è la sfida incrociata tra le assi play-pivot della discordia che si sono scambiate le casacche qualche settimana fa: Felton-Stoudamire, ora ai Lakers, contro Nash-Gasol, ora a N.Y. Uno scambio da apoteosi della Moral: sia noi che loro abbiamo un record di 12 vinte e 6 perse e sia noi che loro veniamo da sette vittorie nelle ultime dieci partite. Comunque qua Gasol lo fanno partire da sesto uomo, perchè i Knicks se la giocano con Copeland numero tre, Carmelo Anthony ala-pivot e Tyson Chandler in mezzo. Se la giocano, sì, nonostante Stat limiti il Melo cresciuto nella "Farmacia". Il fatto è che quando il tira chi è libero si esprime così, c'è ben poco da fare, ed ecco ancora che nei momenti decisivi Ray Felton si fa trovare libero behind the arc, proprio come contro Miami, e a due minuti dalla fine ghiaccia il Garden con la tripla frontale del +7 che traccia il solco. L'ex play dei Knicks "genera" il quarantello (14 punti, 14 assist), Kobe scrive il trentello tondo tondo ma lascia comunque il campo infuriato, così come il Coach Zen. Il Black Mamba sta disputando l'ennesima stagione clamorosa di questo Universo e il tira chi è libero gli regala delle cifre incredibili. Eppure nonostante i 31,3 punti di media (miglior marcatore della Nba davanti ai 30,2 di Westbrook), nonostante il 58,7% dal campo col 42,7% da tre e il 92,8% in lunetta, nonostante i 4,5 rimbalzi e 4,9 assist non è stato convocato per la Partita delle Stelle! ! ! M A   E'   U NO   S C A N D A L O ! ! !  E' la vendetta di Sterno dopo che ha sentito le dichiarazioni del Barba che vuole portare Bryant in Europa a #NBA2K14? Mo' so' cazzi comunque. Davanti ad un sopruso simile è certo che il Mamba reagirà. Alla sua maniera...


Tuesday, August 13, 2013

Kobe goin' in banana in Miami drama


Pochi mesi fa i coriandoli gli si incollavano sulla faccia grondante mentre Bill Russell gli consegnava in mano il titolo di Mvp delle Finali 2013 alla fine di garasette contro i San Antonio Spurs. Ora il sudore di LeBron James è ghiacciato. Perso Ray Allen per ritiro e 'Birdman' Andersen per non rinnovo, i Miami Heat con Norris Cole - Turiaf quale asse play-pivot titolare, sono crollati. Il loro record attuale di 12 vinte e 13 perse a sole quattro partite dalla fine li mette spalle al muro e trasformano la gara all'American Airlines Arena contro di noi nella loro la partita della vita se non vogliono entrare nel libro nero della Nba come la terza squadra campione in carica a non qualificarsi per i playoff (Bulls 1999 e barbaLakers 2K9 gli altri due precedenti).
King James, che si è preso tutti i sei Mvp stagionali di questo Universo 2K13 (uno nel Primo e nel Terzo Mondo e quattro consecutivi, record, nelle quattro stagioni del Secondo Mondo) non ci sta a finire nell'Hall of Shame e disputa una partita alla LBJ con 39 punti, 7 rimbalzi e 6 assist e anche Dwyane Wade vuole evitare di macchiare la sua storia, ne butta dentro 25. Si arriva in volata, Heat a +1 vanno per portarla a casa. Kobe chiuso, Felton si apre behind the arc, assist del Mamba in stile Jordan to Kerr... bucket! Sorpasso! L'irruenza fisica di Allen Turner, che cancellerà the Choosen One negli ultimi cinque minuti e l'atletismo di Stoudamire chiudono il canestro a Miami, noi scendiamo giù, ancora Felton si apre dietro l'arco, ancora Kobe lo serve: un'altra tripla! E poi Bryant in uscita da due pendoli sotto canestro ne spara altre due di fila! Game, set, match! Miami sprofonda a 12 vinte e 14 perse a tre sole, difficilissime, partite dalla fine e in Florida si ghiacciano le palme. Kobe Bryant, criticatissimo per le scelte nella gara dei 67 punti a Brooklyn, risponde con una prova da sezionatore killer: 38 punti e 7 triple su 9, una prestazione che gli vale anche una rara convocazione per il Three Point Contest dell'All Star Weekend 2014. 


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Monday, August 12, 2013

Follie al Barclays Center


E questa volta m'incazzo col Mamba Nero!!! Nel giorno che mi fa una partita da empireo della pallacanestro. Lasciamo le penne all'avveneristico Barclays Center, un palas che è solo la seconda volta che vediamo in sette campionati, le lasciamo davanti al padrone di questo Universo, Jay-Z (sic...), per 142-138 dopo due tempi supplementari...si ma come? Dopo essere stati a -14 ad inizio quarto quarto, ci hanno riportato sù Kobe e Felton (19 punti e 17 assist per l'ex Knicks), al punto poi da controllarla ed averla in mano negli ultimi minuti che si stavano addirittura trasformando in garbage. E invece? E invece siccome a pochi minuti dalla fine il Mamba Nero ha tra le mani una tripla doppia da storia della Nba (51 punti, 10 rimbalzi e 9 assist), si mette spalle a canestro a cercare quell'assist mancante, invece magari di piazzare il fader che avrebbe chiuso tutto. L'assist lo cerca tre volte e ne escono fuori tre palle perse al curaro che rimettono i Nets dentro la partita consentendo loro di acciuffare l'overtime con una tripla di Deron Williams a tre decimi di secondo dalla fine in una bolgia assurda! F U C K ! ! ! Poco male, nel supplementare dominiamo, la nostra 1-3-1 manda totalmente in tilt l'attacco dei bianconeri, andiamo anche a +7 a due minuti dalla fine con un'entrata di Felton, sembra fatta! Ma anche qui gigioneggiamo, ci facciamo riprendere e Bryant fa l'altro delitto, torna il n°8 con manie di protagonismo eroico e vuole deciderla con un dipinto: con noi a +1 e palla in mano a 40" dalla fine il Mamba forza un'assurda tripla dall'angolo braccatissimo da Gerald Wallace in un attacco che andava gestisto col bilancino. E' un'azione da poster dell'anno, se la palla fosse andata dentro... Non la chiude, prende il ferro e Brooklyn si rifugia nel secondo tempo supplementare trascinata dal trio Trentello Deron Williams (33 punti e 14 assist), Marshon Brooks (39!) e Joe Johnson (38). Nel secondo overtime non ci lasciano scampo, la nostra insopportabile arroganza viene giustamente punita e i bianconeri la chiudono per 142 a 138. Kobe Bryant esce dal Barclays Center con cifre che vanno scritte: s e s s a n t a s e t  t e   p u n t i, dieci rimbalzi e nove assist. Ma per quella sua tripla doppia cercata alla fine dei regolamentari, e poi beffardamente non arrivata nonostante i due extratime, e per quella sua tripla da ricerca dell'azione da poster nel primo supplementare non solo abbiamo buttato via una partita già vinta, ma ci siamo anche sobbarcati due tempi supplementari a 48 ore di distanza dalla trasferta a Miami...

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Sunday, August 11, 2013

Iniziano le trasferte infernali

Dalla Detroit dichiarata fallita un mese fa, i Pistons ora subiscono l'esproprio borghese di Kobe Bryant che li balestra a tre decimi di secondo dalla fine, dallo stesso esatto punto, alla stessa esatta maniera, palleggiando dalla rimessa verso lì e caricando il tiro in leggero fade con due cristoni addosso, come colpì Phoenix nel 2006 quando ancora vestiva l'otto.


Ghiacciato il Palace of Auburn Hills 107-109, meglio che trovarsi Halle Berry  infilata nel letto, un'arena dove Kobe ne mise 84 nel 2K9. Oggi si è fermato a 38, con 8 rimbalzi e 6 assist salvandoci, insieme a Stat (21 punti, 9 rebs, 6 assist), da un -12 a cinque minuti dalla fine e da quello che sembrava un fatale -5 a -80 secondi. La sera prima avevamo perso di brutto in Tennessee a 1197 chilometri di distanza contro i Memphis Grizzlies (103-78) e la pesatezza del viaggio e di quella sconfitta ci stava facendo incappare nel secondo kappaò in 48 ore. La striscia infernale delle sette trasferte consecutive si era comunque aperta con una "w" nel Minnesota 93-98 e i primi tre viaggi ci portano due vittorie e un complessivo 10-5.

Saturday, August 10, 2013

Sì, viaggiare

Superiamo anche i Sacramento Kings con qualche difficoltà, 103-97, grazie ad un canestro di Bryant a 45" dalla fine e grazie anche alla prima doppia cifra del trentanovenne Iverson from the bench (11 punti, 5/7 al tiro, 6 assist) e poi prendo l'aereo, vado a New York e busso in maniera zen negli uffici della Nba...


 M A   C H I   C A Z Z O   H A   F A T T O   I   C A L E N D A R I ! ! ? ! ? ? Sterno ci ha appioppato sette trasferte consecutive. Di più, ci ha messo tre trasferte assurde in quattro giorni. Di più! Perchè la striscia si allarga a sei trasferte rinchiuse in undici giorni! Per una squadra vecchia come la nostra potrebbe essere una morsa fatale. Il primo viaggio è nel Minnesota, poi tre viaggi in quattro giorni (a Memphis, a Detroit e a Toronto), poi 48 ore di riposo nei vari areoporti e via con un nuovo trittico ristretto in poche ore, questo veramente devastante: a Brooklyn, a Miami e a New York! Da fuori di testa!

Friday, August 9, 2013

R I N N E G A T I


Nella offseason eravamo spacciati. Esclusi dai playoff 2013, uno dei più grandi fallimenti del Barba, ci ritrovavamo a dover ricostruire una squadra potendo firmare senza motivo solo giocatori al minimo salariale. Un impresa disperata. Eppure tra i bassifondi dei free agent ristagnava un gruppo che tutti avevano dimenticato. Erano stelle, e anche in gamba, ma commisero l'errore di mettersi contro Davide Sterno. Accusati ingiustamente di
essere piantagrane, sono diventati dei fuorilegge a caccia di contratti oltre la cortina sovietica, dei cacciatori di yen, dei R I N N E G A T I. https://www.youtube.com/watch?v=6TDCvPKZXrc
Allen Iverson, Stephen Jackson, Raja Bell, Elton Brand, Leon Powe. Il rischio che lo spogliatoio implodesse  era
altissimo e invece il gruppo dei rinnegati, che formano tutta la panchina dei Lakers di quest'anno, è diventato un blocco di granito. E il resto lo fanno gli altri nuovi arrivati. Come contro i Clippers, dove Ray Felton sente la sfida contro Chris Paul e gli spara in faccia 17 punti nel 1° quarto, purtroppo conditi anche da 4 falli irruenti che lo mettono fuori partita. Entra 'Captain Jack' a prendersi cura di CP3, lo annulla, e Kobe (28), Turner il Casinaro (21 punti, 7 rimbalzi) e Amar'e Stoudamire (20 punti, 12 rebounds, 7 assist) confezionano il 116-108. Contro i Blazers troviamo Batum (32), Lillard (31 punti, 7 rimbalzi, 10 assist, 5 recuperi) e Lamarcus Aldridge in totale stato di grazia; ci affossano anche a -26 a fine terzo quarto segnando da ovunque senza ritegno, ma noi che l'anno scorso avremmo lasciato perdere tirando fuori tutti i titolari, continuiamo invece a giocare come se fosse una garasette. Risaliamo fino a -13 con Kobe a quota 40 (e 18 triple tirate in totale 'Bisy demoniac possession'), poi risprofondiamo al conclusivo 120-99 ma la reazione non è stata a fondo perduto e si farà sentire. Vinciamo 93-89 contro Altlanta dove ci pensa il droide Turner con 29 punti e 9 rimbalzi a compensare una rara serata no di Kobe (9 punti, 3/9), poi andiamo a New Orleans contro i rinominati e ri-logati Pelicans e anche lì portiamo a casa i due punti per 92-104 con Kobe 35, Anthony Davis tenuto lontano dai tagliafuori di culo ernome del nostro Davis (Glen) e "Captain Jack" con l'ex asse dei Sixers Iverson - Elton Brand che hanno segnato azioni pesanti dalla panchina. 


Siamo 7-4, un buon record considerando che abbiamo avuto un inizio di stagione difficilissimo dove abbiamo incontrato gran parte delle grandi. Siamo sesti a Ovest perchè San Antonio (13-2!), Houston (12-3) e Golden State (8-2) stanno viaggiando a mille. Quando caleranno di un po', saliremo la classifica! Cioè, si spera.

Tuesday, August 6, 2013

Felton-Amar'e, la nuova asse play-pivot debutta

La temperatura è rovente, la gente cuoce le uova sull'asfalto e della partita allo Staples Center contro gli Orlando Magic nell'altoforno di L.A., non frega a nessuno. Non importa nemmeno a me. Il 106-97 contro la peggior squadra della Nba non è un test da considerare, anche se Ray Felton bagna la sua prima partita in gialloviola con 19 punti, 8/10 dal campo e 9 assist e Kobe può prendersi un giorno di vacanza (17). Not bad, ma frega niente. E' la gara dopo che ci terrorizza perchè in Californo arrivano i San Antonio Spurs, i quasi campioni, sconfitti anche qui 4-3 nelle Finals 2013 da Miami dalla quale in estate hanno prelevato 'Birdman' Andersen, che ora fa coppia con Tim Duncan. La motion offense di Popovich contro il tira chi è libero del Barbatrucco, frittatone di cipolle, birroni gelati e rutti liberi in tribuna. La perdiamo, 104-112, ma è una sconfitta che mi fa lasciare il campo soddisfatto. Primis, loro sono 8-1 e stanno maciullando tutti, secundis, eravamo a -2 a poco dalla fine sulla sesta tripla (su dodici) di Kobe, che chiuderà con 39 punti,  e abbiamo avuto in mano la bomba wide-open del sorpasso con Felton, ferro, prima che questo qui sotto decidesse di chiuderla col chiavistello.


Il francesino confeziona una tripla doppia paradisiaca da 24 punti, 11 rimbalzi e 12 assist, ma sopratutto imbocca Green (20) e Ginobili per le triple che ci hanno fatto saltare per aria nel finale, quando andavamo per giocarcela. Ma le ottime sensazioni avute contro San Antonio si concretizzano poi nella vittoria successiva contro i Nuggets, sempre a L.A., dove controlliamo la gara a piacimento, salvo poi gigioneggiarci nel finale e rischiare di mandare a monte tutto. E' l'unica tripla tirata e segnata da Stoudemire per il 99-92 a 3' dalla fine a solcare la via, poi è ancora l'ex Cypress Creek High School che piazza le giocate chiave, sottoforma di una stoppata su un tiro di Iguodala che avrebbe portato Denver a -2, e sottoforma di un piazzatone dai sei metri che ha chiuso ogni discorso. Dopo due gare in ombra, per Stat c'è la prima vera partita da "fattore" con 24 punti, 11 rimbalzi e 10/15 al tiro, una prestazione inaspettata perchè i 24 punti non sono stati cercati ma sono arrivati tramite smarcature, spesso a ricciolo in catch and shoot o su scarichi in angolo di Felton che ha registrato la seconda doppia doppia consecutiva (19 +11 today). L'Mvp però è il solito Kobe che in scioltezza mette insieme 25 punti, 6 rimbalzi e 10 assist, mentre il droide Turner per la seconda volta è stato votato Giocatore della Settimana a Ovest. Pazzesco per un rookie, che viaggia a 20 punti e 6 rimbalzi di media e grazie al tira chi è libero "fucila" anche col 45% da tre. Notevole comunque anche l'apporto di Iverson from the bench. Lo tengo a bada a suon di birre e bestemmie e se in attacco è nullo e non segna neanche con trenta metri wide-open (viaggerà a 3 punti di media col 20%...), in difesa per i play avvesari è una zanzara fastidiosissima.

Sunday, August 4, 2013

Nash e Gasol ai New York Knicks


...M A  F A'   U N    S A L T O,   U N   F A L L O   C O N   L A  P  A L L A  L I' ! FA' A C A  Z Z O T T I   A L M E N O...!!!! Chi si aspettava che la vittoria ai supplementari allo Staples Center contro i Bulls avesse sistemato la questione Nash-Gasol, si sbaglia. Il Barba ha sviato nei commenti post partita, ma dopo aver rivisto il match nella locker room con il fido Brian Shaw, una gara dove al catalano cadevano i rimbalzi tra i piedi senza che reagisse minimamente facendoseli soffiare dagli avversari, è arrivata la decisione. Con un Gasol 'bargnanizzato' in versione Gasoft 2011 della serie contro i Mavericks, non andiamo da nessuna parte. E allora tanto vale che si faccia un anno di disintossicazione gialloviola, per poi ritrovarcelo magari rigenerato nel prossimo Universo. Del resto con la coppia Nash-Gasol abbiamo sì vinto due anelli, uno alla prima e unica stagione del Primo Mondo (4-2 contro Chicago) e l'altro alla prima stagione del Secondo Mondo (4-3 contro Miami, tra l'altro con una decisiva stoppata del catalano su Wade negli ultimi secondi di garasette), ma in quelle squadre c'era anche Howard. Di fatto Nash-Gasol hanno giocato come asse play-pivot solo una stagione, quella appena passata, conclusasi con un disastroso 14-15 e una clamorosa esclusione dai playoff. Un'asse play-pivot così soffice non può reggere. E così troviamo un accordo con i Knicks che farà far loro un autentico salto di qualità consegnadogli una 'One shot season' per vincere subito l'anello 2014. Gli diamo Nash e Gasol, con il catalano che sarà protetto dalla difesa di Tyson Chandler e il canadese che può innescare ininterrottamente Carmelo Anthony, e a LA LA Land arrivano Raymond Felton e Amarè Stoudemire.
Nash è stato la guida dei Lakers nella prima e unica stagione del Primo Mondo, nelle prime due stagioni del Secondo Mondo (2012-2014) e in una stagione e un quarto di questo Terzo Mondo, con due anelli vinti ma altrettanti fallimenti (l'elimazione al primo turno contro Portland nella seconda stagione del Secondo Mondo e l'esclusione dai playoff l'anno scorso). Poi c'è stato Chris Paul, che ha guidato LA per due stagioni nel Secondo Mondo (2014-2016) ed ora c'è Felton per questo secondo e ultimo campionato del Terzo Mondo. Tutti gli altri hanno comunque vinto almeno un titolo da play titolari dei Lakers (Nash due, CP3 uno) e così su Felton pesa la responsabilità di non fallire l'appuntamento con il Larry O'Brien Trophy.

Friday, August 2, 2013

Nashville, California

A metà dell'ultimo quarto contro Chicago eravamo spacciati. Eravamo reduci da una sconfitta a Boston sanguinosa per 102-93, crollati negli ultimi minuti sotto i colpi di Rajon Rondo (29) che ci ha mandato a casa, nonostante i 44 di Bryant, con quattro canestri consecutivi. Inutile dire che i responsabili sono sempre loro, Steve Nash, che non tiene un passo, e Pau Gasol, mollaccione come pochi. Anche contro i Bulls la stessa storia. Derrick Rose fa pentole e coperchi (40 punti con 33 tiri), Nash ovviamente non chiude la prima linea di difesa e Gasol non chiude l'ultima. E' così, fisso, da due anni. Perchè mi ostino a tenerli!?? Ho deciso, quando i Bulls ci scaraventano a -12 a quattro dalla fine con noi che vediamo materializzarsi l'1-3 in classifica Nash e Gasol hanno già le valigie in mano. Il play e il pivot nelle barbasquadre non possono non difendere. E' inammissibile! Poi succede l'imponderabile. Esattamente così.


Il canadese spara un 4/4 da tre riaprendo tutto e segnando anche la tripla del pareggio a 43" dalla fine che vale l'overtime. Il tempo supplementare (che giochiamo con Gasol e Big Baby Davis in panchina e lo affrontiamo con Metta numero 4 e la zona 1-3-1) viene aperto da un'altra bomba centrale di Nash e chiuso dall'ex Suns che a 15" dalla fine, con noi avanti 118-115, intercetta un passaggio a Rose e lancia Metta per l'affondata solitaria del conclusivo 120-115. Per Steve Nash, anni 40 tondi tondi, nel giorno dell'annuncio del suo ritiro arriva una delle prestazioni balistiche più clamorose della 2kstoria: 29 punti, 11 assist, con 11/11 al tiro di cui 7/7 da tre! Follia allo stato brado. L'Mvp va a Kobe (35 punti, 6 rimbalzi, 12 assist), ma il 7/7 behind the arc del canadese e quell'11/11 al tiro con tutte conclusioni in sospensione entra già nella leggenda. E adesso mi tocca pure tenerlo.

Tuesday, July 30, 2013

B O O O O O M, B A A A B Y ! ! !


Che avessimo pescato bene nel Droid Draft lo si era visto subito all'esordio a San Francisco contro i Golden State Warriors (16 caramelline per il nuovo assemblato), ma che la matricola Allen Turner, costruita nella filiale della Sky-net a Seton Hall, alla sua sola seconda partita Nba potesse mettere assieme 42 punti, 11 rimbalzi e 5/10 nelle triple contro una corazzata come gli Indiana Pacers è una roba che fa riscrivere tutte le prime pagine dei giornali sportivi!!! Certo, 21 di questi 42 sono arrivati negli ultimi cinque minuti a partita già ampiamente archiviata, con i Pacers sotterrati anche fino al -39 del 114-75 (finirà 114-81), ma comunque bisogna farli e non è che abbiamo cercato lui per fargli fare chissà quale record, ma il fatto è che in ogni azione gialloviola si è fatto sempre sempre sempre trovare libero. E si sa che nel tira chi libero, tira chi è libero! E ben più dei 21 punti negli ultimi cinque minuti, una media comunque sbalorditiva a prescindere, pesano i 16 che "Il Casinaro" ha imbucato nei primi due quarti, scavando già il solco tra i Lakers e i Pacers (74-49). Ma non solo. La sua velocità unita ad un fisico alla DeJuan Blair, ne fanno anche una presenza difensiva clamorosa con effetti alla Ron Artest dei tempi di Houston. Chiunque tira contro Turner, non segna mai! Per non parlare degli aiuti difensivi: è in grado di ricoprire moltissimi metri con un pochissimi scatti! Ed essendo un'ala piccola, che dire degli 11 rimbalzi strappati contro una squadra fisica come Indiana che sotto ha gente come Roy Hibbert e Psicho-T Hansbrough? E che dire del suo diretto avversario, un certo Paul George, ridicolizzato dal rookie gialloviola? La gara finisce 114-81 e la prova clamorosa di Turner mette in secondo piano anche la strepitosa partita di Bryant (31 punti, 6 rimbalzi, 7 assist e 14/23 al tiro) o i 13 rimbalzi di Glen Davis, che là sotto fa volume nonostante la scarsa altezza. Anzi, è proprio il culone che taglia fuori dell'ex Celtics che probabilmente favorisce i rimbalzi da dietro di Turner e Bryant, che ne hanno tirati giù 17 in due. Per non parlare di Hibbert, cancellato. L'unico che proprio non riesce mai ad ingranare nel sistema del Barba è Gasol, 2 soli punti.
E' invece spettacolo puro difensivo quando in campo ci sono contemporaneamente Allen Iverson (nullo in attacco, non segna manco in una vasca, ma una vera zanzara on D!), Raja Bell, Stephen Jackson e Leon Powe. N O N  S I  P A S S A.

Sunday, July 28, 2013

L'Opening Game a San Francisco

E vammeli a piglià. L'Opening game ci manda a San Francisco contro i Golden State Warriors e quando Klay Thompson, due soli punti nei primi due quarti, ti spara 25 caramelline nel secondo tempo con tiri fuori di senno, la sconfitta per 122-118 ti risulta più digesta. E' stato un evento eccezionale a provocarla, una serie di triple insensate di uno che poi è nato anche a Los Angeles e che è figlio di quel Mychal Thompson che dal 1987 al 1991 ha vinto da lungo panchinaro un paio di titoli con noi, nell'era di Magic Johnson.
Noi, ci siamo piaciuti un sacco. Abbiamo avuto modo di esplorare l' "atleticità bruta" della matricola Allen Turner (15 punti all'esordio) che ha tirato giù dalle sedie il pubblico della Oracle Arena con un paio di schiacciate violente con la testa sopra il ferro e abbiamo subito constatato che a 38 anni Raja Bell (14 pts) è ancora asciutto. Così come 'Captain Jack' Stephen Jackson che segna tutti i suoi 14 punti nel secondo tempo in un duello a distanza con Thompson. Ma ci sorprende anche Elton Brand (10), lo stesso Nash (16) e Glen 'Big Baby' Davis che con 8 punti, 6 rimbalzi e 7 assist si è rivelato perfetto interprete del tira chi è libero barbatrucchico. In generale la squadra ha girato veramente in maniera armonica, cosa che non accadeva per niente l'anno scorso. Nessun giocatore mai fermo sulla sua posizione (cosa che accadeva sempre last year), tutti a tagliare in continuazione e a farsi sempre trovare nelle migliori condizioni di tiro, al punto che nonostante i 28 di Kobe, altri cinque vanno in doppia cifra e un altro la sfiora. Golden State, che ha avuto anche un Stephen Curry Mvp con 29 punti, 6 rimbalzi e 14 assist, l'ha spuntata perchè, sostanzialmente, ogni volta che si alza per tirare, la mette dentro e per fare tre punti basta che si alzi a caso e quando vuole oltre la linea. Ma dal punto di vista del gioco visto in campo, vedere i Lakers quest'oggi è stato come vedere un balletto senza palla. Non va dimenticato che i Lakers d'antoniani hanno questi overall qui: 29esimi in Defense, 16esimi nell'Offense e 24esimi nel Totale. Per overall partiamo come la quint'ultima squadra della Lega.

Saturday, July 27, 2013

Brutti, vecchi e cattivi. Ecco i Lakers 2013-14

Lo scandalo della offseason '13 del Terzo Mondo che ci limita alla sola possibilità di firmare giocatori al minimo salariale è una catena pesantissima che ci permette ben pochi movimenti. Siamo in piena ricostruzione dopo lo sfascio dello scorso campionato, c'è Metta World Peace che ha deciso di non rinnovare e come possiamo rimpiazzarlo potendo firmare dai free agent solo gente da 490k??!
Una buona notizia c'è: l'inqualificabile nono posto nella Western Conference ci ha messo in mano la quattordicesima scelta al Droid Draft e le nostre fiches le puntiamo su un'ala piccola massiccia, con il fisico alla DeJuan Blair ma due cavigline da saltatore e runner, tale Allen Turner, già ribattezzato "il casinaro". La decisione è storica perchè era da circa trenta stagioni che il Barba non offriva un contratto ad un droide, per di più con il ruolo da titolare. Steve Nash, 40 anni, ci viene in soccorso decidendo di non ritirarsi e così ci salviamo dalla ricerca di trovare un suo sostituto che ci avrebbe portato a sacrificare certamente Gasol perchè non esiste un play che possa tenere lo starting five dei Lakers da firmare a soli 490k. Ma chi ci possiamo permettere potendo spendere solo il minimo salariale? Si può solo puntare su qualcuno che ha già ampiamente imboccato il Sunset Boulevard ma che comunque potrebbe avere ancora qualche colpo da sparare, e così portiamo a LA LA Land Raja Bell (38 anni), Leon Powe (30) ed Elton Brand (35), da distribuire tra panchina e tribuna. Nella stagione appena conclusa era emersa una certa incompatibilità tra Gasol e Spencer Hawes e così mandiamo l'ex Sixers più scelte ad Orlando in cambio di "Big Baby" Davis, già nel mirino del Coach Zen qualche campionato fa. Poi, la sorpresa. Dopo aver rifiutato la conferma ed essersi dichiarato free agent Metta World Peace riconsidera l'opzione Lakers. Noi l'avevamo già rimpiazzato ai Draft designando in quintetto Turner Il Casinaro e così all'ex Ron Ron possiamo offrire soltanto un ruolo da panchinaro e  uno stipendio di 490k annuali... . Accetta. Accetta!!! E ci salva il mercato, perchè non riusciamo a confermare Kostas Papanikolaou (ci rivediamo nel 2K14) e così Metta ci va a coprire il buco lasciato dal greco.
Cazzo è sto fumo? Mentre sono ancora con i telefoni roventi un cortina passa sotto la porta del mio ufficio ad El Segundo. La porta si apre e tra il fumo spunta una silhoutte: "Barba ho deciso, continuo. Birra al posto del Gatorade però, eh?" E così anche A.I, a 39 anni, è ancora dei nostri!
Dunque i Lakers che a giorni inizieranno la seconda stagione del Terzo Mondo hanno Steve Nash, Kobe Bryant, Allen Turner, Glen Davis e Pau Gasol in quintetto e Allen Iverson, Chris Duhon Jodie Meeks, Stephen Jackson, Raja Bell, Metta World Peace, Leon Powe, Elton Brand e Robert Sacre in panchina. Siamo brutti, vecchi e cattivi!

Friday, July 26, 2013

I Lakers stanno fuori dai playoff, Miami 4-3 sugli Spurs


E fu così che per la terza volta in trentatrè stagioni il Barbatrucco non riesce a qualificare i Lakers ai playoff. Il record di 14 vittorie e 15 sconfitte ci ha relegato al nono posto nella Western Conference 2013 per un campionato balordissimo, partito male con il tradimento di Howard, proseguito peggio con tredici nuovi giocatori arrivati nel giro di undici partite e un mese e mezzo di stop per infortunio a Gasol e Metta World Peace (rientrato il primo, ha crashato il secondo), e finito in sfascio con gli spacchi, questa volta contemporanei, di Steve Nash e Earl Clark, anche loro 6-8 weeks out. Va detto che i Lakers d'antoniani partivano al 24 posto nell'overall difensivo e al diciannovesimo posto in quello totale...
Il titolo è così una questione tra i Miami Heat e i San Antonio Spurs. All'anima della simulazione, vincono i primi per 4-3 con LeBron James Mvp delle Finali. Dopo le Finals gli Heat perderanno Ray Allen, che ha annunciato il ritiro.





L'inaudito, per i Lakers, arriva nella off season, dove il Coach Zen si stava già attivando per ricostruire la squadra in ottica titolo 2014. Senza più il peso del contratto di Howard e con Metta World Peace che non rinnova si aprono prospettive succulente per un paio di free agent di lusso, più vari buoni comprimari. E invece? Il complotto anti-Barba ordito da Scuolabuss'Son si materializza: possiamo firmare solo giocatori al minimo di salario. Ma WTF!!?!?!?!?!?!? E' l'ennesima goccia che si va ad aggiungere al vaso già colmo nel rapporto tra la dirigenza gialloviola e il coach sedici volte campione. Sarà questa l'ultima stagione ever del Barba ai Lakers?
Risalgono comunque le quotazioni del Coach Zen in merito al rapporto tra titoli vinti e stagioni disputate: nel 2K12 lo spread del title percentage scese al punto più basso del 20% (un solo anello in cinque anni), mentre in questo 2K13 è risalito al 50% (tre in six season). Il bilancio complessivo, che era tornato al 50% dopo la vittoria dell'anello 2016 con la Sporca Dozzina del Secondo Mondo, è invece risceso al 48,4% (16 titoli in 33 anni). C'è un solo modo per farlo tornare al 50%.

Thursday, July 25, 2013

D E S T R U C T I O N



Andato. E non solo lui. Nella settimana post vittoria salva Barba contro Golden State saltano per aria Steve Nash ed Earl Clark, uno dietro l'altro, sempre in allenamento, entrambi rotti da 6 a 8  settimane di stop, come nei mesi precedenti fu per Pau Gasol e, tutt'ora, lo è per Metta World Peace e Ben Wallace, che si è spaccato dopo la firma dai free agent e non ha ancora giocato un minuto da Laker. Arrivano così inevitabili due sconfitte consecutive che compromettono l'intera stagione, un 108-97 'esterno' contro i Clippers in uno Staples Center biancorosso e un 92-99 contro i Broolyn Nets in casa nostra, con Allen Iverson stoico da 16 rivelatisi inutili punti, 7 assist e 3 recuperi. Quattro infortuni gravi (Gasol, Nash, Metta, Wallace), otto sconfitte nelle ultime quattordici partite, tredici giocatori nuovi arrivati nel giro di undici gare e campionato che si avvia all'amnistia.

Tuesday, July 23, 2013

Lakers-Golden State: The Answa


Dal tradimento di Dwight Howard per Houston, con i Lakers che erano imbattuti 4-0, il Barbatrucco ha fatto arrivare a LA LA Land la follia, tredici giocatori nelle ultime undici partite: Lamar Odom, Greg Smith, DeJuan Summers, Joel Anthony, Nate Robinson, Vlado Radmanovic, Brendan Haywood, Josh McRoberts, Charles Jenkins, Spencer Hawes, Stephen Jackson, Ben Wallace e Allen Iverson. Sono rimasti solo gli ultimi tre, di cui uno, "Big Ben", s'è infortunato al primo allenamento e starà fuori dalle 6 alle 8 settimane.
La squadra è incappata in sette sconfitte nelle ultime undici partite scivolando all'ottavo posto nella WesternConference con un record di 8-7 e una striscia aperta di quattro sconfitte consecutive che mette il Barba spalle al muro: se si perde anche la prossima contro Golden State la quinta "L" in fila farà scattare la clausola-licenziamento, un fatto mai accaduto nelle precedenti trentadue stagioni disputate dal Coach Zen a Nba2k. Sì, il Barbatrucco si era trovato un'altra volta con quattro sconfitte consecutive giocandosi il tutto per tutto alla quinta, accadde nella prima stagione del Secondo Mondo, ma l'avversario era Toronto e fu spazzata via facilmente. Qui di fronte ci sono i Warriors e il prologo è ben diverso da allora: ora abbiamo sette sconfitte nelle ultime unidici partite, tredici giocatori cambiati, Metta fuori per infortunio, Gasol appena rientrato da un mese e mezzo di stop, Iverson spaesato e squadra precipitata al nono posto della Western Conference. Durante il shootaround mattutino allo Staples Center, poi, un giorno dopo il crack di Ben Wallace, s'infortuna anche The Answer: è una diagnosi "gialla", A.I. potrà dunque essere tra i dodici, ma a scartamento ridotto. Con questo bel prologo qui il Barba si gioca la panchina contro Golden State. Non può che essere uno sfacelo.
Golden State è infallibile, e quando dico infallibile, lo dico in senso letterale. Steph Curry e Harrison Barnes qualsiasi pallone scagliano da qualsiasi posizione, finisce dentro. Impossibile difendere su di loro con percentuali del genere. Iverson fa il suo esordio in maglia Lakers a due minuti dalla fine del primo quarto e la prima azione è un tripla in uscita dai blocchi che fa saltare per aria lo Staples Center: sarà il primo di soli due canestri su azione in tutta la partita (chiuderà con 5 punti e 2/5 al tiro). Però dà fastidio, tiene il passo di Curry, ascolta i bestemmioni del Barba che gli impongono di stare dentro il sistema del tira chi è libero passando la palla e La Risposta mette in ritmo i suoi compagni liberi con sei assist, tutti nel secondo quarto. 
E' proprio con questi cioccolatini scartati da A.I. che rientriamo in gara (37-37), anche se i Guerrieri sono spietati e con tre contropiedi sono in grado di scavarti un solco di quindici punti. Nel terzo quarto crolliamo: Golden State si trova a memoria, Curry è una sentenza, Bogut ed Ezeli si mangiano i nostri lunghi e il -14 arriva in un lampo (42-56). Finisce qui l'avventura del Barba a LA LA Land dopo trenta stagioni in gialloviola. Il clima nello Staples Center è irreale. Poi un lampo, un'azione, che mi fa capire invece che i ragazzi vogliono stare qui! Un clamoroso tuffo del vecchio Antwan Jamison alla Bob McAdoo per recuperare un pallone già perso (per i più giovani che non l'hanno visto, è l'ultima azione di questo video.... https://www.youtube.com/watch?v=foZHYLX_L-E ) cambia l'energia della squadra! Golden State ci tiene ancora sotto con il suo basket champagne ma anche con la sua difesa arcigna (79-88), ma noi abbiamo altre facce. Chiamo un raro time-out, non li chiamo mai: "Questo è il momento di capire che cosa vogliamo fare di noi. Non pensate. Se pensate che una cosa sia impossibile, la renderete impossibile. Non potete chiamare il vento, ma potete lasciare la finestra aperta. Non pensate al vostro ruolo, se non avete ruolo, potete assumere qualsiasi ruolo! Potete prendere qualsiasi forma, come l'acqua. Sì A.I..., anche come il fumo, hai ragione, però tu è meglio se ti senti come l'acqua... Ah, e divertitevi."
Ci cambia lo stato mentale. A 6'49" dalla fine un Gasol piazzato da matti in ala piccola scombina le idee ai Warriors per un paio di minuti, sufficienti per mandarci per la prima volta in vantaggio 93-92! Poi ci sono due recuperi di 'Captain Jack' Stephen Jackson con altrettante dunk in contropiede (99-94), ma il vero eroe è quello che nessuno si aspettava: Chris Duhon. Lasciato in campo anche nell'ultimo quarto al posto di Nash, l'ex Duke s'incolla a Curry e gli chiude la saracinesca costringendolo a tiri forzati e a palle perse decisive. Poi Duhon piazza i colpi del kappaò, un difficilissimo lay-up carpiato con lui stuolato a terra a 2'36" dalla fine (107-100) e la tripla spezza tutto del 110-102 a -1'33", arrivata in risposta ad un suo grave errore di passaggio nell'azione precedente che aveva riaperto la partita. Finisce 116-109, Kobe Bryant ha cifre stellari e viene eletto Mvp con 32 punti, 7 rimbalzi e 6 assist, Gasol dà la sua risposta con 19 punti, 7 rimbalzi e 9/11 e Meeks è importantissimo con 12 from the bench (tutti tra l'altro nel secondo quarto). Ma il vero Most Valuable, è l'eroe citato sopra: anche solo con 5 punti, 2/2 al tiro, 6 assist.

Monday, July 22, 2013

HA PRESO LUI!!!


E' il titolo a nove colonne dell'edizione online dell'El Segundo Times, rilanciata immediatamente in tutto il mondo. Il Barbatrucco, travolto dalle critiche per la stagione in corso con i Lakers, accusato di pensare solo all'eventuale futura Eurolega con voci di dimissioni anticipate e reduce da sette sconfitte nelle ultime undici partite, cala l'acquisto che smentisce tutto e che regala a questo Terzo Mondo fin qui anonimo una storia da ricordare, un tema che spinge l'Asso almeno fino alla seconda stagione, prima che l'evoluzione darwiniana dell'Universo faccia il suo corso naturale ai primi di ottobre con l'arrivo del 2K14. Sì ma chi è che ha preso il Coach Zen?!? Più che preso, riesumato. L'ultimo parquet l'ha calcato due anni fa in Medio Oriente per una decina di partite, poi un problema al ginocchio l'ha messo knock-out: a 38 anni non è più quello di una volta, l'overall è crollato a 71, la tenuta fisica è precaria, il fiato limitato. 
Ma al Barba, che nel secondo Mondo ha portato al titolo anche Vince Carter, strappandolo al ritiro, è saltata l'idea in testa quando sulla pagina di Wikipedia non ha visto scritto "former Nba Player, bensì "free agent". Lui, formalmente, non si è ancora ritirato. E tra gli agenti liberi, infatti, c'era. Eccolo all'uscita del gate, è già qui!

Sunday, July 21, 2013

Scuolabuss' Son esonererà il Barba per mano di Golden State?


La bomba l'ha sparata Anthony Spadellaro sul Daily Fact: ci sarebbe un complotto ordito da Scuolabuss'son per cacciare il Barba. Teatro, la gara in programma lunedì contro i Golden State Warriors che arriva dopo quattro sconfitte consecutive. La quinta in fila, come da trentennale barbacontratto, prevede infatti la sollevazione immediata dall'incarico e il nuovo deux ex machina lacustre, che ha amicizie in quel di San Francisco, "starebbe lavorando" per questo. Il Coach Zen e Scuolabuss'son, del resto, sono in contrasto dal 2K12 e le recenti dichiarazioni del sedici volte campione Nba2K non aiutano certo la conciliazione: il Barba aveva espresso pubblicamente la volontà di lasciare i Lakers nel prossimo Universo 2K14 se ci fosse stata l'occasione di allenare una squadra europea. Allo stesso tempo il managment dei Lakers sta facendo di tutto per far sì che questo accada, con acquisti per il 2K14 volti solo a disputare una stagione di transizione per arrivare a prendere LeBron James e/o Carmelo Anthony nell'estate del 2014.
"Folli illazioni" fanno sapere sia da LA LA Land, sia dalla Bay Arena. Ma Il Fatto rimane: se non battiamo Golden State allo Staples Center il Barbatrucco, dopo trenta stagioni trascorse su questa panchina, non sarà più l'allenatore dei Lakers.

Thursday, July 18, 2013

The Mistake in the Lakers

La partita a Cleveland è la prima tappa delle preventivate undici vittorie nelle ultime quindici partite professate dal Barba pochi giorni fa. Ora per arrivare a 19-10 dovremo vincerne undici nelle prossime quattordici... E' la gara d'esordio in maglia gialloviola di Spencer Hawes (5 punti, 1/7...) e Stephen Jackson (18), ma il dominatore assoluto è Kyrie Irving che ci apre letteralmente in due con 32 punti in scioltezza con la sigaretta in bocca, fumandosi via Nash, Jenkins e anche 'Captain Jack', dirottato ad un certo punto sulle sue tracce. A vittoria dei Cavs virtualmente acquisita chiamo timeout. Giochiamo con una superficialità...cioè bisogna che ci giochiamo con un po' dignità!!! Con  un po' di anima cazzo! Nessuno fa un salto! un fallo con la palla lì! Facciamo a cazzotti almeno!!! ...... no fermoo, intendevo in senso figurato!!!!! 


Troppo tardi... World Peace scatta dalla panchina come ai blocchi dei centometri per andare a pestare uno a caso in tribuna ma il movimento lo strappa: fuori dalle 4 alle 6 settimane...  Nella gara del ritorno di Pau Gasol, disastroso ma giustificato, si ferma Metta per almeno un mese e mezzo.....TROIA!!! (cit. finale del timeout di Pianigiani)

Wednesday, July 17, 2013

"Fermatelo! E' fuori controllo!"

La squadra naufraga. Dalla partenza di Dwight Howard ai Rockets abbiamo vinto soltanto quattro partite su dieci, un ruolino da media-bassa classifica. Eravamo imbattuti con DH12, quattro vinte nelle prime quattro partite, poi l'infortunio e lo stop di quasi due mesi di Pau Gasol e una girandola di arrivi da tossici del mercato: Lamar Odom, Greg Smith, Brendan Haywood, Josh McRoberts, Nate Robinson, Charles Jenkins. Troppi doppioni, troppa gente. E così, dopo la sconfitta di Denver, sono rimasti solo il secondo e l'ultimo. Non si salva nemmeno il seppur ottimo JJ Redick, perchè in quel ruolo lì abbiamo ora bisogno di uno slasher. O adesso, che non siamo ancora oltre la metà di stagione (14 partite disputate su 29), o mai never, perchè abbiamo bisogno di assestarci in tempo. Nel giorno del recupero di Pau Gasol vanno via in quattro (Odom, Haywood, McRoberts, Redik) e arrivano in tre: ritorna Earl Clark, arriva il nuovo pivot dai Philadelphia 76ers (Spencer Hawes, che da noi sarà titolare) e dai free agent firmiamo per poco più di un milione di dollari 'Captain Jack' Stephen Jackson.
"Fermatelo! E' fuori controllo!" è il titolo online dell'El Segundo Times che pretende le analisi dei capelli del Coach Zen per verificare se sia sotto l'effetto di sostanze dopanti. Entro negli spogliatoi e metto un cartello: "From 8-6 to 19-10". E' questo il record che voglio alla fine. Significa che per trasformarci in una squadra da titolo dovremo fare 11 vittorie nelle prossime rimanenti 15 partite, tra le quali Clippers, Pacers, Celtics, Brooklyn, Oklahoma City, New York, Miami...

Monday, July 15, 2013

Da non credere


Nelle Rocky Mountains si è staccata una valanga di quelle che ne vedono in pochi. Inarrestabile, in grado di spazzare via ogni cosa. Nella città alta un miglio Kobe Bryant ha generato un qualcosa pari alla prestazione contro Toronto nel 2006, anche se gli "81" oggi li ha scomposti in due, sommando 65 punti con 8 assist. Il Mamba Nero era in una di quelle giornate dove ogni cosa che indirizza a canestro finisce nel cotone, certamente favorito dalla non marcatura del quasi quarantenne Andrè Miller, visto che Denver si è schierata con il doppio play (Ty Lawson, il regista). Kobe insensato, una roba da folli. Ah, ve l'ho detto comunque che abbiamo perso di nuovo? I Nuggets ci hanno cancellato per 121-109 con Gallinari che ha giocato un ultimo quarto alla Larry Bird, segnando tutti tutti tutti i canestri decisivi nei momenti più caldi. Il Gallo ci ha aperto in due con 36 punti e 7 rimbalzi.

La catastrofe

E ora il fuoco di fila può incominciare. Da tutti i fronti, senza pietà. Andiamo a Minneapolis contro i T'Wolves, una squadra al momento in netta difficoltà, ampiamente fuori dai playoff, e anche di parecchio. E finiamo sotto di 39 punti a sei minuti dalla fine del terzo quarto..... It's a shame. Quando il tabellone registra il vergognoso 85-46 le rotatorie dell'El Segundo Times sono già a fuoco: chiedono la testa immediata del Barba, senza condizioni. La rimonta dell'ultimo quarto serve solo per rendere meno catastrofica la sconfitta nel punteggio (113-91), ma non cambia la sostanza. Con un bombardamento senza sosta guidato dall'ispirato Shved, con Kirilenko top scorer (26) e Ricky Rubio a ridicolizzare un immobile Nash i Lakers vengono fatti saltare per aria e introdotti ad una nuova lezione di basket, dopo quella subita contro gli Spurs. Il nino maravilla, con i suoi clamorosi ribaltamenti dal lato forte al lato debole ad una mano dal palleggio, alla Pete Maravich, ci ha sezionato in due come rane nell'ora di biologia. Nessuno sa cosa pensare di questi Lakers che quando ingranano sono capaci di battere la capolista, ma quando il tira chi è libero non si manifesta si squagliano come un gelato in un forno.

Sunday, July 14, 2013

La Gara

Eravamo talmente presi dalla Prova contro San Antonio che non ci eravamo accorti cosa il calendario ci avrebbe riservato nella partita successiva: gli Houston Rockets, allo Staples Center. Il ritorno di Dwight Howard. Con il loro quintetto All Star i texani viaggiano primi nella Western Conference con 10 vittorie su 12 partite: Lin, Harden, Parsons e le torri gemelle Asik-DH12 fanno già tremare la Lega.
Avevamo già affrontato Howard da avversario nel Secondo Mondo quand’era ai Clippers, ma ora la questione è ben diversa. All’epoca lo cedemmo noi, mentre qui se n’è andato lui lasciandoci in mano un pugno di mosche. Nella locker room sono lapidario: “fatelo fuori”. Brendan Haywood è quello più coinvolto nella questione e la prende sul personale: spintona Howard appena riceve palla, lo mena, gli impedisce di girarsi e quando al posto di Odom entra il guerriero Josh McRoberts, Superman non vede più un rimbalzo. Se per i Rockets è una partita come le altre, per noi equivale ad una garasette di Finale e la differenza si vede tutta. A 1’44” dalla fine del secondo quarto rubiamo palla, Nash s’invola in contropiede per la corsia centrale, con la coda dell’occhio guarda a destra e appena sorpassa la linea da tre lancia in aria un assist-palombella al cielo per l’accorrente Bryant che vola e affonda con la mano sinistra l’alley-hoop violento in testa a Howard!!! Viene giù lo Staples Center! Anche perché il punteggio recita Lakers 57, Rockets 40! Ma la storia insegna che never say gatto se non l’hai nel sacco. Le partite finiscono alla quarta sirena e se Howard non devasta (chiuderà comunque con 23 punti, 11/14 dal campo e 13 rimbalzi…) James Harden è in versione Lone Ranger. Ce ne rovescia addosso 35 e quando Houston smadonna tre triple consecutive per un parziale di 10-0 in un minuto e mezzo e a 8 dalla fine, il sorpasso avviene (88-89). Il “Barba tarocco”, tarantolato, porta i Rockets anche a +5 (92-97) e ad una manciata di secondi dalla fine i texani sono ancora avanti di uno e palla in mano (109-110). Se segnano è la fine. Noi difendiamo come dannati, gli sporchiamo il tiro, Kobe strappa il rimbalzo volando sulla testa di tutti con la cattiveria di chi vuole vincerla e quando tocca terra sprinta subito per il contropiede furibondo. Slalomeggia, salta un paio di avversari, entra in area, tira scoordinato con contatto in aria di Harden. L’arbitro non fischia nulla ma il Mamba inventa comunque il canestro del sorpasso a 5” dalla fine!!! (111-110). E’ il 49esimo punto di Kobe… Lo Staples è un bordello senza senso! Ma sono i Rockets ad avere l’ultimo tiro. Rimessa a metacampo, non fate ricevere Harden!!! E riceve. Ankle-breakka, salta Bryant, si porta all’altezza del tiro libero dove lascia partire il rilascio della beffa sulla sirena in faccia a Nash. Dentro la retina. Ma no! Un attimo! Cos'è quello? E' un uccello? E' un aereo?? C’è qualcuno che non ha fatto niente per tutta la partita che sale letteralmente sulle spalle del canadese, se l'ingroppa, allunga la mano e stoppa di rabbia il tiro di Harden mentre suona la sirena!!! Ma chi è stato?

Saturday, July 13, 2013

La Prova




Volevamo la prova? L’abbiamo avuta. Tutti i dubbi su questi Lakers si amplificano all’At&t Center dove gli Spurs ci mettono dietro la cattedra e ci infliggono una sonora lezione di pallacanestro applicata. Non c’è storia tra la motion offense di Popovich e il tira chi è libero del Barba, così come è improponibile il confronto tra Tony Parker e Steve Nash, con il canadese sbriciolato dagli ankle-breaker in esitation + arresto e tiro o penetrazione del francesino, capace di chiudere con 32 punti, 5 rimbalzi e 8 assist. Parker controlla la partita a suo piacimento, Ginobili e Kawhi Leonard sono perfetti esecutori della motion, mentre Tim Duncan è lì sotto a fare da totem guida, smistando palloni come un vigile col traffico. Perfette le uscite dai doppi blocchi dei piccoli texani, con Ginobili, Leonard e Danny Green a trovarsi sempre almeno due metri di spazio e il nostro difensore intrappolato in ritardo. Solo uno scatenato Kobe non vuole perderla neanche di fronte all’evidenza della netta superiorità degli Spurs e scatena 48 clamorosi punti per uno speranzoso -8 a poco dalla fine. Ma non c’è niente da fare, un’accelerata di Parker chiude tutto, per un  fin troppo buono 119-107 che non spiega il 12-2 iniziale, poi il 30-17, poi il 40-25 o il 54-36 del secondo quarto. Ci hanno dominato subito, per tutta la partita, fin dall’inizio. Mai come ora ci rendiamo conto che tra noi e queste squadre da titolo c’è un divario insormontabile. Coach, mi fa Metta, hai qualche altra stronzata Zen da propinarci adesso? Taci, se no ti amnistio anch'io!
Prima della gara avevamo spedito Nate Robison a Philly in cambio di Charles Jenkins e due second round pick future dei Sixers: non ci sarebbero dovuti essere più cambi (e non ce ne saranno), ma KryptoNate in sole due partite ha azzerato il suo morale pretendendo la luna e questo non esiste.