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Thursday, November 22, 2012

NBA FINALS, GAME 6: CHICAGO BULLS - LA LAKERS

E   F I N A L M E N T E   E C C O  Q U I   I L   T I T O L O   N B A !  !  !  !  !  Con una prova magistrale i Lakers scacciano La Grande Rimonta dei Bulls, espugnano lo United Center in garasei per 98-113 ed arriva il primo anello della Nuova Era targata Dwight Howard! Il sigillo col marchio “DH12” è vergato a fuoco anche dal riconoscimento che gli viene consegnato direttamente dalle mani della leggenda Bill Russell e che prende il suo nome, il “Bill Russell Award” Finals Mvp che Superman incassa alla media di 26 punti, 12,5 rimbalzi e il 79% dal campo.


Ma tutto questo non sarebbe stato possibile senza l’uomo che ha steso i Bulls in garasei tramortendoli con tiri in sospensione letali nei momenti chiave. No, non è Bryant, che in questa partita a metà terzo quarto aveva a referto solo 2 punti con soli - clamoroso! - 2 tiri presi (chiuderà con 17). L’eroe è Antwan Jamison. L’ex Cavs, che è stato il simbolo della cavalcata Lakers dopo il suo spostamento in small forward panchinara (24 vittorie nelle ultime 31 partite tra regular season e playoff da quel momento per noi), segna 26 punti in 28 minuti con un mortifero 10/16 al tiro ed è lui che ci evita garasette con un terzo quarto ‘alla Toni Kukoc’. Otto suoi punti consecutivi a 12 minuti dalla fine, tutti in sospensione e quasi tutti allo scadere dei 24" (tripla impiccata dall'angolo, jump frontale, altra tripla impiccata), con noi in difficoltà, ci tirano fuori dalle sabbie mobili e ci lanciano su di un +9 che diventa poi un 67-80 in apertura ultimo quarto. Ma i Bulls sono implacabili, Rose, tornato sulla Terra dopo i clamorosi 54 punti di garaquattro (18 oggi), pesca due volte wide-open Nate Robison behind the arc: prima sull’angolo destro (bum, 83-92), poi sull’angolo sinistro (bum, 86-92) e a tre minuti dalla fine tutto è riaperto. Lo United Center è in ebollizione, ma qui Steve Nash trova l’entrata dell’anno e ci riporta a +8 prima della tripla di Bryant a 2’19” dalla fine (90-101) che vale il +11 e spinge il bottone per avviare il countdown!

Quando suona la sirena finale lo United Center è di ghiaccio. Niente coriandoli piovono dal soffitto, il 2kregista indugia solo su Dwight Howard (23 punti e 12 rimbalzi in questa partita) che esulta e poi sale ‘alla Jordan’ sul tavolo dei segnapunti per festeggiare il suo primo titolo Nba! Ci sarebbe piaciuto vedere una cosa simile https://www.youtube.com/watch?v=UveJcRZbHpA magari con dell’acido al posto del Gatorade per liquefare Mike Brown ma niente, le telecamere, probabilmente tarate a occhio di bue sull’Mvp della partita, sono solo per DH12. Poi una lunga inquadratura del Jumbotron sopra il centrocampo con la scritta “Lakers Champions” e una carrellata inutile sul pubblico di Chicago. Nessuna inquadratura dei giocatori che si abbracciano in campo, che saltano ed esultano o che si scambiano i complimenti con la squadra avversaria: mi dispiace, regista della 2K Sports, sei fuori! I festeggiamenti globali li vediamo solo alla consegna del Larry O’Brien Trophy da parte di Davide Sterno. E' la quattordicesima volta in carriera che me lo consegna.


Durante il discorso di Sterno sento qualcuno che mi chiama dalla prima fila alle spalle. “Coach, sei pronto?” ‘Hippy-pi, ‘zzo ci fai qui, ma non eri a Portland?’. “Mi hanno tagliato da mesi, Coach.’ “Te l’avevo detto che non eri adatto alla Nba, perché non ti lanci nel contrabbando di Gormiti?” ‘E’ un’idea, Coach. Esci fuori, dai, sai cosa c’è parcheggiata qui fuori sotto la statua di Jordan, vero?’. “Hai fatto benzina?”. ‘Il pieno, Coach'. "L'hai messa sul conto di Mike Brown?" 'Ovvio'.



 

Wednesday, November 21, 2012

NBA FINALS, GAME 5: CHICAGO BULLS - LA LAKERS

C L A M O R O SO. Derrick Rose segna 54 punti e trascina i Chicago Bulls alla seconda vittoria consecutiva in trasferta (113-120, senza supplementari!), riapre la serie e riporta nella “Windy City” il fattore campo da sfruttare in garasei e nell’eventuale garasette per compiere un’impresa storica, la rimonta da 0-3!

Quella che sembrava una serie strachiusa ora si sta trasformando in una drammatica sfida tra una squadra che aveva già lo champagne in ghiaccio prima di garaquattro ed una che con il rientro di Joakim Noah ha cambiato radicalmente faccia. Ora i Bulls sono tornati quella squadra che prima delle Finals aveva vinto 12 partite su 14 in questi playoff, radendo al suolo Miami per 4-0 nelle Eastern Conference Finals. E a Los Angeles si trema. E dire che nel primo quarto eravamo partiti al fulmicotone e Chicago sembrava una squadra comunque condannata: 21-8 per noi dopo 5 minuti, con Howard già a quota 14 con 7/7 dal campo. E poi? Poi inizia lo show di Rose e i Bulls cominciano a mettere in scena una difesa “innervosente”, durissima e impunita, perché non è possibile che a uno come Kobe (40 punti, 19/27) vengano concessi solo due liberi (mentre a Rose 16). A tenere testa a Rose (23 punti, 7/11 nel primo tempo) c’è un Howard da 22 punti, 10/10 al tiro e 7 rimbalzi nei primi due quarti; ma “Superman” in apertura terzo periodo si fa pescare nel suo quarto fallo e così esce dalla gara. E’ qui che “Pooh” spinge ancora di più sull’acceleratore. Canestri di ogni tipo, palle rubate, entrate “lebronesche” con schiacciata imperiosa, fallo subito e libero realizzato. Nessuno può tenerlo in questo stato di allucinazione. Presto finiamo a -10 (76-86) e ancora Rose da tre a 7” dalla fine del terzo quarto ci sbatte al massimo svantaggio (80-93). Lo Staples Center sta assistendo a qualcosa di inumano. Anche difensivamente. I Bulls, ora, sono impenetrabili. Anticipano ogni passaggio, aggrediscono appena si riceve palla, spingono in fuori, mettono le mani addosso al limite della rissa. Non si passa più. A 4’59” dalla fine Kobe squarcia la difesa di Chicago dall’angolo con la bomba del -6 (98-104) e lo Staples torna a crederci, ma dall’altra parte Loul Deng risponde immediatamente behind the arc (98-107) e un altro numero di Rose mette garacinque in mano ai Bulls sul +11 a -4’15” (98-109). Kobe non ci sta, firma quattro punti consecutivi (105-109), lancia la carica, tutto torna in gioco. Sul 108-111 Rose va per la giugulare, Howard gli disturba il tiro, sbaglia e sul ribaltamento di fronte il Mamba Nero colpisce ancora: 110-111! I ritmi sono furibondi! Ancora Chicago sbaglia, ancora Kobe va giù dall’altra parte, vediamo l’anello, il nostro tesssssoooroo, ma “Gollum” Noah, di sola presenza, ce lo tira via, costringe Bryant all’errore, Rose cattura immediatamente la palla, si fionda in contropiede, slalomeggia l’universo, decolla e stupra il ferro dei Lakers con una schiacciata violentissima, fallo subito e libero realizzato. A 63” dalla fine è la mazzata: dal possibile +1 Lakers si passa al +4 Bulls ed è il 50° punto tondo tondo dell’asso di Chicago. Howard sbaglia il semigancio per il -2, ancora è fondamentale la presenza di Noah a disturbarlo. Poi il tour dei tiri liberi fissa l’incredibile 113-120!

3-2 gente, dal 3-0 per noi. La serie ora lascia Los Angeles e si sposta definitivamente a Chicago. Ma la Chicago delle prime tre partite ora non c’è più. Ora nella “Windy City” ci credono tutti. I 54 punti di Rose in garacinque sono la terza prestazione individuale di tutti i tempi nelle Finali Nba dopo i 61 di Elgin Baylor e i 55 di Jerry West e Michael Jordan. Soltanto pochi giorni fa, in garauno, Kobe ne aveva messi 52. C-H-E  F-I-N-A-L-E !

NBA FINALS, GAME 3 and 4: CHICAGO BULLS - LA LAKERS

La fretta di chiudere e il ritorno di Noah. Vinciamo garatre, vogliamo lo sweap immediato, nella game four torna l’ex Florida State, Chicago sbanca lo Staples Center e ci rovina la festa per il titolo davanti ai nostri tifosi. F U U U U C K ! ! ! !

La terza partita era stata la fotocopia delle prime due. Chicago, con ancora il pivot francese in borghese, ci dava dentro a più non posso, riuscendo persino a portarsi sul +15 nel secondo quarto (26-41) con un’azione da tre punti di Jimmy Butler. Ma nello scintillante Staples Center aleggiava sempre l’aria della rimonta, quel senso di dominio che anche sul -15, frutto anche del nostro specchiarci, non lasciava timori. Otto minuti dopo, infatti, tutto è nuovamente in pareggio (53-53) e anche se il secondo tempo filava via di sorpassi e controsorpassi portando garatre ad un finale in volata come garadue, nessuno allo Staples pensava che potessimo perderla, nemmeno sulla dunk in contropiede di Loul Deng per il 99 pari a 62” dalla fine. Perché poi arriva la schiacciata di Howard contro un stanchissimo “Loozer” Boozer (101-99, -48”), perché poi arriva l’errore per il pareggio in sospensione ravvicinata di Derrick Rose. Perché poi, nonostante il fader sbagliato di Kobe a -10” per chiuderla, arriva il rimbalzo offensivo di Howard (26 punti, 11/11 al tiro, 15 rimbalzi) che, con Chicago non ancora in bonus, catalizza un fallo sistematico che non lo manda in lunetta. Rimessa in attacco, palla a Kobe (26 punti, 7 assist), fallo su di lui, 2/2 per il 103-99 e 3-0 nella serie! Rose stecca la partita (21 punti ma con 9/28 al tiro) e per i Bulls una serie ormai impossibile da rimettere in piedi.

 “E’ fatta, preparate i coriandoli” titolava l’El Segundo Times e anche io mi sbilanciavo con un dopopartita da “ora vogliamo festeggiare in casa”. Palloncini e coriandoli erano già appesi al soffitto dello Staples, lo champagne era già in ghiaccia nella locker room, quando nel riscaldamento di gara quattro vediamo uscire dal tunnel Joakim Noah.
Troppo tardi, pensano tutti. E probabilmente è vero. Ma con il francese cambia completamente la corazza dei Bulls. Ora sono durissimi, energici e i blocchi alti dell’ex Florida State aprono a Rose scenari mai visti nelle prime tre partite. E Howard ha difficoltà. Chicago esce subito fortissima dai blocchi (2-8, poi 4-12), noi impattiamo as usual e passiamo a condurre nel secondo periodo grazie ai back door di uno strepitoso Clark, imbeccato da Jamison. All’intervallo siamo avanti di tre (54-51), ma a fatica, e dall’altra parte c’è già un Rose da 25 punti con 12/15 dal campo (18 per Kobe).
Nel terzo periodo i Tori della Windy City affondano sul pedale, si prendono sette punti di vantaggio, poi otto su una tripla wide-open dall’angolo di Nate Robinson (75-83). Nell’aria si sente che non sono più gli “svantaggi tranquillamente recuperabili” delle prime tre partite. Ora i Bulls picchiano e Noah è ovunque. A sette minuti dalla fine i Bulls sono a +10 (83-93), a -3’52” sono a più sette (92-99) ma noi vogliamo quel titolo OGGI e Kobe s’inventa la rimonta, acciuffando il minimo svantaggio a 1’12” dalla chiusura (104-105). Un pick ‘n roll Rose-Boozer riporta i Bulls a +3, Kobe sfrutta un blocco e riaccorcia a -1 a -36” (106-107), ma sull’altro fronte d’attacco Gasol fa la sciocchezza di un fallo allo scadere dei 24 secondi su di un tiro forzatissimo di Hamilton dai 6 metri, mandandolo in lunetta a -17”: “Rip” sbaglia il primo, segna il secondo e Bulls avanti 106-108. Azione del pareggio Lakers, Kobe è braccato, si crea l’opportunità per un pick ‘n roll con Gasol ma Rose capisce tutto, si frappone nella linea di passaggio, ruba palla, s’invola in contropiede e sul fallo immediato di Nash c’è la decisione mai vista (ma giusta): fallo antisportivo!
Due liberi (a segno) di Rose senza nessuno a rimbalzo e rimessa a lato per Chicago a 7” dalla fine. Finisce 106-112, Rose a quota 37 (Mvp), “Rip” Hamilton a 20, ma tutta la differenza del mondo l’hanno fatta i 19 punti e 13 rimbalzi di Noah che ha dominato difensivamente i tabelloni, limitando non poco Howard. A nulla sono serviti i 33 punti con 8 assist di Bryant. Eravamo già pronti per i festeggiamenti, ora ci tocca invece 'riprogrammarci mentalmente'.

Tuesday, November 20, 2012

NBA FINALS, GAME 2: CHICAGO BULLS - LA LAKERS

L’errore difensivo che spalanca ai Lakers le porte per il titolo Nba difficilmente verrà dimenticato da Tom Thibodeu, Master of Defense; a 27” dalla fine, tra smoccoli in assirobabilenese e improperi vari, si vede fare una serie di spostamenti da parte dei suoi giocatori che condannano i Bulls ad uno 0-2 pesantissimo, dal quale sarà quasi impossibile rialzarsi. L’azione incriminata sta facendo il giro di tutti i network. A causa di un contropiede non finalizzato dei Lakers si vengono a creare due miss-match contemporaneamente, Boozer si trova su Nash e Hamilton su Gasol. Capita. Ma quello che non deve accadere è quello che succede dopo.


Hamilton parte a raddoppiare Kobe, il movimento causa il folle stacco di Boozer da Nash per andare a chiudere su Gasol e l’ancor più folle incertezza di Taj Gibson che non sa più cosa fare. Morale, a 27” dalla fine e con Chicago sotto solo di uno (100-101), ci sono due giocatori che marcano Kobe (Rose e Hamilton) e due che marcano Gasol (Boozer e Gibson) con ben due Lakers liberi sull’arco nell’azione decisiva (Nash, ma anche Metta World davanti alla panchina di Chicago)!!! E così mentre Thibodeau smoccola in indocinese, per Nash è uno scherzo convertire nella tripla del 100-104 l’assist di Kobe che lo mette wide-open piedi a terra. Pazzesco, perché questa volta Chicago avrebbe potuto portarla a casa. I Tori dell’Illinois, sospinti da un ritrovato Derrick Rose (34 punti, 6 assist) erano in vantaggio 94-88 a quattro minuti dalla fine, trainati lì da cinque minuti di furore di Boozer, ripresosi da un primo quarto da incubo dove Dwight Howard gli aveva affondato sulla testa 14 punti nei primi 4 minuti e mezzo di garadue, con ben sei schiacciate! Ma ora, sfruttando anche il riposo di DH12 in panchina, l’ex Utah segna al punto giusto nel momento giusto e i Bulls, sempre senza Noah, improvvisamente si trovano a sperare (toccano anche il +8 a 6’ dal gong, 92-84). Purtroppo per loro in campo sta per rientrare un Kobe Bryant ancora da fantascienza. Il Mamba, che chiuderà con una doppia doppia da 28 punti e 13 assist (Mvp della gara nonostante un Howard da 38 punti e 18/19 dal campo!), riporta i Lakers a contatto e ad un minuto e mezzo dalla fine una tripla dall’angolo di Metta World Peace fa ripiombare tutto lo United Center sulle sedie (98 Bulls, 101 Lakers). A -68” Rose accorcia con due liberi (100-101), Nash sbaglia l’entrata nel traffico l’azione successiva e Chicago ha così la palla pesantissima del sorpasso. La tiene Rose, si butta dentro, fa il suo classico palleggio forte con salto successivo (la stessa azione su cui si ruppe i legamenti) ma a sbarrargli la strada trova Gasol che lo stoppa con un tempismo perfetto a 40” dalla fine consegnando ai Lakers un nuovo attacco! E’ quello di cui sopra. Un doppio movimento difensivo che apre a Nash, fin lì opacissimo con 7 punti, 8 perse e 2/6 al tiro, la tripla verso il suo primo titolo Nba.

Monday, November 19, 2012

NBA FINALS, GAME 1: CHICAGO BULLS - LA LAKERS

Quando Kobe intercetta le molecole fluttuanti di MJ, non c’è niente da fare. Quando le ingloba tutte, viene fuori Sua Maestà. E quale teatro migliore per trovarne in quantità esorbitanti dello United Center di Chicago? Passa anche in netto secondo piano il fatto che le prime due partite le avremmo dovute giocare a L.A. invece che nella Windy City (il solito Finals bug della prima stagione), passa in secondo piano perché tutti ora parlano solo della prestazione di Bryant in garauno: 52 punti, signori, e 8 rimbalzi.
E’ la quarta miglior prestazione individuale nella storia delle Finali Nba dietro Elgin Baylor (61 nelle Finals del 1962), Rick Barry (55 nel 1967), Michael Jordan (55 nel 1993) e Jerry West (53 nel 1969) e Chicago non può far altro che arrendersi di fronte alla Tempesta Perfetta.

I Bulls si presentano in game 1 nettamente penalizzati dal forfait per pubalgia di Joakim Noah, un’assenza che si sente sia dal punto di vista difensivo, sia da quello dell’energia che l’ex Florida State sa infondere ai compagni. C’è Boozer da pivot e Taj Gibson da numero quattro ma si sente subito come la corazza della squadra della Windy City sia facilmente perforabile dal flusso canalizzatore dei Lakers. Soffriamo solo quando schieriamo la panchina, nel secondo quarto, e CHI se ne va sul 29-21 trascinata dalle folate di KryptoNate Robinson, ma anche sul -8 c’è la netta sensazione che sia facilmente recuperabile, come poi accade (42-45 per noi all’intervallo). Ma è nel terzo quarto che le molecole di “Air” si fondono con quelle di Bryant e così allo United Center prende vita uno show memorabile del ventiquattro: tre triple mortifere, svariate sospensioni in serie e in meno di sei minuti il figlio di "JellyBean" confeziona 18 clamorosi punti che ci proiettano sul +14 (58-72) chiudendo virtualmente la gara. Il vecchio Hamilton non può tenerlo e il Mamba Nero è in una di quelle giornate dove si fonde con l’ambiente e ogni volta che si alza al tiro è poesia pura. Cinque punti in fila di Belinelli danno però ai Bulls la scossa (70-76) e a 7’ dalla fine della partita una schiacciata di Luol Deng in contropiede solitario firma un inatteso pareggio (83-83) che si trasforma in un clamoroso +3 Bulls a 4 minuti dal gong grazie a due rubate con relativi appoggi a tutto campo di “Rip” Hamilton (91-88). E’ qui che Kobe torna a colpire: elegante fing & roll con fallo subito e libero realizzato, tripla del +7 (93-100) e altra tripla a 76” dalla fine per inchiavare a doppia mandata garauno (93-103).
Ne ha messi 52 con solo quattro liberi tentati, ma con un letale 21/32 in sospensione. Tutto il resto è noia, compreso Derrick Rose che 'stecca' la prima con soli 18 punti, 8/18 dal campo e pochissimo coinvolgimento dei compagni. 1-0 Lakers! Con la netta, nettissima, sensazione che se non recuperano Noah, ci sarà poco da fare per loro.

Saturday, November 17, 2012

Western Conference Finals, game 6: LA Lakers - Oklahoma City Thunder



KOBE!!!!!!!!!


E’ lui che a 22” dalla fine, sulla sirena dei 24 secondi, sbroglia una matassa intricatissima e in faccia a Kevin Durant lascia partire il pass per le Finali Nba!!! Ciuf. Profumo del cotone, 108-112 e i Lakers del Barbatrucco tornano a giocarsi l’anello a quattro 2k-season di distanza dall’ultima Finale disputata, quella vinta contro i Boston Celtics nella data astrale 3.1.2. (ovvero la seconda stagione del Primo Mondo, a Nba 2k12).
E nonostante Dwight Howard si sia intascato l’ennesimo Mvp di questi playoff (26 punti, 12 rimbalzi, 11/12 dal campo) è tutta di Bryant la scena di garasei, prima difensivamente, perché nei primi tre quarti annulla letteralmente James Harden costringendolo a 8 punti con 2/7 dal campo in una fase dove stavamo dominando, toccando anche il +14 a 1’15” dall’intervallo (47-61), poi offensivamente, quando negli ultimi sei minuti della partita segna 14 punti tirandoci fuori da un pericoloso -4 a 5’ dalla fine (100-96) con l’inerzia completamente passata nelle mani di Oklahoma City sospinta da una Cheseapeake Arena assordante. E’ lì che garasei ci stava sfuggendo di mano, una partita che nel primo tempo sembrava destinata ad una larga vittoria losangelina. Nel primo quarto mettiamo in scena una difesa da fabbri ferrai, costringiamo i Thunder al 31% al tiro mentre noi siamo infallibili (64%), merito anche del rientrante Pau Gasol, recuperato al 100%, subito in quintetto, e carico a palla di aiutare la squadra (segnerà 10 punti nei primi 10’). OKC è solo Durant, capace di confezionare 26 clamorosi punti nei primi due quarti. Ma il resto è il deserto. Stiamo sempre ampiamente oltre la doppia cifra di vantaggio quando una sciocchezza di Kobe, un fallo su tiro da tre di Westbrook sulla sirena dell’intervallo, consente ai padroni di casa di andare al riposo solo sul -8 (57-65).
Quando Westbrook apre il terzo quarto castigandoci subito dalla media (59-65) capiamo che tutto è cambiato. Nove minuti dopo, sempre Westbrook, firma la prima parità dell’incontro (86-86), garasei ci sta sfuggendo completamente di mano, il palazzo è una bolgia, noi ci innervosiamo, perdiamo palloni su palloni e OCK ci affonda in contropiede con dunk moralmente devastanti. A cinque minuti dalla fine ci ritroviamo a -4 (100-96) ed è uno svantaggio devastante, considerando che 15 minuti prima eravamo a +14 e con le Finals già in tasca.
E’ qui che Bryant si carica tutto sulle spalle. Porta Harden in post basso, se lo cucina, poi sempre dalle tacche s’inventa un canestro, con fallo subito e libero realizzato che spezza l’equilibrio e ci riporta a +3 (103-106 a -2’19”). Ma niente, nella foga Kobe si fa intercettare un passaggio, la difesa è sbilanciatissima e Westbrook scappa da solo in contropiede a schiacciare il -1 Thunder (107-108) mentre io smoccolo l’improponibile! -58”, il Mamba, rischiando tutto, azzarda uno scarico dentro a Howard, il rischio di un nuovo intercetto è a coefficiente altissimo, ma la fucilata del Mamba arriva a destinazione, DH12 forza contro Perkins e va dentro il 107-110! Tutto è in mano a Durant, si arresta, tira, sbaglia, dal nulla spunta però Kendrik Perkins che strappa l’offensivo, va sù, tira, si prende il fallo di Metta World Peace e fortunatamente non riesce a completare il gioco da tre punti, perché la palla prende tabellone, ferro ed esce. Due liberi. Segna il primo, sbaglia il secondo, rimbalzo di Ebanks, Thunder 108, Lakers 110!
Mancano 22” alla fine, andiamo in attacco, la difesa di OKC è impenetrabile, passano i secondi, stanno per scadere i 24, Kobe parte dall’angolo verso l'altezza lunetta, si alza in sospensione con quindici dita di Durant negli occhi, parte il tiro, suona la sirena dei 24 secondi con la palla in ariaaaa..…DENTROOOOO!!!!!!!!!!!! Sarà poi lo stesso Bryant, con un freddissimo 4/4 ai liberi negli ultimi concitati istanti di gara a tenere i Thunder a distanza di sicurezza. Finisce 112-116!
Kobe aveva 8 punti fino a metà dell’ultimo quarto, finirà con 22. Gasol torna con 18, i 65 punti dell’accoppiata Durant-Westbrook (39 per il primo) non bastano.
Torniamo alle Nba Finals dopo dieci real mesi! Era febbraio l’ultima volta che ci eravamo stati (vittoria 4-1 contro i Celtics). Si ripropone a 22 anni di distanza la Finale del 1991 tra Lakers e Bulls.