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Friday, November 2, 2012

Il Trucco del Barba, a rare footage: il "passatore bloccante"!

In principio c'era la cosidetta 'One & Box', chiamata così perchè era l'esatto contrario della Box and One. Se nella sua accezione originaria ci sono quattro uomini disposti a zona e uno a uomo, la barbatrucchica 'One & Box' ne prevede quattro a uomo e uno a zona. Fu un must, soprattutto nei primi due Universi (Nba 2K9 e 2K11), creava scompiglio, nessun avversario sapeva come comportarsi di fronte a quell'unico giocatore (quasi sempre un piccolo) che si posizionava in zone strategiche del lato forte senza marcare specificatamente nessuno. Fu una stranezza da basket anni Settanta, quando ancora si sperimentava di tutto, dove si vedevano cose tipo un coach, Kevin Loughery, che faceva marcare la rimessa avversaria da due giocatori (i due erano quasi sempre George Johnson e un certo Phil Jackson).
Ma nel flusso d'attacco 'passala a chi è libero' del Barba si viene a creare anche un altro trucco estremamente efficace, quello del "passatore bloccante". Eccone un esempio, sviluppatosi durante gara uno del primo turno contro Minnesota (tomorrow, la cronaca).



Mentre Bryant taglia verso il centro, Gasol rincula palleggiando e così facendo intercetta la traiettoria del marcatore di Bryant, Brandon Roy, che, impedito a uscire sopra al blocco dalla manovra di disturbo del catalano, è costretto a fare il giro dietro, dove però trova un altro ostacolo da aggirare, ovvero il difensore di Gasol (Kevin Love). Questo mette Kobe nelle condizioni di un tiro infallibile, libero senza nessuno davanti. Solo rete. E anche qui, come per la One & Box, si verifica un bel prendi la regola e ribaltala: nella norma chi blocca fa solo quello, o al massimo si trova poi a tirare (in situazioni di pick 'n roll o pick 'n pop), qui invece chi blocca passa anche contemporaneamente la palla. Benchè non prevedibile, perchè uno schema simile non si può chiamare ma è solo "annusabile nell'aria", il "passatore bloccante" è una di quelle situazioni che il Barba usa da Quattro Universi e 28 2kstagioni per permettere ai suoi giocatori tiri ad alta percentuale.

P.S. Non so voi ma io rimango ammirato quando vedo il "lasciar cadere" delle mani di Bryant dopo che rilascia il tiro e tocca i piedi per terra. E' Jordan.

Thursday, November 1, 2012

5 domande 5 about: The 2013 Playoffs



WESTERN CONFERENCE

Los Angeles Lakers (1) vs Minnesota T'Wolves (8)
Memphis Grizzlies (4) vs Denver Nuggets (5)
San Antonio Spurs (3) vs Los Angeles Clippers (6)
Oklahoma City Thunder (2) vs Dallas Mavericks (7)

EASTERN CONFERENCE

Miami Heat (1) vs Orlando Magic (8)
Milwaukee Bucks (4) vs Cleveland Cavaliers (5)
New York Knicks (3) vs Boston Celtics (6)
Chicago Bulls (2) vs Brooklyn Nets (7)


1.      Contento dei Minnesota Timberwolves al primo turno?
“Come un gatto attaccato ai maroni. E’ la peggiore che ci potesse capitare. In regular season ci ha demolito, ha una squadra lunga, profonda, giovane, atletica, con lunghi che ti portano fuori, cosa che noi abbiamo sempre sofferto. Rubio, Brandon Roy, Kirilenko, Petkovic, Kevin Love, Derrick Williams, Budinger, una signora squadra, con un signor allenatore come Rick Adelman. E’ un primo turno ai livelli di una semifinale di Conference”.
2.      Zen, come ha fatto a trasformare una squadra che ad un certo punto sembrava non avere più né capo né coda?
“Facendo le cose semplici. Il ripristino di Jamison in ala piccola è stato solo un mattone, seppur importante, del tutto. Ho visto, ad esempio, che il Triple Post Offense non si sviluppava come avrebbe dovuto, era venuto male, e così l’ho accantonato perché non c’era più tempo per assimilarlo. Ho preso solo la sua missione finale, che è pur sempre quella di mettere il giocatore nelle migliori condizioni di tiro. Lo schema, dunque, è stato soltanto uno: “tira chi è libero”. In certe situazioni di crisi, come lo eravamo noi quando siamo precipitati al settimo posto a Ovest, devi semplificare tutto. Poche cose ma chiare, altrimenti i giocatori e l’allenatore si perdono ancora di più. Ho semplificato ad un unico ordine: “dai la palla a chi è libero”, e da lì tutto ha iniziato a scorrere. Ogni passaggio indebolisce la difesa: nell'80% dei miei attacchi tutti i cinque giocatori in campo toccano palla.
3.      Capitolo Antwan Jamison: per molti è un’ala-pivot, eppure i Lakers hanno svoltato con lui da numero tre.
“Per convenienza, per ruoli all’interno di uno schema, è necessario –  spesso indispensabile – inquadrare i giocatori in posizioni specifiche. All’interno del mio “tira chi è libero” (una specie di Triangolo Beta, in attesa degli schemi di Vannwolfhawks col SiM-WoRLD ) Jamison è un’ala senza aggettivi. E’ incasellato nello spot di “piccola”, ma questo perché in quella specie di mezza ruota che si viene a creare con il continuo passing game è una posizione dove spesso si fa trovare pronto per sfruttare una delle sue armi migliori, il tiro da fuori. Quando però riceve palla da marcato, porta il suo avversario in post basso (dove o smista, o va di finte e semiganci) e lì a tutti gli effetti si trasforma in un numero quattro. E’ dunque un mutaforme: parte da n°3, diventa n°4 in corso d’opera, ritorna n°3 a seconda della zona del campo dove il “tira chi è libero” lo mette nelle migliori condizioni di agire. Nel mio sistema di gioco è fondamentale che parta da ala piccola, ma non è né un tre, né un quattro. E’ un’ala, che fa bene molte cose. Attenzione però…”
4.      A cosa?
“…i playoff sono un'altra cosa, è un altro mondo. Si giocano serie contro le stesse squadre, che si adattano, ti studiano fin nei minimi particolari, trovano le contromosse per la gara successiva. Nessuno ha più segreti e allora lì sono tante piccole cose a fare la differenza. Il 'tira chi è libero' potrebbe non essere più così efficace.
5.      Chi vincerà l’anello?
“Miami ha dominato la regular season con 23 vittorie, solo 6 sconfitte, e una differenza canestri impressionante di +14. Non credo che a Est ci sia nessuno in grado di fermarli. Noi e i Thunder ci giocheremo un posto per la Finale, ma sarà difficile portar via il Larry O’Brien Trophy dalla Florida.”

Wednesday, October 31, 2012

Season End: un altro n°23 cambierà i contorni di questo sport?



Distruggiamo il nuovo parquet dei Suns scartavetrandoli per 87-107 (32 dell'ex lacustre Shannon Brown, ma 47 della coppia Mamba-Superman) ed è la mia ultima gara di questa regular season sulla panchina dei Lakers, perché poi vado in meditazione pre-playoff nel Montana a farmi qualche fungo peyote prima della Big Dance e lascio le ultime due a John Kuester, che esordisce con un incoraggiante -38 a Oklahoma City (111-73, 34 di Durant, 9 con 4/12 di Kobe) e si riprende sconfiggendo allo Staples i Dallas Mavericks 94-88 contro un super Nowitzki (31 punti, 10 rimbalzi).
Chiudiamo con 20-9, con otto vittorie nelle ultime dieci partite, lanciatissimi a palla di cannone, primi nella Western Conference e attendiamo i famigerati premi di fine stagione della 2K. E’ il dominio di un giocatore destinato ad entrare, a detta di molti, nella Hall of Fame. Un altro n°23 chiamato a riscrivere i contorni di questo sport. 


Il rookie 19enne Anthony Davis non riesce a portare New Orleans ai playoff, ma si prende sia il Rookie of the Year (14,6 punti, 10,3 rimbalzi, 1,7 stoppate), sia il titolo di Miglior Difensore! E’ mai esistita una matricola che al primo anno, oltre al Rookie of the Year, si prende anche un altro premio individuale? Sì, due: Wes Unseld e Wilt Chamberlain, entrambi migliori esordienti ed Mvp stagionali. Ma come ha svelato Alp, non c'è mai stato prima d'ora nella storia della Nba un Rookie of the Year in grado di vincere anche il premio di miglior difensore. Davis in pochi mesi si è portato a casa il titolo Ncaa, la medaglia d'oro olimpica, il Rookie of the Year e il Defensive Player of the Year! L’exploit dell’ex Kentucky Wildcats fa passare in secondo piano tutto il resto: sia il monotono Mvp a LeBron James (25,2 punti, 7,1 rimbalzi, 6,1 assist, 52% al tiro), sia il sempre meno accettabile Coach of the Year ad Erik Spoelstra (premio privo di senso se uno come Phil Jackson lo vince una sola volta). Men che meno il Sixth Man Award (a Ramon Session dei Bobcats!) o La Rivelazione (Brandon Knight dei Pistons).
Sono nella mia bettola di legno nel Montana, fuori già c’è un freddo porco. Rientrerò a ore per preparare il primo turno dei playoff. Contro chi? Quelli del “5 domande 5 about” mi stanno preparando l’intervista, lì verrà svelata la prima contender.

Superman e il Mamba Nero, volume 1, edizione limitata



Non è un fumetto di Clark Kent inviato dal Daily Bugle a fotografare il Dendroaspis polylepis, ma il connubbio che porta ad un evento più unico che raro: due giocatori della stessa squadra tra i primi cinque candidati al premio di Most Valuable Player della stagione. DH12 ci ha tirato fuori dalla melma dov’eravamo finiti a suon di prestazioni clamorose, il Black Mamba ci ha evitato una sconfitta certa contro i Philadelphia 76ers, tirandoci sù da solo da un -18 a metà terzo quarto. Bynum, nel suo primo ritorno allo Staples Center, è scatenato: salta, stoppa, schiaccia e ad altezza della lunetta smista pure i palloni alla perfezione; il Bimbo, che ho allenato per 24 stagioni nei vari 2KUniversi, non l’ho mai visto così (chiuderà con 16 punti, 7/13,  15 rimbalzi, 4 recuperi): costringe anche Howard ad uscire per 6 falli, anche se DH va a sedersi comunque con 26 punti e 18 "arpionate"... Ma noi tiriamo col 37% nel primo tempo, a metà terzo quarto siamo a -18 e a 60” dalla fine della partita siamo a -7, 85-92. Chiusa, andata, kaputt. Ma lì, tra l'erba bassa, c'è il Mamba Nero (Dendroaspis polylepis).  E’ avvolto nelle sue spire, pronto all’attacco. Affonda gli incisivi con la tripla del -4 (88-92), inietta il veleno con una sospensione alla Carlton Myers contro la Joventud Badalona (-2 https://www.youtube.com/watch?v=jH2JpyUwx9I&playnext=1&list=PLF3871DFC3B0F76EF&feature=results_main ), ne vede gli effetti in circolo dentro il flusso sanguigno del nemico quando affonda la bimane in solitudine in contropiede (92-92) e ad un secondo e cinque decimi dalla fine si prende il fallo su un altro tiro in sospensione: realizza i due liberi del sorpasso, JRue Holiday, super protagonista del match, forza da tre at the buzzer da 9 metri e trova solo il ferro. Lakers 94, Sixers 92, Bryant 41 punti (9 negli ultimi 60”…), 16/26 al tiro, 7/7 ai liberi, anche 3 stoppate.
Contro i Knicks, the same. Ci troviamo a -10 ad inizio quarto quarto, inchiappettati da Melo (26 punti, 6 rimbalzi), ma alla fine è ancora il #24 che ci tira sù issandoci a quella che è la sesta vittoria nelle ultime sette partite (103-98). Anche se contro New York c’è la coralità che manda in visibilio gli allenatori: Nash 14 punti, Bryant 30 (con 11/19, 5 rimbalzi e 6 assist), Metta World Peace 12, Gasol 14, Howard 13 (con 15 rebounds). Musica per le mie orecchie.
Tre partite alla fine, guys. @Phoenix, @Oklahoma City e contro Dallas. C’è da difendere il primo posto a Ovest dagli assalti dei San Antonio Spurs, che ci stanno li dietro attaccati.

Tuesday, October 30, 2012

DH12, ENORME DOPPIA DOPPIA DA 28 + 21 (e 12/15 dal campo...)

65/81, 80.2% al tiro, nemmeno Darryl Dawkins quand'era in Italia. E' l'incredibile percentuale dal campo di Dwight Howard nelle ultime sei partite, quelle che di fatto ci hanno tirato fuori da una crisi di mezzo inverno (ad un certo punto eravamo settimi a Ovest...) riportandoci in cima alla Western Conference. Il flusso ritrovato in attacco a seguito del riposizionamento di Antwan Jamison in ala piccola ha scatenato DH12: l'ex Magic, dopo una prima parte di stagione normale, ha svoltato. In questo periodo di stapotenza, arriva dunque quasi 'fisiologica' la prima prestazione da 20+20, per la precisione 28 punti, 12/15 al tiro e 21 rimbalzi contro Roy Hibbert e gli Indiana Pacers che here, super delusione dell'anno, sono nettamente sotto il 50% di vittorie e quasi sicuramente staranno fuori dai playoff: George Hill play al posto della pesante partenza di Darren Collison, non va. A sorpresa vinciamo facile e in controllo: un 100-88 @Indianapolis che arriva 24 ore dopo la furibonda battaglia contro Miami fa proprio ben sperare. Ora doppia sfida contro  Philadelphia e New York (seconda a Est), entrambe allo Staples Center:  Howard vs Bynum e poi Nash vs Kidd. mentre all'orizzonte il tempo comincia a cambiare. Nuvole si ammassano l'una sull'altra, in attesa di scatenarsi. Sono i playoff.