"Rimettiamo insieme la vecchia banda. Facciamo qualche serata, facciamo un po' di grana, bang! Cinquemila bigliettoni". "Sì ma rimettere insieme la banda... insomma, non è mica tanto facile, Jake". "Ma che stai dicendo?" ..... "Si sono sciolti. Ora fanno tutti lavori rispettabili."
Friday, August 8, 2014
Tuesday, August 5, 2014
The One Shot Season
Anche questa volta la free agency ci ha messo di fronte due stelle dell’Iperuranio. Con una di queste, e stiamo parlando di Chris Paul e Paul George, anello assicurato. Ancora una volta le abbiamo lasciate lì. Ogni mondo passato è stato riposto sotto una teca di vetro e lì rimane: e così CP3 e PG24 sono già stati riposti lì, nel passato, protagonisti il primo dei barbalakers del 13 con la famosa Sporca Dozzina, e il secondo con la squadra che vinse l’anello nella prima Asso di questo 14.
Entrambi hanno rifirmato per Clippers e Pacers. Ma nei free agent, immediatamente sotto al livello dei due sopra ce n’era un altro che il Barba non si è lasciato sfuggire.
Lasciato libero da Brooklyn e giunto ormai ad un’età da
cominciare a fare un bilancio della propria carriera, Deron Williams, 34 anni,
accetta l’offerta di L.A. nell’ottica di vincere il suo primo anello. Dopo
cinque anni finalmente abbiamo un playmaker vero e forse è sempre stato proprio
questo il vero problema dei barbalakers di quest’Asso: dopo Nash si sono
succeduti in regia il fallimento Eric Bledsoe (seconda stagione) e Reggie
Jackson, entrambi più tendenti al ruolo di dinamo energetiche che di vera e
propria costruzione del gioco. La fretta con cui abbiamo buttato gli ultimi
cinque minuti nella garasette delle Finali 2016 contro Indiana sta forse anche
nella mancanza di un vero regista che dettasse i ritmi, un ruolo che spesso si
è dovuto sobbarcare anche Kobe, portando lui su palla.
Ma il mercato del Barba non finisce con D-Will. Il Coach
Zen, scandagliando gli Urali, non riesce a trovare l’uccisore russo che cercava,
ma tra i F.A. c’è comunque lo spacca mascelle che fa al caso nostro, e per
giunta come Hackett ha fatto il college in California, a USC. Anzi, l’ha fatto
proprio insieme a Hackett. Anzi, la mascella di cui sopra era proprio quella di
Hackett! Arriva infatti O.J.Mayo e sarà il nostro sesto uomo.
I barbalakers 2017/18 saranno dunque composti da Deron
Williams, Bryant, Iguodala, Faried, Bogut in quintetto. De Colo, Mayo, Kidd-Gilchrist, Young, Gerald
Henderson, Papanikolaou, Kelly, Mirotic.
Monday, August 4, 2014
ONE SHIT, ONE SHOT
Che la stagione fosse compromessa dall’inizio, da quelle
sette sconfitte nelle prime dieci partite, lo si era capito fin da subito. Il
3-7 era una zavorra troppo enorme in un campionato da 29 per potersi rimettere
in riga al punto da competere nuovamente per l’anello. Un anno buttato per le barbafollie
estive e il continuo andirivieni di ogni tipo di giocatore, da Monta Ellis a
Paul Pierce, da Thomas Robinson a Michael Kidd-Gilchrist. Il tutto per non aver
voluto firmare nell’estate 2016 LeBron James o Anthony Davis, che erano free
agent e che furono erroneamente ritenuti un upgrade esagerato per i barbalakers,
da ti piace vincere facile. Un errore fatale, perché nulla qui è facile. In
mezzo poi sono capitati il caso Hackett, allontanato da L.A. dopo la querelle
in azzurro, e l’infortunio di un mese di Iguodala che non hanno fatto altro che
scombinare ulteriormente una chimica mai trovata e instillare dubbi nella testa
dei giocatori. A parte Kobe, che a 38 anni ne ha viste di tutti i colori ed è
corazzato contro qualsiasi tipo di stagione, tutti gli altri si sono sfaldati,
traumatizzati dal passaggio da una garasette di Finale Nba ad un campionato ai
margini di tutto, addirittura fuori dai playoff.
La questione è semplice: il gruppo di quest’Asso è fatto
da giocatori emozionali (Faried su tutti, ma anche Reggie Jackson, Iggy), ‘metereopatici’,
capaci di esaltarsi e di fare autentici miracoli quando tutto fila liscio, come
nella stagione precedente, quando quelle numerose vittorie agli ultimi secondi
nelle prime partite furono una tale iniezione d’adrenalina che lanciarono i
barbalakers come una fionda verso una regular season da record e a soli 5
minuti da un clamoroso anello.
Ma quando s’incasina la chimica il laboratorio salta per
aria e così la stessa formazione che sfiorò l’anello 2016 resta clamorosamente
fuori dai playoff 2017 chiudendo con 14 sconfitte in 29 partite. Quasi lo
stesso ‘andazzo’ della prima Asso, ricorderete, quando i barbalakers campioni
Nba 2016 (McCallebb play titolare, Paul George ala piccola, Mark Gasol centro,
più ovviamente Kobe e gli altri) si sfaldarono letteralmente l’anno successivo
causando il primo esonero nella storia del Barbatrucco. In questo 2K14 va così.
Saltato il Back to Back, per non parlare del Threepeat, vero e proprio tabù del
Coach Zen e obiettivo di quest’Asso, ora non rimane altro che il One Shot.
Già, perché la prossima stagione, la 2017-18, la sesta di
quest’Asso, non sarà soltanto l’ultima di Kobe Bryant (che compirà 40 anni a
giugno ’18 e si ritirerà), ma anche l’ultima al 2K14 prima del passaggio al
successivo.
One more season, che dura appunto due real mesi e si
andrà a concludere a ridosso dell’uscita del 2K15, e un solo tentativo per
chiudere un cerchio che si aprì con i barbalakers d’antoniani del vecchio Nash
e di Nick Young e Kaman in quintetto (non si qualificarono ai playoff) e che si
spera si possa chiudere con un anello, che sarebbe l’unico di questa seconda
Asso e solo il secondo in dieci stagioni al 2K14 (4, anzi tre e mezzo, nella
prima Asso e sei in questa Seconda). E in quest’estate 2017 non ripeteremo l’errore
di lasciare mainstreamers agli altri.
Per la cronaca il titolo 2017 l’hanno
vinto a sorpresa i Miami Heat al primo anello dell’Asso proprio nell’anno della
partenza di Wade e Bosh.
La chiave, oltre a LeBron James, è stato l’ultra
droide McCormick, un play primissima scelta che arrivò nel 2016 a causa degli
infortuni lunghi un anno intero proprio di Wade e Bosh nella seconda stagione
dell’Asso e che fecero precipitare gli Heat agli ultimi posti in quella
stagione. L’Mvp stagionale è stato Kyrie Irving dei Cavs e Miami ha superato
nell’ultimo atto 4-2 gli Oklahoma City Thunder, per la terza volta in Finale in cinque stagioni: Durant & Co. furono sconfitti dai Clippers nel 2014, vinsero l'anello contro gli Indiana Pacers nel 2015 e ora nuovamente sconfitti nel 2017. Solo noi in quest'Asso non abbiamo vinto l'anello nell'anno successivo al raggiungimento della Finale. Sia i Thunder nel 2015, sia i Pacers nel 2016 hanno vinto il titolo dopo averlo perso nelle Finals dell'anno prima.
Wednesday, July 30, 2014
A L I E N
La sensazione è quella di aver perso un anno. Di essere sì alla quarta stagione dell’Asso, from 2013 to 2017, ma è come se fossimo ritornati alla seconda, ovvero a un gruppo di medio-alto livello ancora lontano dal vincere l’anello. Il problema è che questa squadra proveniva da una garasette di Finale Nba.
Siamo sicuramente in ripresa, come dimostrano le sette
vittorie nelle ultime dieci partite, ma quel mercato scellerato e quel record
di 3-7 in apertura è una zavorra che ci costerà
carissimo, ci ha tolto un anno nel percorso verso l’anello, a questo
punto ‘programmato’ per il 2018 con la pesca di un vero mainstreamer tra i free
agent. Ci si mette in mezzo anche un dito rotto di Iguodala in trasferta a
Memphis, out dalle 2 alle 4 settimane (con relativo rientro al 50% della forma)
e dunque le rotazioni si accorciano e siamo costretti a quintettare Michael
Kidd-Gilchrist. C’è poi anche un calendario che dopo la trasferta di Oklahoma
City ci piazza altri quattro viaggi consecutivi: a Miami, a Washington il
giorno dopo, a Memphis appunto, e a Denver.
Gli Heat sono un incognita totale: è sì rimasto LeBron
James, ma se ne sono andati Wade e Bosh, e attualmene il fortissimo McCormick è
infortunato. Dobbiamo comunque disputare una grandissima gara per passare
all’AA Arena 109-114, con Bryant che ne mette addirittura 46! Il giorno dopo
nella Capitale non abbiamo energie: i rari back to back della 29 games season
non li vinciamo quasi mai e anche questa trasferta non fa eccezione. Ma in
Tennesse, contro i Grizzlies, riprendiamo la marcia: 105-112 grazie a 31
clamorosi punti di Reggie Jackson nella partita dell’infortunio di Iggy. Poi
arriva il viaggio nella Mile High City, una partita dove ritroviamo Gasol e
Thomas Robinson e dove respirano l’aria degli ex anche i nostri Faried e
Fournier. Da qualche partita abbiamo anche reintrodotto il Triple Post Offense,
così, giusto per muovere un po’ le acque, e Kobe lo conosce a menadito. A
Denver il Mamba Nero, 38 anni, disputa una prova di un’assurdità unica: 51
punti, 19/29 dal campo, 4/8 da tre, 4 rimbalzi, 4 assist, il canestro del
sorpasso a -50” e l’entrata decisiva a -1” e 4 decimi per il conclusivo
107-105! E’ sempre bene ricordare, in ottica anello, che l’alieno ce l’abbiamo
comunque noi.
Monday, July 21, 2014
D E C O L L O
Sono i giocatori che si devono adattare allo Zen, o è lo Zen che si deve adattare ai giocatori?
Prima della trasferta impossibile alla Chesapeake Arena
di Oklahoma City il Barba apre il vangelo secondo Phil Jackson e recita ai
discepoli ciò che segue: “non chiedetevi quello che il Triangolo può fare per
voi, chiedetevi quello che voi potete fare per il Triangolo.”
L’aforisma phil-kennedyano è una bomba nella testa dei
nuovi arrivati che hanno sempre pensato al tira chi è libero come ad uno schema
da imparare. Ma il tira chi è libero non è uno schema, è uno stato d’animo.
Quando capisci questo, MKG, capisci tutto. Rilassati, stai giocando come se
avessi un palo infilato su per il culo: sei troppo preoccupato ad eseguire lo
schema, lasciati più andare. Be water, my friend, come diceva Bruce Lee. Sembri
un pezzo di marmo. Per Nando DeColo, invece, la predica non serve: lui l’avevo
già adocchiato anni e anni fa, sapevo che avrebbe capito subito. Thomas
Robinson, invece, ha già fatto le valige per Denver, in cambio di Evan
Fournier. Troppo affollato il ruolo di lungo panchinaro (Papanikolaou, Kelly,
Mirotic), soprattutto dopo la scoperta, nella nostra formazione, anche di un
droide n°4 col fisico alla DeJuan Blair davvero interessante.
Oklahoma City è una potenza nucleare, primi in tutto. Noi
abbiamo il nostro piano, quello di stargli attaccati al culo, non importa se
sono sempre in vantaggio loro, e poi piazzare le giocate che contano. Ci
riusciamo, nonostante i Thunder siano assurdi e segnino con 78 mani addosso. Ci
riusciamo fino a fine terzo quarto, quando vediamo l’azione che ci fa lanciare
la panchina in campo: Ibaka, assurdo, capace anche di affondare schiacciate
dalla linea del tiro libero, raccoglie una palla vagante oltre la linea da tre,
salta avvitandosi di 360° su sé stesso, lancia la tripla a casaccio, solo rete.
Vale il +14 ed è solo uno dei canestri impossibili dei Thunder. Sembra la fine.
Poi lo Zen, che aveva annusato l’aria, va per la scelta: l’ultimo quarto il
play titolare sarà Nando De Colo. E’ alla sua partita d’esordio in maglia
gialloviola e scopriamo una gemma, oltre ogni immaginazione.
Il ragazzo ha il carattere di prendere per mano un
quintetto di All Star (Kobe, Iggy, Faried, Bogut), detta lui i ritmi, ruba
palloni chiave, mette con i piedi per terra i compagni e con un Kobe da 37
punti e 10/15 al tiro guida un clamoroso parziale di 24-6 (!!!) che ribalta
ogni cosa. I Lakers sono a +4 a Oklahoma City a 60” dalla fine proprio quando
De Colo ha in mano la tripla open per chiudere tutto. Ferro. Di là, Westbrook,
da otto metri, marcatissimo e allo scadere dei 24” segna la tripla assurda del
-1. Iggy, tanto per cambiare, va uno contro mille e getta al vento il canestro
del sorpasso (remembering Finals…) e ci mordiamo le mani perché la perdiamo
126-122. Ma che carattere! De Colo chiude con 13 punti, 13 assist e 4 recuperi,
mentre Fournier, pur segnando solo 3 punti, ha il merito di aprire gli spazi
per i compagni con i suoi tagli.
La trasferta a Oklahoma City è il picco di una settimana
che ci aveva visto vincere quattro partite su quattro ancora con la vecchia
formazione (ovvero con Thomas Robinson e De Colo in tribuna): @Clippers, contro
i Pistons, i Celtics e i Warriors. Vincenti ma bruttissimi. E poi c’era stato
anche il caso Hackett. Se c’è una cosa che il Barba non tollera è il rinunciare
alla Nazionale (ecco perché a barbalandia non è mai approdato Belinelli) e dopo
quanto successo in settimana Daniboy è stato ceduto ai Wizards in cambio di
una scelta, e questo ha aperto a Nando De Colo le porte dei dodici. O dei cinque?
Saturday, July 19, 2014
S F A L D A T I
Tutti si interrogano e nessuno trova spiegazioni. Può una
squadra passare da garasette di Finale al penultimo posto in classifica nel
giro di poche settimane? Qual è la verità su questi Barbalakers? Erano già
scarsi l’anno scorso e hanno fatto un autentico miracolo ad arrivare a cinque
minuti dall’anello oppure valevano quelle Finals e adesso siamo di fronte ad un
crollo catastrofico senza precedenti? Sono arrivate altre due sconfitte, e
fanno cinque di fila, allo Staples Center contro non mi ricordo neanche chi e
Cleveland, contro coach Mike Brown… Il bilancio è già da stagione compromessa,
3 vittorie e 7 sconfitte. I nuovi, per ora, sono un disastro: Michael
Kidd-Gilchrist viaggia a 4 punti a partita col 30% al tiro e Thomas Robinson
non si vede. Nessuno difende. Bogut sembra essere tornato quello della prima
stagione ai Lakers (2014-15) e si fa infilare da tutti. Faried, che l’anno
scorso cambiò l’energia della squadra, non salta neanche. La squadra è spenta,
sfiduciata, senza reazione e alla prima spallata degli avversari sprofonda.
Basta ritrovarsi sotto di 7-8 punti per lasciarsi andare ad un passivo di 15-20
pochi minuti dopo.
La situazione è catastrofica. Possibile che fosse proprio
Udonis Haslem a tenere in equilibrio tutti i fili di questa psicosquadra e che
col suo ritiro tutto sia crollato? Possibile che questa squadra sia talmente
volubile che tutti gli arrivi vinti in volata dell’anno scorso l’avevano
caricata a tal punto da arrivare in Finale e che, al contrario, tutte le
sconfitte iniziali di questa stagione l’hanno affossata fino a dov’è ora? Ma
soprattutto: può nascere una squadra da titolo se viene costruita su di un’impalcatura
così fragile? Andare avanti a prescindere con questi, sperando di risollevare
la baracca, o cambiare fin da subito in modo da usare questo campionato come
una lunga preseason in vista dell’ultima stagione?
Thursday, July 17, 2014
CRISI TOTALE
Well Lakers soto di due, rimesa loro! Pala Kobe?!?! Yeaaaah Trigher! Kobe riceve, marcato lui da Dorell Fowler, droide asurdo qui eh?! Quaranta punti per lui Guido! Trenta nei primi tre quarti!!!! Kobe parte in palegio, aresto, tiro, sirenaaaaaaaa…
nouuuuuu!!! Brooklyn Nets espugnano
Staples Center 121-123 e qui è la terza sconfita consecutiva per i gialoviola
Trigar, la quinta in oto partite! Crisi T O T A L E !
Incredibile. La squadra che solo poche settimane fa aveva
sfiorato l’anello in garasette contro gli Indiana Pacers, a proposito, Hibbert
crack legamento, out of the season, dicevamo la squadra che accarezzò l’anello
si ritrova ora al penultimo posto della Western Conference con 3 vinte e 5
perse. Sconfitta era stata anche a Dallas, 117-109, nel giorno del debutto di
Michael Kidd-Gilchrist (9 punti, 3/11 al tiro…) e Thomas Robinson, che non
hanno certo brillato, ancora completamente spaesati all’interno del tira chi è
libero. Lo impareranno, ma per il momento dobbiamo fare i conti con una
situazione già da allarme rosso. Ci conforta il fatto che i nostri avversari,
più di così, non possono fare. Il sorriso sarcastico di Kobe dopo il buzzer beater fail
contro i Nets (Pierce 18 e tripla assurda decisiva nel finale) sta proprio a significare questo: agli avversari sta
entrando di tutto. Di tutto. Mai vista una roba simile. E non è una questione
di mancata difesa, perché gli siamo addosso e tirano con tre mani in faccia.
Semplicemente segnano qualsiasi oggetto gli passi per le mani. I 30 punti nei
primi tre quarti del droide Fowler sono stati un viaggio ai confini della
realtà.
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